Caro Sovrintendente, ho letto con estrema attenzione la lettera pubblica che Lei mi ha inviato tramite il Gazzettino del 12 maggio u.s. in merito al mio esposto alla Magistratura e alla richiesta al Ministro Urbani della sua rimozione a seguito delle sue esternazioni sulla questione del passaggio delle grandi navi nel bacino di San Marco. Purtroppo, non posso che confermare sia i contenuti dell'esposto alla Magistratura che la richiesta di un intervento autorevole e deciso del Ministro volto ad impedire comportamenti anomali e, a mio avviso, irresponsabili. Non credo si tratti, infatti, di dividerci tra chi ha più a cuore la tutela del fragile ed incomparabile tessuto storico, artistico, monumentale, rappresentato dal centro storico di Venezia non a caso, come anche Lei cita, definito "patrimonio mondiale dell'umanità" dall'Unesco, considerato per legge dello Stato, problema di preminente interesse nazionale ed, io spero, anche riconosciuto, quanto prima, di preminente interesse per l'Unione Europea. Nessuno più di me, tra l'altro, conosce le difficoltà del vivere a Venezia e vorrei ricordarLe che quando, mentre ero sindaco, mi è stato chiesto quale Venezia avrei voluto per il futuro, ho affermato, senza esitazione, che avrei lavorato per una Venezia "Città normale" ove, cioè, fosse possibile continuare a vivere, lavorare e muoversi senza essere costretti ad assistere sempre di più allo svuotamento del centro storico di residenti ed attività economiche. Mi sono sempre battuto, quindi, contro una Venezia "Città museo" e per una Venezia viva, che rappresenta, per la gente, anche per il turista e anche nelle zone più distanti da Piazza San Marco, un patrimonio di vivacità e di cultura. Ho sempre ribadito che a nulla vale salvare "le pietre" se con esse non si salvano anche i veneziani. Nessuno di noi vuole, spero, fare di Venezia una grande Disneyland dove i veneziani, magari residenti in terra ferma, entrano di prima mattina in Città, magari vestendosi da veneziani d'epoca per far contenti i turisti e per poi la sera tornare in terra ferma. È comprensibile che chi abita, in particolare a Castello, veda con sfavore, il transito in bacino di queste famigerate grandi navi, ma non è ammissibile che chi ha responsabilità pubbliche sia per mandato elettivo sia per incarico ricevuto dallo Stato, non si ponga il problema che è necessario garantire la complessiva tenuta del già compromesso sistema socio economico della città e non considerare che l'abolizione dell'attività crocieristica, il cui mantenimento sarebbe sicuramente a rischio se venisse cancellato il percorso in bacino San Marco, sarebbe un ulteriore duro colpo all'economia veneziana sia per gli operatori direttamente coinvolti che per l'indotto commerciale e artigianale, volenti o nolenti, principali o quasi unica fonte di reddito di molti veneziani. Ciò nonostante, sarebbe comprensibile e anzi come Lei sostiene, atto dovuto, impedire il passaggio delle grandi navi se ciò costituisse effettivamente pericolo per il patrimonio storico, artistico, residenziale veneziano. Tra la tutela degli interessi economici e quelli storico artistici non si possono avere incertezze nel cosa privilegiare. Ugo Bergamo è Senatore dell'Udc