Risponde La Venere di Cirene in effetti non fu trafugata né tanto meno scoperta da una missione archeologica italiana ma fu ritrovata casualmente dai soldati del Genio Militare del generale Cavaciocchi. Non nascondo la mia contrarietà al trasferimento di opere che da tempo si trovano in musei o in località lontane dal posto in cui si trovavano originariamente e che per vicissitudini storiche non recenti, s'intende hanno ora diversa collocazione. Una cosa è restituire frammenti di opere che giustamente vanno ricollocati là dove più è opportuno per la loro maggiore comprensione, altra cosa è il trasferimento di un'opera completa da un museo ad un altro soprattutto se di un altro Paese. F. Zadra f.zadraalice.it Nonostante gli sforzi titanici di Antonio Canova, buona parte dei capolavori trafugati dalle truppe francesi non è mai purtroppo rientrata nel nostro Paese, rimasto così gravemente depauperato e impoverito. Eppure, i nostri media non perdono occasione per ricordare che la Grecia ancora attende che gli inglesi restituiscano i sublimi marmi acquistati all'epoca dell'Impero ottomano. Da italiano, appassionato estimatore e studioso del nostro patrimonio storico-artistico, mi domando se non sarebbe invece ora di sollevare, anche in sedi internazionali, la questione della restituzione al nostro Paese delle opere trafugate da Napoleone. Piergiorgio Simonetta piergiorgio.simonettabeniculturali.it Cari lettori, Come ha ricordato l'archeologo Andrea Carandini nella sua intervista a Stefano Bucci ( Corriere del 26 giugno), occorre anzitutto distinguere fra trafugamenti recenti, soprattutto se collegati a situazione particolarmente tragiche come il genocidio ebraico, e appropriazioni antiche. Aggiungo che nel caso della Francia, dal Direttorio a Napoleone, alcune acquisizioni furono legittime. Penso alle opere d'arte degli Stati Pontifici, consegnate alla Francia sulla base del trattato di Tolentino, e a quelle della collezione del principe Borghese, cognato di Bonaparte e da lui regolarmente comprate. Esiste poi un'altra distinzione, non meno importante. Vi sono opere che possono rappresentare ovunque, se adeguatamente valorizzate, il genio del-l'artista e l'importanza dell'ambiente culturale in cui sono state concepite. E vi sono opere che acquistano il loro pieno significato soltanto se collocate nel contesto da cui provengono. Il governo greco sostiene che è questa la ragione per cui i marmi di Lord Elgin, ora al British Museum, dovrebbero essere restituiti al Partenone. Ma la direzione del museo ricorda che Atene non potrebbe ricollocare i marmi nelle loro sedi originarie e li esporrebbe, insieme ad altri frammenti del Partenone, nel museo recentemente inaugurato. Passerebbero in altre parole da un museo all'altro e, aggiungo, lascerebbero un vuoto in una delle maggiori istituzioni culturali europee. Vi è infine un'ultima considerazione. Siamo tutti convinti della universalità dell'arte, ma molti tendono a comportarsi come se le opere appartenessero di diritto a Stati, spesso recentemente costituiti, che sostengono di averle legittimamente ereditate grazie a una presunta continuità di stirpe. Credono di difendere l'orgoglio nazionale e non sembrano rendersi conto che niente ha giovato all'immagine internazionale dell'Italia nel mondo quanto la straordinaria dispersione della sua arte.
Se le opere d'arte disperse stanno meglio dove sono
L'artista Piergiorgio Simonetta esprime la sua contrarietà al trasferimento di opere d'arte da un museo all'altro, soprattutto se di un altro Paese. Secondo Simonetta, la Grecia non ha restituito i marmi di Lord Elgin al Partenone, ma piuttosto li ha trasferiti al British Museum. L'artista sostiene che le opere d'arte acquistano il loro significato soltanto se collocate nel contesto da cui provengono. Il governo greco sostiene che i marmi dovrebbero essere restituiti al Partenone, ma la direzione del museo ricorda che Atene non potrebbe ricollocare i marmi nelle loro sedi originarie.
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