Sabato sera, manca mezz'ora all'annuncio ufficiale, ma Giuliano da Empoli è scaramantico, «mio padre era calabrese». Fino a due giorni fa non sapeva nulla. Renzi gli ha mandato un messaggio venerdì alle 11. Ieri mattina si sono sentiti. Assessore da Empoli, benvenuto. «Sono molto entusiasta: sulla carta, per me e per quello che ho fatto finora, questo è il mestiere più bello del mondo; occuparsi di cultura a Firenze. Mi rendo conto che nella pratica sarà più complicato. E il fatto di farlo in una squadra che ha un'età media di dodici anni e nel quale io sono quasi un esponente della gerontocrazia, mi entusiasma ancora di più. Finora non mi era successo di essere fra i più vecchi». Prime idee? «Ho riletto i cento punti della campagna di Renzi, ho visto che ce ne sono 28 che hanno a che vedere con la cultura. Mi pare che di carne al fuoco ne abbiano già messa abbastanza. Io ho lavorato nel settore culturale soprattutto a Venezia, che è una città diversa da Firenze però con alcune questioni in comune; è una città di fama mondiale con un patrimonio inestimabile che, come in questi casi, rischia di schiacciare la città. A Firenze la questione è un po' simile. Il privilegio fantastico di Firenze è che, mentre tutte le altre si inventano chissà che cosa per attirare creativi, poli di ricerca, questa è una città che senza battere ciglio ha portato non so quante università straniere e investimenti e persone che arrivano da fuori e che non chiedono di meglio che far parte della vita culturale di questa città. Già soltanto iniziare a mettere in rete quello che c'è e che si è sviluppato spontaneamente in questi anni sarebbe un bellissimo punto di partenza». Grandi mostre in città? «Non sono convinto che la classica grande mostra sia lo strumento migliore. Quello che abbiamo visto in questi anni è che le mega operazione alla Guggheneim di Bilbao sono molto superficiali, non valgono niente se non sviluppano una dinamica sul territorio di creatività diffusa. Politica culturale per me è anche una città che sta molto più aperta di notte, che segue ritmi differenti». Firenze città vetrina, si dice. «Questo è il punto: anche a Venezia la domanda è che cosa fai con quel patrimonio? Vendi le gondole di plastica, fai il gondoliere, fai i concerti di Vivaldi nelle chiese, come pure succede, oppure ci costruisci su qualcosa? Io sono nel Cda della biennale di Venezia, e la biennale da un secolo prende questo patrimonio gigantesco, il marchio Venezia e lo utilizza non per vendere gondole di plastica ma per mettersi sulla frontiera dell'innovazione culturale. Questo non è un modello irraggiungibile. Poi, certo non si tratta di fare una biennale a Firenze, sarebbe demenziale». Viva viva i caffè filosofici. «Beh, ammettiamo pure che tutta la tua esperienza di cultura classica sia stata soddisfatta con una visita agli Uffizi, dove sperabilmente entrerai con una carta unificata. Dopo, probabilmente, hai voglia di andartene in un caffè del genere. Ora. non voglio fare l'assessore alla vita notturna, però veramente credo che le politiche culturali non consistano più nel programmare mostre o anche semplicemente nell'organizzare una biglietteria o un concerto. Sono cose più complicate, escono fuori dalle competenze dell'assessorato alla cultura. Per questo mi piace questo progetto, mi piace questo programma, mi piacciono i cento punti, perché la vita culturale di una città dipende da mille altre cose che non sono considerate cultura in senso stretto».
FIRENZE - Grandi mostre? Macché Cultura è una città che vive
Giuliano da Empoli, assessore alla cultura di Firenze, è stato nominato dal premier Renzi. Giuliano era entusiasta della nomina, che lo rende il più vecchio del gruppo. Ha lavorato nel settore culturale a Venezia e ritiene che la cultura di Firenze sia diversa da quella di altre città. Sostiene che la politica culturale non consista solo nel programmare mostre o concerti, ma piuttosto nell'organizzare una vita culturale diffusa e aperta. Ha espresso la sua disponibilità a lavorare con le istituzioni culturali locali per sviluppare politiche culturali innovative. È stato nominato per il ruolo di assessore alla cultura di Firenze. È un compito che gli piace, che lo rende il più vecchio del gruppo.
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