DINO È IL TERZO PER NOTORIETÀ - ma non per meriti - dei tre fratelli Basaldella (con lui, Afro e Mirko), che hanno dato un contributo così importante allarte italiana della seconda metà del secolo scorso. Era assai diverso dai suoi fratelli: una diversità maturata dopo la guerra, quando ai viaggi intrapresi per la penisola, ai soggiorni a Firenze, Roma, Venezia, e ai rapporti tramati con molti colleghi e maestri, sostituisce unappartatezza assoluta nella sua terra: conservando sempre e soltanto lo studio a Udine, dove era nato nel 1909. Così, «alonato e protetto dal senso del distacco», come ha scritto Cesare Milanese, Dino ha vissuto letà matura, sino alla morte venuta nel '77, senza che nemmeno linsegnamento di scultura che ottenne allAccademia di Brera gli ultimi anni della vita lo determinasse a trasferirsi a Milano. E fu proprio in questa isolata sua stagione che egli ottenne i maggiori riscontri: avviati nel '60 da una mostra alla Tartaruga di Roma, piccolo tempio dellavanguardia internazionale in Italia, introdotta da Emilio Villa; proseguiti dalla personale alla Viviano Gallery di New York; e giunti ad una loro acme con la vasta sala che gli dedicò la Biennale di Venezia nel 1964: in un tempo, cioè, in cui Venezia era in grado ancora di selezionare e aureolare di gloria il meglio della ricerca dEuropa e dAmerica. Una sorta di paradosso questa fama che lo sfiorò proprio nei suoi anni che scelse di rendere più segreti: ma non senza ragione. Allo scadere del sesto decennio, Dino aveva infatti dato inizio a un modo nuovo, scabro e possente, di concepire quella scultura che per tanti anni aveva praticato prima nel solco di Martini, poi declinando in altorilievo un singolare neocubismo, sempre restando in distante dialogo con il fratello Mirko. Nei primi anni Cinquanta il lavoro sera poi rarefatto, e lo scultore - impegnato anche in talune opere di carattere monumentale - sembrava aver sopito lansia della ricerca. Poi, quasi inattesa, era venuta quella sua stagione ultima: in ferro o in acciaio saldato, si compongono ora "figure" che sommuovono il loro spazio con scarti violenti, fra grida di quasi doloroso stupore. Sarebbero stati, quelli, gli anni più alti di Dino. E ad essi è destinato giustamente largo spazio nella mostra che gli dedica oggi Matera, ove negli ambienti affascinanti delle Chiese Rupestri, ed assieme al Musma, il nuovo museo materano dedicato alla scultura contemporanea, Giuseppe Appella, come ogni anno, organizza una vasta antologica, destinata a maestri italiani o internazionali: come fece due anni or sono con Mirko, e come oggi fa con Dino. Certo, quel tempo dello scultore friulano venne di conserva con tutta una stagione della scultura europea e statunitense, che coincide con la massima diffusione della poetica che si definisce «informale», ormai molto distante dalle premesse fondate a Parigi nellimmediato dopoguerra, e concentrata invece su una crescita cespitosa, ingovernata della materia. Daltra parte preme su questi anni di Dino lesempio di Colla: che, anche lui in età avanzata, aveva trovato negli anni Cinquanta la sua forma nellassemblaggio di materiali ferrosi di recupero, inventando con essi figure interroganti e insieme minacciose. Anche Dino raccoglie e salda ferro: ma, quando pure non si serva per le sue aggregazioni di ferro forgiato alla bisogna, e utilizzi frammenti di oggetti passati al vaglio di una vita diversa, il "ready made", con la sua lunga tradizione nella plastica moderna, non sfocia in forme memori del surrealismo, ma conserva una sua immagine casta, aspra, e legata semmai agli esempi lontani di Picasso e Gonzalez. Nella serietà senza ironia di queste opere, nel loro quasi rude apparire al mondo, sta il merito primo delle sculture di Dino: che con ciò riassume i passi ormai lontani della sua formazione, compiuti a Udine quando con i fratelli aveva fondato la «scuola friulana davanguardia» .
MATERA - Basaldella. Una grande retrospettiva dedicata allartista allestita a Matera
Dino Basaldella è stato un artista italiano che ha raggiunto la notorietà senza meritarsela. È stato il terzo dei tre fratelli Basaldella, insieme a Afro e Mirko, che hanno contribuito all'arte italiana della seconda metà del XX secolo. Dino era diverso dai suoi fratelli, essendo stato influenzato dalla guerra e dai suoi viaggi in Italia. Ha vissuto a Udine, dove è nato, e ha studiato scultura all'Accademia di Brera solo negli ultimi anni della sua vita. La sua carriera è stata caratterizzata da una serie di mostre e riconoscimenti, tra cui la Biennale di Venezia nel 1964.
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