Lettera aperta Con questa lettera aperta indirizzata al governatore Formigoni, le associazioni ambientaliste Fai, Italia nostra e Wwf chiedono rilevanti modifiche al piano casa varato di recente dalla Regione. Scriviamo a lei, presidente Formigoni, perché siamo preoccupati delle possibili ripercussioni del piano casa sul nostro territorio. Proprio nei momenti di crisi, Milano e la Lombardia hanno sempre dimostrato la capacità di distinguersi con visioni allavanguardia, diventate poi modelli di rigore e di novità amministrativa. Perché la Lombardia dei cardinali Borromeo, del Beccaria, dei Verri e del Cattaneo non trova oggi il coraggio di essere diversa e più lungimirante su una questione cruciale come quella della gestione del territorio? Il contenuto più grave della proposta di legge è la cancellazione di ogni principio elementare di programmazione urbanistica, con la conseguente negazione delle autonomie comunali. Questo è in grave contraddizione con lorientamento autonomistico del governo della Regione. Il piano casa, infatti, viene imposto ai Comuni, ai quali rimane solo la possibilità di condizionare (ma mai di negare) i singoli interventi o quella di escludere (entro il 15 settembre 2009) "limitate parti" del proprio territorio comunale, al punto da sollevare ragionevoli dubbi di legittimità costituzionale. Ma ciò che più ci allarma è il destino dei centri urbani minori, se verrà permesso di devastare quei centri, quelle piazzette, quei vicoli costruiti dai "magutt", quel tessuto urbano specchio della nostra identità! Per arginare gli effetti negativi e cercare di escludere azioni meramente speculative, le proponiamo dunque almeno sei modifiche irrinunciabili al testo di legge. 1. Escludere dallapplicazione delle legge, oltre che i centri storici, tutti quei nuclei urbani minori, in genere costruiti prima del 1945 (le piccole piazze, le cortine continue lungo i vicoli, eccetera) che formano un insieme armonico; tutte le aree riconosciute di pregio paesaggistico anche al di là delle zone vincolate; i parchi regionali e le aree protette in tutta la loro estensione eliminando la possibilità adesso prevista di andare in deroga ai piani territoriali di coordinamento dei parchi. A ben vedere lambito di applicazione della legge andrebbe ristretto alle aree urbane degradate. 2. Rinunciare alla possibilità di aumentare il volume degli edifici laddove si consente di intervenire nei centri storici con demolizioni di fabbricati "non coerenti" (una definizione questa troppo vaga). Nei centri storici infatti gli unici edifici "non coerenti" sono quelli di edilizia recente, spesso più alti, più densi o comunque sproporzionati. Vogliamo sostituirli con edifici ancora più alti e più densi? 3. Inserire maggiori cautele per gli interventi nelle aree agricole, per arginare la perdita di quellimmenso patrimonio storico lombardo, rappresentato dalle grandi cascine storiche e dalle sue rigogliose campagne. 4. Cancellare lestensione del provvedimento agli edifici produttivi. 5. Eliminare ulteriori premi in volumetria, così come previsti nel testo per gli interventi che assicurino un "congruo equipaggiamento arboreo" o "giunte arboree perimetrali". Basterà, per far lievitare gli edifici, mascherarli con una siepe o un filare di betulle? 6. Introdurre una dichiarazione generale che escluda ogni ulteriore consumo di suolo. Con stima e fiducia FAI Fondo Ambiente Italiano, Italia Nostra, WWF