Braccio di ferro su alcuni ruoli chiave: Beninati e Cimino si disputano lAgricoltura Neo-assessori in lite per le poltrone bloccate le deleghe della giunta Il governatore allArs: "Non ho tradito il voto dei siciliani" Mano tesa a Cascio Marcello Gualdani reinsediato allIacp Avviata la discussione in aula LUdc non esclude la mozione di sfiducia Raffaele Lombardo stecca sulla presentazione della giunta. Troppe le liti interne, al Pdl soprattutto, perché il governatore potesse affidare le deleghe entro il dibattito daula - dedicato proprio al nuovo esecutivo - iniziato ieri pomeriggio e rinviato di ventiquattrore dopo lintervento di apertura di Lombardo. Oggi il presidente della Regione riproverà ad assegnare gli assessorati ma non è detto che ci riesca. «Entro la fine della settimana ogni assessore avrà la sua delega», ha comunque promesso ieri prima di entrare in aula. Nellattesa, intanto, ha nominato consulente ai Beni culturali e al sistema bancario il rettore dello Iulm, Gianni Puglisi, che a lungo era stato indicato fra i possibili nuovi componenti dellesecutivo di Palazzo dOrleans, e ha risistemato alla presidenza dellIacp di Palermo Marcello Gualdani, fedelissimo del presidente dellArs, Francesco Cascio. Un piccolo colpo di scena, questo, che ha mandato su tutte le furie il Pdl che ancora polemizza con Lombardo, rappresentato in prima persona dal coordinatore regionale dei berlusconiani, Giuseppe Castiglione. Di Castiglione ieri si parlava nei corridoi di Palazzo dei Normanni quale possibile nuovo acquisto dellUdc. Ipotesi, questa, che il diretto interessato ha liquidato definendola «una sciocchezza». Ma il clima interno al Pdl resta infuocato e riguarda soprattutto le deleghe assessoriali. I due fedelissimi di Gianfranco Miccichè, cioè Giambattista Bufardeci e Michele Cimino puntano a cambiare assessorato. Bufardeci dal Turismo dovrebbe passare ai Beni culturali, poltrona però ambita anche dal finiano Nino Strano. Cimino è destino allAgricoltura dove tuttavia vorrebbe accasarsi Nino Beninati sponsorizzato dal ministro Angelino Alfano. Mario Milone è pronto a domiciliarsi allassessorato alla Presidenza, sempre che Gaetano Armao gli ceda il posto per andare al Bilancio. Ma come per le altre trattative condotte da Lombardo tutto resterà in aria fino a un minuto prima della decisione definitiva. Della nuova giunta, nonostante le deleghe mancanti, Lombardo ha parlato ieri nel suo atteso intervento a Sala dErcole. Questo pomeriggio si aprirà il dibattito in aula: lUdc già si prepara allo scontro minacciando una mozione di sfiducia, mentre il Pd critica il governatore parlando di un cortocircuito che rischia di paralizzare lamministrazione. «Ho deciso di azzerare la giunta e formarne una nuova contro chi evocava nel post-elezione europea una normalizzazione che avrebbe vanificato la nostra azione di governo», ha detto Lombardo in aula. «Ma - ha aggiunto - siamo rimasti allinterno alla maggioranza politica di questa assemblea che i siciliani hanno votato». LUdc rimasta fuori dallesecutivo, dopo avere chiesto il rinvio della seduta a oggi, affila le armi per la resa dei conti. «Ufficialmente lArs non ha ricevuto alcuna comunicazione sulla nuova compagine di governo, che peraltro è ancora monca di deleghe e appare claudicante per luso discutibile dellinterim - afferma Rudy Maira, capogruppo dello Scudocrociato allArs - Domani (oggi, ndr) ci esprimeremo in aula ma ritengo che sia possibile la presentazione di una mozione di sfiducia». Lombardo, di contro, ribadisce che non è mai andato al di là della maggioranza di centrodestra, «senza nessuna esclusione né preclusione, salvaguardando dignità e autonomia». LUdc rischia di restare lunico pezzo di maggioranza in contrapposizione al governatore. Anche i più polemici del Pdl, infatti, sembrano ormai intenzionati a dialogare. «Ci atteniamo alle decisioni prese da Silvio Berlusconi - afferma il capogruppo Innocenzo Leontini - Attendiamo che il governatore affidi le deleghe e poi diremo la nostra sui temi della crisi politica concentrandoci soprattutto sui reali bisogno della Sicilia». Il Pd, che in questi giorni non ha espresso una posizione precisa sul comportamento da adottare nei confronti del nuovo esecutivo, ieri si è pronunciato unitariamente con il capogruppo a Sala dErcole, Antonello Cracolici: «Cè un corto circuito che rischia di paralizzare la Regione. Da Lombardo abbiamo ascoltato una requisitoria contro quello stesso centrodestra che ha generato il suo secondo governo. Le contraddizioni - sottolinea Cracolici - sono evidenti: Lombardo critica il centrodestra e poi dà vita a un governo figlio di quella stessa coalizione, predica lautonomia e poi ha bisogno di continui pellegrinaggi da Berlusconi per poter completare la giunta».