Dopo la necropoli longobarda in piazza Garibaldi, anche i lavori per la sistemazione di piazza Mino stanno restituendo resti di antiche strutture. Il sopralluogo effettuato ieri dal soprintendente ai beni archeologici della Toscana Angelo Bottini ha confermato la presenza di manufatti risalenti all'età romana. Due le strutture che hanno richiamato l'attenzione degli archeologici, che da giorni prestano assistenza specialistica alla maxi operazione urbanistica, che ridisegnerà, pedonalizzando e sottoscavando il salotto buono di piazza Mino: un lastricato stradale e una pavimentazione in cocciopesto. «Faremo ulteriori accertamenti- ha dichiarato il soprintendente- anche se temo che non riusciremo a trovare granché, dato che tutta l'area è alterata dal passaggio di tubature di epoca recente, che hanno profondamente danneggiato gli strati più antichi». Il lastricato stradale è venuto alla luce nell'ex parcheggio, a monte del monumento equestre di Garibaldi. E' costituito da grosse pietre squadrale. La struttura è tagliata dal passaggio di due fognature presumibilmente realizzate nel Settecento. A danneggiare lo strato romano è probabile che abbiano contribuito anche i lavori per posizionare il basamento del monumento di Garibaldi realizzati ad inizio Novecento, epoca in cui la "sensibilità archeologica" era ancora alquanto scarsa. Stessa sorte e cattivo stato di conservazione sembra avere anche lo strato di cocciopesto, rinvenuto nella sezione di trincea scavata sulla terrazza d'ingresso al Municipio. La struttura è tipica dell'epoca romana, che usava pavimentare l'interno delle abitazioni con frammenti di cocci e laterizi pressati e compattati fra loro. «Anche quest'area è profondamente alterata da lavori recenti-prosegue Bottini- al momento non possiamo assolutamente vedere nessuna continuità con l'asse stradale sottostante». Lo scasso dell'area davanti al Municipio è stato infatti deciso proprio per cercare di seguire l'andamento del lastricato stradale e capire se l'arteria possa essere riferita al decumano, la strada che attraversava da est ad ovest l'abitato romano e che proprio in piazza Mino doveva incrociare il cardine, l'altra arteria principale che andava da nord a sud. Il progetto è quello di allargare proseguire l'indagine archeologica, n tutto, però, compatibilmente con le esigenze e i tempi dei lavori urbanistici.