Il capo restauratore del Vaticano: nella Cappella Paolina lautoritratto dellartista città del vaticano Torna alla luce un altro autoritratto di Michelangelo. Sarebbe stato individuato nella Cappella Paolina, in Vaticano, nel corso dei nuovi restauri presentati ieri dalle autorità pontificie. Michelangelo, il mistero dellaffresco "Un autoritratto nella Cappella Paolina" Maurizio De Luca, capo dei restauri vaticani: "Quel volto è del Buonarroti" "È una scoperta straordinaria e commovente" quella della firma dellartista nellultimo dipinto Lavori che hanno ravvivato i colori originali della Cappella e ripristinato limpostazione architettonica così come laveva progettata nel 1537 Giuliano da Sangallo Il Giovane, col riuso, tra laltro, dellaltare cinquecentesco, spostato leggermente dalla parete centrale «su espresso desiderio di papa Ratzinger per meglio favorire le celebrazioni e laccesso al tabernacolo», ha assicurato il vescovo Paolo De Nicolò, reggente della Prefettura della Casa Pontificia, presente alla conferenza svolta nella Sala Regia del Palazzo Apostolico, che è proprio attigua alla cappella che Benedetto XVI inaugurerà il 4 luglio prossimo. Per ripulire gli affreschi dai fumi e dalle vecchie incrostazioni cè voluto un intervento di 5 anni, dal 2004 al 2009, costato 4 milioni di dollari offerti dai Patrons of the Arts in the Vatican Museums, un organismo di benefattori Usa. A sostenere che tra le figure ripulite cè il volto del maestro fiorentino, è Maurizio De Luca, ispettore e capo restauratore del Vaticano. «È una scoperta straordinaria e commovente, come straordinario è il risultato finale del restauro dal quale emerge un nuovo vecchio Michelangelo che con la Cappella Paolina concluderà la sua attività di pittore per dedicarsi solo alla scultura e allarchitettura», ha spiegato ieri De Luca a margine della conferenza, alla quale sono interventi, tra gli altri, il cardinale Giovanni Lajolo, governatore del Vaticano, il professor Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani (che ha sostenuto come il Vaticano sia «allavanguardia nel campo del restauro e della conservazione artistica») e il professor Arnold Nesselrath, responsabile storico-artistico del rastauro. Lautoritratto michelangiolesco è stato individuato tra i personaggi della Crocifissione di San Pietro, affrescata da Buonarroti dal 1545 al 1550. In precedenza - dal 1542 al 1545 - il maestro fiorentino aveva realizzato laltro grande affresco, la Conversione di Paolo. «Lautoritratto è uno dei 3 cavalieri in alto a sinistra dellaffresco che porta in testa un turbante di color azzurro lapislazzuli e che nei lineamenti è molto somigliante - sostiene De Luca - ad altri noti volti di Michelangelo». In effetti, la figura richiama molto laltro autoritratto che il Buonarroti realizzò nel Giudizio Universale della Cappella Sistina, un volto seminascosto nel drappo tenuto in mano da San Bartolomeo. Ma il volto del cavaliere col turbante è «sorprendentemente somigliante», assicura De Luca, anche ad altri ritratti di Michelangelo come quelli di Daniele da Volterra, di Giuliano Bugiardini, di Iacopino del Conte, di Lorenzo Lotto, di Giambologna autore di un busto. È da circa 2 anni che il restauratore si è convinto dellesistenza della «firma» michelangiolesca nella Cappella Paolina nel volto del cavaliere col turbante. Il 26 giugno scorso ne ha parlato anche ai componenti della commissione di esperti internazionali che hanno supervisionato i lavori, tra i quali a sostegno della tesi di De Luca sono intervenuti Cristina Acidini, sovrintendente del Polo museale fiorentino e tra i massimi esperti di Michelangelo, monsignor Timothy Verdon, Kathleen Brandt, Howard Burns, Christoph Luitpold Frommel, Michael Hirst. Anche il professor Giorgio Bonsanti, docente di tecnica e restauro alluniversità di Firenze ed ex sovrintendente dellOpificio delle Pietre Dure, membro della stessa commissione, non esclude che quel cavaliere vicino al Pietro crocifisso sia un autoritratto dellautore. «Pur non avendo visto il restauro finale, non lo escludo - spiega Bonsanti - perché Michelangelo lo ha fatto in altre opere, come ad esempio alla Sistina e anche nelle Cappelle Medicee di Firenze. E poi, quel turbante azzurro è un indizio molto forte perché è il tipico copricapo che gli scultori usavano per ripararsi dalle polveri. E in altri ritratti Buonarroti non a caso lo indossa».