Migliaia di famiglie nei pasticci a Roma e in Italia. La loro "colpa"? Aver accettato la proposta di acquisto di una delle case di enti pubblici in vendita costruite prima del 1954. Il primo maggio è, infatti, entrato in vigore il Codice dei beni culturali, voluto dal ministro Giuliano Urbani, «per tutelare gli immobili di interesse artistico e culturale», con più di mezzo secolo di vita, che per essere venduti debbono passare al vaglio della soprintendenza. Solo l'Ater, l'ex Iacp, ha circa quattromila appartamenti bloccati, in particolare a Prati, Garbatella, Testaccio. Il valore complessivo, ma è una stima al ribasso, è di 200 milioni di euro. «Stiamo esaminando la situazione e stiamo stilando gli elenchi per verificare la portata del provvedimento e le eventuali soluzioni. Avvieremo contatti con la sovrintendenza in modo da trovare la migliore collaborazione nel più breve tempo possibile», dice il presidente dell'Ater Marco Di Cosimo. Che aggiunge, perplesso: «Non capisco quale pregio possa avere un vecchio palazzo al Quarticciolo o a viale delle Milizie». Cautela da ministero e sovrintendenza che dopo aver dato lo stop fanno sapere: «La legge ci obbliga a valutare caso per caso». «Ho già anticipato i 158 mila euro che l'Ater mi chiedeva per entrare in possesso dell'appartamentodice Gennaro Ecuba, ex ufficiale dell'aeronautica in pensione la metà mi è stato data dalla banca ma sino alla stipula del rogito pagherò l'8 per cento di interesse, e non il 5 come per la prima casa. Ora non si sa quando potremo andare dal notaio. E chi pagherà la differenza?». La procedura d'acquisto richiede il versamento dell'intero importo prima di andare dal notaio e nel condominio di viale delle Milizie 3, dove abita il signor Ecuba, in molti si sono fatti prestare dalle banche anche l'intera somma. Ma il problema non riguarda tutti: una parte delle 98 famiglie ha fatto il rogito entro il 30 aprile. «Speravo che per noi si potesse fare una deroga», dice ora sconsolato l'ex colonnello. Ma non è così: «Non è possibile essere contenti quando viene tutelata l'impossibilità di vendere il Colosseo e scontenti quando invece si tratta di casa nostra», dice con una battuta un funzionario del ministero. «Obiettivo del Codicespiega Roberto Di Paola, soprintendente ai beni architettonici è conservare le cose di interesse artistico, ma non è detto che non possa essere alienato nulla». Insomma, senza saperlo molte famiglie potrebbero aver abitato per anni in stabili di "edilizia popolare" che portano la firma di illustri architetti come Albini, Belgioso, Rogers e ora si potrebbero ritrovare nella condizione di voler acquistare un bene sottoposto a vincolo. Il vero problema è che l'Ater e tutti gli altri istituti dovranno catalogare gli immobili in questione e poi sottoporli al vaglio della sovrintendenza: «Un metodo si può studiare, ma abbiamo seri problemi di personale, queste cose ci spaventano un po' per la loro dimensione», dice preoccupato l'architetto Di Paola. E sul tavolo della sovrintendenza della capitale sta per cadere un'altra tegola: l'Ater sta per mettere in vendita altri diecimila alloggi demaniali ultracinquantenari. Difficile fare un calcolo sui tempi. Intanto il signor Ecuba scalpita e minaccia: «Aspetterò ancora 90 giorni, poi invocherò l'inadempienza contrattuale e chiederò il doppio dei soldi che ho già dato».