Accolgo volentieri la proposta di "Repubblica" di esporre il mio punto di vista su un problema che è centrale per Firenze e che è stato posto in evidenza dalla crisi di Firenze-Mostre, che sta prolungandosi e avviandosi verso l'estate minacciando di far saltare programmi già avviati e programmi in elaborazione mentre stiamo a guardare il bel successo della mostra di Botticelli e Filippino, La crisi cade in un momento in cui è doveroso fare alcune riflessioni sulla situazione generale, sui costi sempre crescenti delle mostre, ai quali raramente si può far fronte con la biglietteria e sulla concorrenza di città di minori tradizioni culturali ma in salita che hanno battuto (diciamocelo pure) Firenze nel campo della musica e delle mostre. Le ragioni della crisi fiorentina, per quanto riguarda le mostre, sono soprattutto due: di ordine intellettuale e culturale e di ordine economico. La prima è l'incertezza del cammino da seguire, che è necessario precisare tenendo presentì in un'analisi obiettiva il successo delle ultime manifestazioni di Palazzo Strozzi, non sempre di cassetta, ma certo di consensi: la natura morta, mostra che è costata poco e ha avuto successo presso il pubblico, gli studiosi e i collezionisti perché primo aggiornamento della grande esposizione che risaliva al 1964, e che, presa al volo all'ultimo momento, è stata supportata con un contributo dell'Ente Cassa di Risparmio, ma che aveva bisogno che si trovasse qualche altro sponsor. I «Tesori del Perù» sono stati una mostra rigorosa e di alto contenuto didattico (sì, didattico: penso che gli artigiani fiorentini l'abbiano apprezzata e ne abbiano tratto qualche stimolo congeniale). E arriviamo al traguardo di Botticelli e Filippino Lippi, sul quale non incorre il pericolo del disavanzo. Quanto alla mostra di arte contemporanea Orizzonti presentata al Forte Belvedere, che è in testa alla classifica in negativo, l'insuccesso ha delle ragioni ambientali ben chiare e di cui necessario prendere atto, per studiare un'accorta strategia culturale a medio e lungo termine. La strada intrapresa da Firenze Mostre sembra quella giusta. Per essere all'altezza dell'autorità che spetta a Firenze, occorre progettare esposizioni prodotte da noi e non già acquistate "a pacchetto", e collaborazioni con partner qualificati in circuiti internazionali, una strada, quest'ultima, seguita negli ultimi tempi con successo dai musei che dipendono dal polo museale della Soprintendenza. Circoscrivere all'arte fiorentina i temi scelti per la mostra limitandosi al materiale esistente in loco è il compito, peraltro già accolto assai bene, dalle Soprintendenze soprattutto in occasione di restauri. Altrimenti notevoli sono i problemi che si presentano essendo in gran parte le opere fiorentine di grande importanza e difficilmente ottenibili dai musei, e perché per la quasi totalità sono su tavola, aspetto quest'ultimo che è stato uno degli impedimenti nel recente passato per una vasta attività espositiva. Riuscire a fare di Firenze il centro leader delle mostre in Italia, tenendo conto non solo delle sue tradizioni culturali e artistiche, ma anche della sua posizione geograficamente centrale, è un traguardo difficile, ma non impossibile. Occorre guardare al futuro di Firenze non solo dal punto di vista dei miti di cui si compiace, ma scegliendo i programmi secondo un ruolo più vasto e internazionale per il quale ha le carte in regole. Immagino facilmente la riserva che si affaccia alla mente del lettore e che riguarda l'aspetto economico del quadro che ho prospettato. Questo è un punto sul quale è necessario fare uno sforzo di mentalità. Dove, a mio vedere, la recente gestione di Firenze Mostre e i suoi mentori hanno mancato è stato nel non dare la dovuta importanza alle sponsorizzazioni, che vanno trovate non solo a Firenze. Il suo nome si spende bene in tutto il mondo e potrà richiamare, con un'attività intelligente, i capitali di chi vorrà investire da noi per propagandare la propria immagine. Appare del resto sempre più chiaro che il destino di Firenze, come città internazionale (mi rifiuto sentir parlare come si fa sempre più spesso, di provincia), e la sua sopravvivenza economica sono affidati alla cultura, per la quale ha grandi tradizioni in parte allo stato latente. La cultura qualificata deve rinnovarsi e deve conciliarsi con quella destinata alle masse, per altro già padrona del campo. E va tenuto presente che i drappelli di turisti di solito non vanno a Palazzo Strozzi. Per questa sede occorre orientarsi verso mostre destinate al più esigente pubblico italiano; e garantire una periodicità che crei l'abitudine e la necessità cogente di venire a Palazzo Strozzi, giocando anche sul fattore delle mode, che il gran pubblico segue fors'anche senza rendersene conto. L'autrice, storica dell'arte, è professore emerito dell'Università di Firenze e presidente della Fondazione Longhi.
Mostre, il futuro della città
L'autrice, storica dell'arte e presidente della Fondazione Longhi, esprime le sue preoccupazioni per la crisi di Firenze-Mostre, che sta prolungandosi e minacciando di far saltare programmi già avviati e in elaborazione. La crisi è dovuta a due ragioni: di ordine intellettuale e culturale e di ordine economico. L'autrice sostiene che Firenze deve cambiare la sua strategia per diventare un centro leader delle mostre in Italia, tenendo conto della sua posizione geograficamente centrale e delle sue tradizioni culturali e artistiche. L'autrice critica la recente gestione di Firenze Mostre per non aver dato la dovuta importanza alle sponsorizzazioni e per non aver cercato di promuovere la città come un centro culturale internazionale.
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