La città Il cosiddetto grande programma per il centro storico di Napoli, e soprattutto il dibattito che lo circonda, sta rivelando alcune cose inedite sulle quali è forse utile riflettere. Ad emergere, come elemento nuovo, è una strana singolare discrepanza tra la qualità tecnica e argomentativa dei documenti allegati al programma e il dibattito modesto che, parallelamente, si è aperto nella città e soprattutto tra gli addetti ai lavori, tra chi dice di essersi occupato di queste questioni da anni, e tra chi se ne è occupato veramente lasciando quei macroscopici insuccessi che, almeno dagli anni 70, caratterizzano qualsiasi proposta o intervento nel corpo antico della città. Il programma proposto dagli assessorati al Centro storico e allEdilizia, manifesta, infatti, una certa compiutezza. Una certa compiutezza che dimostra, dopo anni di esperienza in questo senso, una maggiore maturità della struttura comunale a maneggiare e articolare procedure "complesse", che agiscono, almeno nelle intenzioni, sulle condizioni di contesto, senza finanziare o sostenere, cioè, progetti in maniera frammentaria e settoriale. Intendiamoci, il grande programma proposto dal Comune di Napoli resta un documento insufficientemente operativo e con diversi svarioni, alcuni dei quali abbastanza ingenui, come lallegato cronoprogramma che, nel definire i tempi di attuazione, appena diffuso marca già un paio di mesi di ritardo che non fanno ben sperare. Ma, di fronte ad un nucleo portante fatto comunque di analisi puntuali, priorità argomentate e scelte consequenziali poco discutibili nel merito, le riflessioni critiche finora offerte dal dibattito, si sono limitate a proporre poco utili alternative, come linserimento o la sottrazione di qualche singolo monumento dallelenco dei progetti, qualche sospetto nella macchina comunale, qualche consiglio improbabile, tarando le critiche, però, verso il basso per non inficiare sempre utili connivenze, convenienze e amicizie. Soprattutto si continuano ad utilizzare metodologie critiche che sono le stesse da almeno trentanni, passando per il "Regno del Possibile" e "Neonapoli", con gli stessi riferimenti culturali, le stesse metodiche e una cassetta degli attrezzi senza strumenti innovativi, senza richiami ad autori, pratiche e linee di ricerca contemporanee, e senza individuare approcci analitici e gestionali di tipo dinamico, in linea con i nuovi fenomeni urbani, e a cui lo stesso programma fa generico riferimento. Oggi partono i forum di ascolto: ore 15, presso la sala giunta del Comune, discussione su economia e lavoro. Sono stati invitati, tra gli altri, Unione industriali, Acen, Ascom, Confartigianato, Camera di commercio. Domani alle 10, sempre in sala giunta, il forum della conoscenza, del sapere e della formazione, con i rettori delle università, le scuole, il Conservatorio, lAccademia di belle arti. Il 6 luglio il forum delle associazioni e della società civile a Largo Donnaregina 22, a partire dalle 10. Limpressione, dopo questa prima fase di dibattito "informale", è che dai forum di ascolto ci si può aspettare ben poco, se non qualche proposta partigiana o qualche positivo e disinteressato suggerimento che, in quanto tale, apparirà velleitario e "da approfondire ulteriormente". Questa debolezza non favorirà lattuazione e limplementazione del programma, che proprio dalla campagna di ascolto dovrebbe utilmente trarre indicazioni per approntare quelle modifiche che, sembrano necessarie per procedere in maniera credibile alle successive fasi degli accordi di programma e dei tavoli di concertazione propedeutici alle gare dappalto. Napoli e la Campania, tra laltro, non sono nuovi a produrre fallimenti a valle di programmi ben scritti, come insegna la grande e inconcludente stagione dei Pit (Progetti integrati territoriali), cui il grande programma esplicitamente si pone "in continuità". Su questa stessa linea, il rischio, poi, è che i circa 160 progetti proposti per il centro storico si palesino come un caleidoscopio di interventi non organici e che, per leccessivo numero, possano rimanere in parte inattuati o non finiti. Lo stesso elenco di progetti, allegato al programma come "elenco tematico" di tipo strategico sul quale aprire una discussione, appare invece come una vera e propria lista di cose da fare già catalogate, definite e contabilizzate, sulla quale sarà difficile mettere mano senza creare scompensi, malcontenti o ulteriore frammentazione. Riuscirà la città, in tre forum e quattro incontri nelle Municipalità, a dire la propria e a proporre modifiche, integrazioni, sostituzioni? Forse. Ma ci vorrebbe da parte della città quel po di coraggio e di consapevolezza in più che ancora non si percepisce.
NAPOLI - Centro storico non bastano i forum di ascolto
Il grande programma per il centro storico di Napoli è stato proposto dagli assessorati al Centro storico e all'Edilizia. Il programma è stato criticato per la sua insufficienza e per la mancanza di modifiche necessarie. Il dibattito è stato limitato a proposte partigiane e suggerimenti velleitari. Il programma è stato paragonato a quelli falliti del passato, come i Pit (Progetti integrati territoriali). Il Comune di Napoli ha invitato i cittadini a partecipare a quattro forum e quattro incontri nelle Municipalità per discutere del programma e proporre modifiche. È incerto se la città riuscirà a dire la propria e a proporre modifiche efficaci. La città ha bisogno di coraggio e consapevolezza per implementare il programma.
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