A cento anni dalla nascita della sua appassionata direttrice, la Gnam di Roma le dedica unesposizione Già Indro Montanelli aveva colto nel segno: «La leggenda vuole che Palma abbia un pessimo carattere, che qualcuno definisce addirittura infernale. Gli unici che non condividono questa opinione sono quel centinaio di dipendenti della Galleria nazionale darte moderna, di cui essa è direttrice e che ladorano». Ora con felice anticipo la soprintendente Maria Vittoria Marini Clarelli, in occasione del prossimo centenario della nascita, promuove la mostra su un mito e su unicona insieme: «Palma Bucarelli - Il museo come avanguardia», a cura Mariastella Margozzi e con la collaborazione di tutto il personale della Galleria, catalogo Electa. Palma Bucarelli (1910-1998) nasce a Roma dove, allieva di Rodolfo Venturi, si laurea nel 1931. Nel 1939 entra nella Galleria Nazionale dArte Moderna e Contemporanea, di cui assume la direzione nel 1942 per lasciarla nel 1975. Immediata la sua adesione totale allistituzione, nei due edifici a Valle Giulia costruiti da Cesare Bazzani nel 1911 e nel 1934. Mostra subito carattere, senso strategico a difesa e custodia del patrimonio artistico. Memorabile il trasferimento di numerose opere darte su camion di fortuna nel Palazzo Farnese di Caprarola, salvandole da una sicura predazione nazista. Subito manifesta forza danimo e amore per lavventura. Unesaltata identificazione con il proprio ruolo fino allossimoro, narcisismo etico, volontà di potenza al servizio della grande Causa: difesa e valorizzazione dellarte moderna e contemporanea. Indossa il potere con piglio e disinvoltura come una musa vestita dalla Marucelli, porta gli emblemi dellautorità sicura di una bellezza che crea una opportuna distanza e forte della sua conoscenza dellarte. Un furore contenuto e determinato, ritualizzato da una decisa familiarità con la burocrazia e una instancabile applicazione in ogni suo gesto, pensiero, comportamento. E una Leni Riefenstahl in versione italiana, candore spudorato per un ruolo esercitato senza alcuna remissione o incertezza: un amore totale, Leni per il cinema e Palma per larte. Per loro larte e il cinema non sono né di destra né di sinistra semmai di centro, al centro di ogni strategia e pensiero. Per la Nostra con qualche eliminazione e riserva ideologica verso futurismo e metafisica, evidenti nella collezione da lei costruita. Palma potenzia il museo sul piano internazionale collaborando con americani, giapponesi, russi, tedeschi, inglesi e francesi. La Galleria Nazionale dArte Moderna è lunico baluardo in Italia a difesa del contemporaneo, un museo creato dal nulla, che sperimenta fin dalla fine degli anni Quaranta con laiuto teorico di Lionello Venturi e Giulio Carlo Argan, un modello espositivo con un livello didattico ed uno teorico-riflessivo con mostre e arricchimento delle collezioni. Forte è il suo sostegno allarte italiana allestero e linvestimento nellarte europea e americana astratta e informale per la sua Galleria. Memorabili le mostre di Picasso nel '53, Mondrian nel '56 e Pollock nel '58. Impenetrabile vestale, resa più sicura dal sodalizio umano e culturale con Giulio Carlo Argan, resiste ad ogni pressione. Presa a tenaglia tra lindifferenza democristiana del governo che elargisce pochi fondi per il contemporaneo e legemonia culturale del PCI che lamenta la mancanza di pluralismo, cioè lassenza di Guttuso e del realismo italiano nel museo. Anche De Chirico, in nome di una vagheggiata classicità, esprime malumore verso loperato della Bucarelli, che inserisce artisti giovani nel circuito internazionale con la mostra «Arte italiana contemporanea» del 1955 ed ospita a Valle Giulia larte più attuale americana in una esposizione organizzata dal Guggenheim di New York nel 1956. Questa mostra-omaggio, 150 opere, si può leggere come una Bucarellis story divisa in diverse sezioni: la scultura italiana degli anni '50 e '60 (Fontana, Consagra, Leoncillo, Melotti, Pascali, Uncini, Pomodoro, Zorio ecc.); larte cinetica e programmata (Alviani, Gruppo T, Gruppo N, Le Parc ecc.); una selezione di opere di Mondrian, Pollock, Morandi, Scipione, Kandinskji, Richter, Malevic, Fautrier, Capogrossi, Burri, Fontana, Scialoja, Accardi, Sanfilippo, Vedova, Rotella, Twombly, Tancredi, Schifano, Festa ecc. Lampante come il Mito corrisponda allIcona, i ritratti e le fotografie (da Savinio a Ghitta Carrel) testimoniano una bellezza imperiosa che giustifica la terza persona del suo comportamento al servizio dellunico ruolo possibile: sovrintendere alla formazione del gusto contemporaneo e del suo pubblico. Sovvertendo limmaginario collettivo di freelance e dipendenti, sotto gli occhi di tutti azzittiti e magnetizzati, compresa la generazione degli «arganauti», quella venuta dopo Argan, spesso risentita e rassegnata nello stesso tempo. Profezia di un film già visto molto prima di Meryl Streep ne Il diavolo veste Prada, girato da David Frankel. Nel nostro caso mito e icona di una donna in anticipo sui tempi che, utilizzando anche il dispotismo della propria seduzione, ha esercitato la sua femminilità al maschile. Per tutto questo un plauso anche allamministrazione comunale che ha intestato una via a Palma Bucarelli.
ROMA - la donna che regnò sull'arte
La Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma celebra il centenario della nascita di Palma Bucarelli, la sua direttrice per 33 anni. La mostra "Palma Bucarelli - Il museo come avanguardia" esplora la sua vita e il suo ruolo nel museo. Bucarelli nasce a Roma nel 1910 e si laurea nel 1931. Entrata nella Galleria Nazionale d'Arte Moderna nel 1939, assume la direzione nel 1942 e lascia nel 1975. Durante il suo mandato, Bucarelli difende e valorizza l'arte moderna e contemporanea, collaborando con artisti internazionali e promuovendo mostre e collezioni.
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