Beni culturali. Boccata d'ossigeno con la proroga del regime transitorio La tutela del paesaggio non conosce pace. Dopo le polemiche che hanno accompagnato il cammino del regolamento di riorganizzazione del ministero dei Beni culturali in attesa di diventare operativo con il quale è stata ridisegnata la direzione generale sul paesaggio, infilandoci anche le belle arti, è dell'ultima ora la nuova proroga del regime transitorio dell'autorizzazione paesaggistica, previsto dall'articolo 159 del codice dei beni culturali (Dlgs 422004). La scadenza di fine giugno è stata fatta, infatti, slittare, con il decreto legge approvato venerdì dal Consiglio dei ministri, al 31 dicembre prossimo. Novità che fa piacere soprattutto a regioni e soprintendenze, che hanno spinto in tal senso. Se, infatti, non ci fosse stato uno spostamento dei termini, a partire dal primo luglio le soprintendenze sarebbero state chiamate a dare un parere preventivo, obbligatorio e vincolante su ogni progetto relativo a interventi in aree tutelate. E questo fino a quando i piani paesaggistici regionali non saranno adeguati al codice: processo che ancora nessuna regione ha portato a termine. La Calabria, per esempio, è sprovvista di una disciplina ad hoc, ma ha appena siglato l'intesa con il ministero per i Beni e le attività culturali per avviare la copianificazione. Altrettanto hanno fatto Puglia, Umbria, Liguria, Veneto e Campania. In Lombardia è in vigore il Piano territoriale paesaggistico regionale (Ptpr) del 2001, aggiornato lo scorso anno e di cui è previsto l'adeguamento in tempi brevi, mentre nel Lazio le nuove norme, adottate nel 2007, attendono l'approvazione definitiva. La tutela in Toscana sarà affidata al piano che dovrebbe entrare in vigore quest'anno, mentre in Sardegna si tengono le ultime riunioni a livello di Conferenze territoriali sul paesaggio per arrivare alla riforma del piano regionale. La proroga darà, inoltre, più fiato alle regioni per fare ordine nelle sub-deleghe, sempre in materia di paesaggio, agli enti locali: si tratta di verificare se comuni e province sono in linea con i criteri fissati dal codice dei beni culturali. In altre parole, se si sono dotati di una struttura in grado di valutare tecnicamente gli interventi in aree vincolate e se hanno differenziato le attività di tutela paesaggistica da quelle in materia urbanistico-edilizia. In caso contrario, la competenza sulle autorizzazioni paesaggistiche passerà alle regioni, che però, si trovano ancora nella fase di verifica. Le situazioni più critiche si trovano dove i comuni sono più numerosi, come in Lombardia e Piemonte. Nel primo caso, sui 1.546 municipi totali, sono stati circa 1.200 a rispondere e, di questi, circa il 60 si è dichiarato adeguato. In Piemonte, invece, il monitoraggio ha segnalato 474 Comuni (su 1208) idonei (molti in forma associata, così come lo stesso codice prevede). Dei 399 enti che hanno risposto in Veneto (su 581), solo 85 hanno dichiarato di avere i requisiti. In Puglia si salva il 25 delle amministrazioni comunali, in Campania si sale al 55, per ridiscendere in Molise e Basilicata a meno del 10 per cento. Fanno eccezione la Toscana, dove tutti i Comuni risultano in regola, e la Calabria, che invece in materia di paesaggio ha delegato le province. A. Che. F. Na. LA NORMA RINVIATA Il codice A prevedere il regime transitorio sull'autorizzazione paesaggistica è l'articolo 159 del codice dei beni culturali (Dlgs 422004), che nella parte terza si occupa di tutela del paesaggio. La norma è stata introdotta dal decreto legislativo 632008 e subito dopo modificata dalla legge 1292008, di conversione del decreto legge 972008. Il regime transitorio sarebbe dovuto scadere il 31 dicembre 2008 Le proroghe Il decreto legge 2072008 ha spostato il termine del 31 dicembre 2008 al 30 giugno 2009, scadenza che ora viene fatta slittare al 31 dicembre 2009