Tre secoli di vita reclusa nel ghetto, poi gli anni dell"'emancipazione", a fine '800; e la costruzione della grande sinagoga sul Lungotevere Cenci, in un'area, allora, tra le più desolate della città. E i cento anni dell'edificazione del Tempio, che il soprintendente Claudio Strinati definisce «gioiello di architettura», si ricordano anche con l'inaugurazione, da ieri e fino a ottobre, ingresso gratuito, della mostra "Il Tempio Maggiore di Roma: 1904-2004", nei locali restaurati e ampliati del nuovo Museo Ebraico, nelle fondamenta della sinagoga. Oltre cento documenti, tesori e tessuti del culto, la Galleria dei marmi policromi, ma anche foto e documentari, incluse le ricostruzioni filmate della raccolta dell'oro e della deportazione degli ebrei romani, il 16 ottobre '43. Ieri anche le visite del ministro Urbani e del vice-sindaco Maria Pia Garavaglia. Si legge in un documento: «Erigeremo un Tempio, tra il Gianicolo e il Campidoglio, tra il monumento di Garibaldi e quello di Vittorio Emanuele II, i due grandi fattori dell'Italia nostra: maestosamente libero e circondato dal puro sole, indice di libertà, uguaglianza e amore». Nel '38 un altro Savoia sottoscrisse le leggi razziali del Duce.