Il progetto è ancora embrionale, ma lo scambio e gli accordi con Abu Dhabi sono in fase più che iniziale. E il primo a volare negli Emirati Arabi è stato il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro. L'idea di partenza è quella di un «museo dell'eccellenza italiana - spiega Francesco Giro - sia dell'archeologia che dell'arte e dell'architettura: negli emirati sono molto interessati a sviluppare relazioni culturali con l'Italia». Uno scambio che dovrebbe avere come contraccambio una boccata d'ossigeno «economica» per il nostro patrimonio artistico. E il sottosegretario ai Beni culturali precisa: «Da noi chiedono i contenuti non le mura». Così negli Emirati potrebbero volare reperti archeologici e opere d'arte: «Noi vorremmo - aggiunge Giro - attraverso questi prestiti e collaborazioni accademiche tra stati, avviare una serie di iniziative comuni. Loro con le nostre mostre potrebbero migliorare i flussi turistici, e sul turismo in questo momento puntano molto, noi potremmo coinvolgerli in progetti finalizzati alla valorizzazione del patrimonio artistico italiano». Gli archeologi dicono «ni», vogliono prima conoscere bene l'argomento degli «scambi» e vedere i progetti nei dettagli. «Prima di tutto - afferma il presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, l'archeologo Andrea Carandini - bisogna vedere quale è il progetto scientifico e quali sono le opere che dovrebbero essere coinvolte, Perché tra le regole del Consiglio superiore non è previsto ancora uno scambio di questo genere: bisognerebbe che arrivasse al Consiglio una precisa richiesta, e allora si potrebbe lavorare in questa prospettiva». Ma poi l'archeologo accetta di parlare personalmente come «studioso»: la sua idea? «In linea di principio - risponde Carandini - non manderei reperti archeologici alla spicciolata, ma in contesti specifici. E anche in questo caso si potrebbe pensare alle tante importanti opere che si trovano nei magazzini e hanno bisogno di restauro: lo affermo solo come studioso, perché il Consiglio superiore su questo non si è espresso». Le direttive del ministero dei Beni culturali, inoltre, anche se prevedono che le nostre opere d'arte possono essere esposte solo «temporaneamente» all'estero, ci deve sempre essere un «progetto scientifico» per lo spostamento. Oltre una serie di restrizioni: il via libera, dunque, è abbastanza complesso. Più entusiasta Adriano La Regina, ex sovrintendente archeologico di Roma: «Quando si tratta di fare un museo sono sempre d'accordo». Anche se poi «bisogna vedere come si fa». Il progetto è fondamentale, dunque, ma Adriano La Regina ritiene che «se qualcuno proponesse di fare un museo, anche in Cina, va bene: potrebbe essere entusiasmante riuscire a trasmettere in un altro paese una cultura diversa, dare informazioni sul mondo classico. Dipende dagli intenti - aggiunge -, Sono per la circolazione delle opere d'arte e dei documenti - conclude - non alterando la fisionomia dei nostri musei: ma abbiamo molta materia con la quale farci conoscere nel mondo».