Misure contro la crisi - EDILIZIA E GRANDI OPERE Dopo la Toscana approveranno la legge entro il 30 giugno Umbria, Veneto e Lombardia - LA SCADENZA - Dal 1 luglio il governo potrebbe commissariare i governatori che non hanno deciso ma potrebbe anche rinviare il termine Le prossime a tagliare il traguardo del piano casa saranno Veneto e Umbria: la prossima settimana, con qualche giorno di anticipo rispetto alla scadenza del 30 giugno, fissata dall'intesa Stato-regioni. Prima di loro già Toscana e provincia autonoma di Bolzano si sono dotate di regole per consentire gli ampliamenti del 20 delle villette e la demolizione e ricostruzione con premio di volume. Ma a meno di dieci giorni dal termine, al mosaico del piano casa, voluto dal premier Berlusconi, mancano ancora tante tessere. Alle tre leggi regionali e alla delibera di Bolzano già pronte si può aggiungere la Lombardia, che ha a portata di mano l'obiettivo del 30 giugno. Per quel giorno è calendarizzato infatti il sì finale in Consiglio. La legge lombarda è, al momento, la più innovativa: non solo consente gli ampliamenti, ma punta sul riutilizzo di edifici abbandonati e incrementa la dote di alloggi pubblici. Piuttosto staccato dal plotoncino di testa delle regioni zelanti e in regola con gli impegni assunti nel protocollo del 1 aprile, segue un nutrito gruppetto in posizione intermedia. La Campania ha avviato l'esame della sua proposta, anche questa centrata sul recupero dell'edilizia popolare al quale si concede un aumento di volumetria addirittura del 50 per cento. Pasquale Sommese, presidente della commissione consiliare, conta di arrivare «a varare la legge entro luglio». In posizione per approvare la legge senza un ritardo eccessivo, c'è anche il Friuli Venezia Giulia, che ha meno vincoli grazie allo Statuto autonomo e vuole dotarsi addirittura di un Codice dell'edilizia che renda permanenti i bonus del piano casa. Altra Regione autonoma, la Sicilia, tra le prime ad approvare il Ddl in giunta, ora sta rallentando l'esame per le difficoltà politiche ma l'assessore ai Lavori Pubblici, Luigi Gentile, vuole farcela entro luglio «senza modifiche». A tutti gli alloggi dell'Isola sarà concesso almeno il 25 di incremento, che cresce ancora per le grandi superfici. È in commissione anche il Ddl del Piemonte che concede fino a 200 metri cubi di ampliamento, ma ammette le sopraelevazioni. Ricorrerà a un emendamento a un provvedimento già avviato per accorciare i tempi l'Emilia Romagna, che punta alla delocalizzazione degli edifici. Un terzo gruppo di regioni è più staccato: deve ancora approvare la proposta della giunta. Per queste regioni, tuttavia, questa approvazione è vicina. Si tratta di Valle d'Aosta, Basilicata, Marche e Lazio. I Consigli regionali possono mettere in campo iter snelli («Possiamo chiedere subito l'esame in Aula, saltando il passaggio in commissione» spiega il governatore della Basilicata, Vito De Filippo) e arrivare al traguardo finale della legge se non proprio il 30 giugno, con pochi giorni di ritardo. Il Lazio con l'occasione chiede di ripristinare il fascicolo del fabbricato. In fortissimo ritardo sono invece Calabria, Liguria, Molise e Sardegna, ancora in fase di studio. L'Abruzzo, ovviamente, è fuori gioco. La Sardegna (che fa leva sulla propria autonomia per svincolarsi dalle scadenze) ha scelto di abbinare il piano casa alla revisione del piano paesaggistico voluto dalla vecchia giunta Soru. Le altre regioni sono rimaste in attesa dell'altro provvedimento sull'edilizia che il governo avrebbe dovuto varare subito: il decreto legge sulla semplificazione. «Vorremmo coordinarci con quello», spiega Angela Barbanente assessore all'Urbanistica della Puglia, che ha comunque sottoposto una bozza alle parti sociali. Anche per il ritardo del decreto legge, le regioni vivono come una minaccia lontana lo spettro del commissario di governo, per gli inadempienti. Ma al di là dei tempi sfalsati, l'altro problema che sta incontrando il piano casa è l'effetto «macchia di leopardo». Si va dal generoso Veneto, rimasto fedele alla proposta originaria di Berlusconi, che «regala» il 20 anche nei condomini e a tutti gli edifici (capannoni compresi) fino alla severa Toscana in cui gli allargamenti sono consentiti senza deroghe ai piani e con standard alti di risparmio energetico. A metà strada l'Umbria che sperimenta comunque una strada rigorosa ma originale: sulla scia dell'intesa, consente bonus alle villette fino a 70 metri quadri (non cumulabili con altri già esistenti), ma consente anche la riconversione delle aree industriali e artigianali. Con prudenza e alcuni vincoli: ci vogliono i piani attuativi e vale solo per aree di estensione superiore a 20mila metri quadrati. La provincia autonoma di Bolzano ha poi recepito a metà: sì al bonus casa fino a 200 metri cubi, ma porte sbarrate alla sostituzione edilizia, ovvero alla demolizione e ricostruzione. E che dire di Trento che del piano casa non vuole sentir parlare? «Abbiamo piena autonomia e la rivendichiamo puntualizza l'assessore all'Urbanistica Mauro Gilmozzi . Abbiamo già rilanciato l'edilizia, sia con premi volumetrici, sia con contributi diretti a chi ristruttura, sotto forma di anticipi del credito d'imposta». Nonostante l'intesa unanime tra Stato e regioni, l'attuazione del piano casa e dunque anche l'effetto anti crisi resta assai diverso da Regione a Regione. (hanno collaborato Alessandro Arona, Massimo Frontera, Alessandro Lerbini, Francesco Nariello e Mauro Salerno)
PIANO CASA - Sul piano casa regioni fuori tempo
Il governo ha fissato un termine per l'approvazione delle leggi regionali per il piano casa entro il 30 giugno. Le regioni che hanno già approvato le leggi sono Toscana, provincia autonoma di Bolzano, Lombardia e Campania. Le regioni che stanno per approvare sono Veneto, Umbria e Friuli Venezia Giulia. Le regioni che sono ancora in posizione per approvare sono Valle d'Aosta, Basilicata, Marche e Lazio. Le regioni che sono fuori gioco sono Calabria, Liguria, Molise e Sardegna. Il governo ha anche fissato un termine per l'approvazione del decreto legge sulla semplificazione, che è stato rinviato.
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