Caro direttore, il dibattito sulle aree marine protette che seguiamo su La Stampa in questi giorni illustra abbastanza chiaramente le contraddizioni del nostro Paese, che da un lato ha il privilegio unico e raro di avere ancora a disposizione dei tesori naturalistici da salvare e dallaltro non perde occasione per dichiararsene prigioniero. Tanto è paradossale il tutto che arriviamo persino ad impedirci di gioire allannuncio di un raro avvistamento di foca monaca, fatto che in sé dovrebbe renderci fieri per quel che accade, ancora oggi, nei nostri mari e in ciò che rimane delle nostre coste. E in tutto ciò si perde per strada qualche nozione fondamentale: - per rispettare gli impegni internazionali nellambito della Convenzione sulla diversità biologica entro il 2012, lItalia deve avere una rete di aree marine protette efficacemente gestite e, in primis, eco- logicamente rappresentative; - lapertura indiscriminata alla fruizione commerciale o turistica rema in una direzione del tutto opposta. Le aree marine protette non sono e non devono essere aree piene di divieti, che gli ambientalisti non vogliono rendere fruibili, ma sono le ultime zone in cui gli ambienti marini e costieri, e la biodiversità in essi racchiusa, sono veramente tutelate, nellinteresse di tutti; - ambientalisti messi per un attimo da parte, le riserve marine fungono da polmone produttivo per la pesca, «mantengono» il bello del paesaggio, creano occupazione e attrazione turistica in loco e non a beneficio di interessi distanti. Non sono di ostacolo allo sviluppo, ma anzi ne costituiscono il prerequisito fondamentale, proprio perché nella loro vitalità forniscono quei beni e servizi cruciali per il benessere e lattività umana; - Nessuno nega che le aree marine protette, o alcune di esse, versino in condizioni di gestione assai problematica. Il punto vero però è che bisogna distinguere le questioni di buona o cattiva gestione - sulle quali è possibile dialogare per gestire al meglio le potenzialità delle singole aree - dagli obiettivi di tutela e conservazione che sono imprescindibili, inderogabili. E in questo, non va poi dimenticato che solo le zone cosiddette A sono intoccabili, a protezione integrale, ma le zone B e C, sono ormai da tempo divenute dei laboratori di fruizione sostenibile. Direttore generale WWF Italia
AREE MARINE RICCHEZZA 0 PRIGIONE
L'autore del testo critica le aree marine protette in Italia, che secondo lui sono state create per impedire la fruizione commerciale e turistica, ma che in realtà sono le ultime zone in cui gli ambienti marini e costieri sono veramente tutelati. L'autore sostiene che le aree marine protette non sono aree piene di divieti, ma sono zone che fungono da polmone produttivo per la pesca, mantengono il bello del paesaggio, creano occupazione e attrazione turistica in loco. L'autore riconosce che alcune aree marine protette possono essere in condizioni di gestione problematica, ma sostiene che è possibile distinguere le questioni di buona o cattiva gestione dalle obiettivi di tutela e conservazione che sono imprescindibili.
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