Il bronzetto nuragico dell'Arciere Sulcitano è tornato in Italia. Era stato trafugato in America 40 anni fa. Alla prima occhiata aveva notato qualcosa di familiare. Roberto Lai, luogotenente del Nucleo per la tutela del Patrimonio culturale dei carabinieri non si sbagliava. Quel bronzetto immortalato in alcune sbiadite polaroid sequestrate a Basilea, nell'abitazione di un trafficante di reperti archeologici, proveniva da Sant'Antioco, la cittadina del Sulcis dove il sottufficiale dei carabinieri era nato e aveva vissuto prima di arruolarsi nell'Arma. L'INTUIZIONE Sesto senso? Piuttosto esperienza e competenza unita al fiuto. Quella era la prima tappa di un'inchiesta che doveva portare il luogotenente Lai sulle tracce dell'Arciere nuragico: dall'Italia alla Svizzera, dalla Svizzera all'America seguendo i canali del traffico illegale di opere d'arte e antichi reperti. Fino a quando la statuetta di bronzo di quasi tremila anni fa alta poco più di venti centimetri, ritrovata in uno dei nuraghi che sorgono nelle campagne di Sant'Antioco non è stata ritrovata: era esposta in una delle vetrine del Cleveland Museum of Art, negli Stati Uniti, ed era perfino diventata il logo del museo della città dell'Ohio. C'è voluta pazienza, abilità, tenacia e capacità investigativa per dimostrare che il bronzetto era stato trafugato da Sant'Antioco finendo nel mercato clandestino dei reperti archeologici. Poi è entrata in azione la diplomazia. Qualche settimana fa l'Arciere Sulcitano è stato restituito all'Italia insieme ad altri tredici reperti archeologici finiti, sempre attraverso canali illegali, nello stesso museo. RESTITUITO Il bronzetto è ora custodito nel caveau del Comando carabinieri per la tutela del patrimonio culturale: giovedì a Roma, nel corso di una conferenza nella sede dell'Avvocatura generale dello Stato, verrà presentato alla stampa: si conosceranno in quella circostanza anche i particolari dell'operazione condotta, sotto la direzione del generale Giovanni Nistri, dal luogotenente Roberto Lai. Dopo quasi quaranta anni L'"Arciere Sulcitano" potrà tornare a Sant'Antioco. Il sindaco Mario Corongiu, pregusta l'avvenimento: «Abbiamo già allestito una vetrina speciale per sistemare l'Arciere che diventerà anche il simbolo del nostro museo». Il primo cittadino è soddisfatto anche per un altro aspetto legato all'operazione-bronzetto; L'Arciere Sulcitano, insieme agli altri tredici reperti che sono stati restituiti all'Italia dagli Usa, tornerà nell'antica Sulky grazie ad un accordo di collaborazione che stabilirà una filo diretto tra Sant'Antioco e Cleveland. «Ci siamo impegnati a prestare temporaneamente al loro museo alcuni dei pezzi delle nostre collezioni in maniera che, esponendoli, possano colmare il vuoto che si è creato dopo la restituzione dei nostri reperti». L'INDAGINE Non è stata un'operazione semplice risalire alla provenienza dell'Arciere. Le indagini sono partite dalle polaroid sequestrate a Basilea, in Svizzera. Poi i carabinieri del Comando tutela patrimonio hanno proceduto con un lavoro di collegamenti riscontri e incastri fino a venire a capo del giallo. La persona alla quale sono state sequestrate le polaroid (si presume il primo possessore dell'Arciere) aveva soggiornato per una decina di anni (attorno al 1970) tra Sant'Antioco e Carbonia e si era interessato proprio di archeologia. A quel periodo dovrebbe risalire il ritrovamento dell'Arciere, probabilmente il frutto di uno scavo clandestino in uno dei nuraghi di Sant'Antioco. Poi il trafugamento del prezioso reperto in Svizzera e la vendita, attraverso vari canali più o meno illegali, al museo di Cleveland. Ora non resta che riportare a Sant'Antioco l'effigie dell'antico guerriero sardo dopo quarant'anni di emigrazione forzata.
SARDEGNA - Il ritorno dell'Arciere nuragico
Il bronzetto nuragico dell'Arciere Sulcitano è stato restituito in Italia dopo essere stato trafugato in America 40 anni fa. Il luogotenente dei carabinieri Roberto Lai aveva notato qualcosa di familiare nella statuetta di bronzo di quasi tremila anni fa alta poco più di venti centimetri. L'inchiesta ha portato a seguire i canali del traffico illegale di opere d'arte e antichi reperti, dalla Svizzera all'America. La statuetta era stata esposta in una delle vetrine del Cleveland Museum of Art, negli Stati Uniti, ed era diventata il logo del museo.
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