A costo di dare qualche dispiacere allamico De Fusco, di cui apprezzo spesso la generosa visione dellarchitettura, intervengo anchio nella discussione sul programma dinterventi sul centro storico messo a punto dagli assessori Oddati e Belfiore. E lo faccio soprattutto perché, con evidenza, la proposta dindividuare nel centro storico una cittadella degli studi sembra muovere proprio dai suoi scritti e dalla sua ispirazione. Nulla in contrario, in linea di principio, naturalmente, ma forti perplessità in concreto. Innanzitutto, mi chiederei perché mai una soluzione così a portata di mano non si sia, nei tanti anni di vita della nostra e di altre università ivi insediate, mai concretizzata pienamente, mentre gli anni '70 vedevano invece proliferare le sedi esterne e si assisteva ad una vera e propria diaspora delle facoltà universitarie. Ciò dipese evidentemente dallesigenza di dimensioni e articolazioni più compatibili con le nuove istanze funzionali delle sedi, soprattutto scientifiche, e soprattutto conseguenti alla necessità di uniformarsi agli standard di servizi e sicurezza allora richiesti. Cosa che inevitabilmente ha condizionato e condizionerà ogni insediamento di questo tipo nel centro storico e ne limiterà luso quasi alle sole facoltà umanistiche. Così mi chiederei anche se oggi, che è in corso unoperazione drammatica di dimagrimento delle strutture universitarie e si manifesta, insieme, la necessità assoluta di ripensare tutto il sistema dellinsegnamento superiore di ogni ordine e grado, sia opportuno e, in prospettiva, vantaggioso per la città, realizzare un investimento ancora più ampio di quello esistente (fatte salve tuttavia le sole funzioni integrative necessarie, come residenze universitarie e mense). Per quali fruitori, con quali costi, in quale prospettiva? Così, anche limmagine di un centro antico occupato da ristoranti, bed and breakfast, antiquari, librai, artigiani, venditori di strumenti musicali e quantaltro, sembra essere particolarmente nuova; in questo senso, già molte iniziative sono state assunte, da parte di coraggiosi imprenditori, ma numerose di queste sono già in crisi, mentre tutto il settore artigiano è da sempre in gravissima remissione, non solo a Napoli e per più complesse ragioni. Insomma, accostarsi ai moderni problemi di un centro storico di oltre 700 ettari (per la sola parte Unesco), cioè di un grosso pezzo di città, significa misurarsi nuovamente con la dimensione della sua funzionalità urbanistica, della sua articolazione organica e delle sue prospettive realistiche di sviluppo. Ogni pur gradevole visione coltivata al di fuori di un preventivo lavoro di misura dei bisogni e delle esigenze concrete e reali, preesistenti allintervento o preordinabili ai fini di un risultato qualificato, sembra inevitabilmente condannata a collocarsi in quel "wishful thinking" che è lanticamera delle disillusioni più cocenti. Dal progetto del Comune ci si sarebbe attesa la programmazione di un lavoro di esplorazione, piuttosto che dimmaginazione, di un lavoro di dimostrazione, piuttosto che di enunciazione, di un lavoro di raccolta di istanze, piuttosto che un confronto tra ipotesi nate a tavolino e più o meno volenterose obiezioni di circostanza. È in questo senso, che il Piu sembra insieme troppo ambizioso e insufficiente, mentre le stesse ipotesi di riparto finanziario tra le varie strutture edilizie sembrano essere più il risultato di una valutazione di larga massima che non lapplicazione di previsioni economiche desunte da progetti effettivamente disponibili (e - si dice - cantierabili). E quanto ai criteri e metodi degli affidamenti di questi ultimi, nulla ancora viene detto; e quanto al ruolo che potrebbe e dovrebbe avervi luniversità, ancora meno. Troppo presto e troppo si parla di cose e molto poco di istituzione di nuove modalità organizzative, di partecipazione, di counseling. È vero che occorre fantasia, anche nelle decisioni apparentemente più razionali, ma è anche vero che nessuna delle scelte compiute nei secoli, per ledificazione del centro storico, si è appoggiata esclusivamente alla fantasia; sarebbe ben strano che ce ne dimenticassimo, proprio ora che si tratta di prolungarne la vita.