Là dove cera una discarica un quartiere si mobilita per recuperare gli spazi verdi e trasformarli in unarea da vivere Al Ticinese il degrado si combatte a colpi di falcetto e annaffiatoio. Succede in via Scaldasole, in un lembo di terra abbandonato da decenni, un terreno di proprietà del Comune ricoperto da macerie e spazzatura, che ora volontari e residenti vogliono trasformare nel Giardino comunitario Scaldasole. Perché, dicono, non si può lasciare andare in malora un angolo di città, e uno spazio verde sarebbe utile a tutti. A delimitare larea, che con gli anni era diventata una discarica a cielo aperto, fino a pochi mesi fa cera una palizzata di legno. «Quando le nevicate e il vento di questinverno lhanno fatta cadere, ai nostri occhi si è aperto uno scenario sconcertante. La natura si era rimpossessata degli spazi, ma non era certo un giardino incantato: nellerba cera di tutto, camminarci faceva quasi paura», racconta Marco Schizo, informatico con la passione per il verde. Bottiglie di vetro, pneumatici e sacchetti della spazzatura, davanti allo spettacolo dellimmondezzaio una decina di residenti inizia a darsi da fare con guanti e ramazza. Tutto attorno, piante dogni tipo e varietà. Gelsi, olmi, tasso barbasso, ortiche e limmancabile ambrosia, come in unoasi naturale, in via Scaldasole la tenacia della bio-diversità ha fatto germogliare ogni specie. «Allinizio volevamo lasciare campo libero alla natura selvaggia, quella che il paesaggista francese Gilles Clèment chiama "Terzo paesaggio" - prosegue Marco Schizo - poi però in quartiere la voglia di partecipazione era alta e in tanti hanno cominciato a contribuire portando fiori e semi». Con il legno della palizzata caduta, che nessuno si era premurato di rimuovere, i cittadini attivi hanno costruito una «zattera di salvataggio urbano»: «Una sorta di balconata da cui tutti possono ammirare il boschetto e la radura». Di settimana in settimana, i passi dei volontari schiacciano lerba tracciando sentieri fra sterpaglie e fragole matte. In via Scaldasole i residenti non vogliono né nuove case né posti auto. Pulizia e decoro, però, sì. E nel prendersi cura dellarea, che è proprio davanti a quello che fu lo storico circolo anarchico frequentato anche da Giuseppe Pinelli, i residenti vedono una possibilità di riscatto per una via che mostra ancora i segni dei bombardamenti del 1943: «Via Scaldasole è una ferita per la città - dice Luciano Gargan, residente in quartiere fin dagli anni Sessanta - siamo a due passi dalla Basilica di SantEustorgio e dalle Conche di Leonardo, eppure questarea è sempre stata lasciata ai topi, in tanti anni non ho mai visto un miglioramento». I copertoni abbandonati nellerba sono stati riutilizzati come fioriere e ora fra le piante di nuovo innesto ci sono nespoli, stramonio e i fiori viola delle belle di notte. Un giardino in divenire, quello di via Scaldasole: «Idee per il futuro? Percorsi tematici nel verde e la catalogazione delle specie. A decidere però sarà loriginalità degli aspiranti giardinieri, limportante è che i cittadini sentano il giardino come uno spazio».
MILANO - I giardinieri di via Scaldasole: "La nostra lotta al degrado"
In via Scaldasole, un quartiere di Milano, un terreno abbandonato da decenni è stato trasformato in un Giardino comunitario. I volontari e i residenti hanno lavorato insieme per recuperare lo spazio e trasformarlo in un'area verde. La palizzata di legno che delimitava l'area è stata sostituita con una zattera di salvataggio urbano. I cittadini attivi hanno costruito sentieri e hanno piantato piante di varie specie, tra cui gelsi, olmi e tasso barbasso. L'area è stata trasformata in un'area verde e pulita, con la rimozione di rifiuti e la creazione di un boschetto.
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