Il direttore Lorusso: "Nei 2000 metri quadrati dei due padiglioni la mostra sulla storia della scuola" Il giallo della villa dei Quintili riaffiora uno scheletro del Medioevo Il teschio e le ossa erano nella latrina: una persona giovane è forse caduta ed è morta o è stata uccisa e poi sepolta in quel fosso Un triennio con la scelta tra nove corsi di diploma: dalla pittura al restauro, dalla conservazione dei beni culturali alla didattica dellarte Affreschi con deliziose scene bucoliche. Intatti mosaici policromi dai motivi floreali. Una montagna di grumi di vetro dai colori profondi e brillanti. Ma anche un mucchio di povere ossa sparse nel fondo di una latrina: un particolare che tinge di giallo lultimo ritrovamento nella villa che fu dei Quintili, sterminati da Commodo pur di entrarne in possesso. Assediata dai mostri di cemento che sorgono impunemente nellarea più vincolata del Paese, lAppia Antica continua a regalare opere darte, edifici, misteri. E questo grazie agli scavi che la Soprintendenza statale porta avanti in uno dei, pochi, possedimenti pubblici nel parco naturalistico regionale nato nel 1988. «È un parco archeologico e va chiamato così» sbotta Rita Paris. «Basta perdere tempo. Da ventanni non è stato fatto nulla e cè bisogno invece di un piano di rilancio vero». Poi larcheologa guarda quello che gli Riccardo Frontoni e Giuliana Galli stanno portando alla luce, e le torna il sorriso. Ecco quattro frammenti di affreschi con eleganti figurine di squisita fattura: un gallo e un cavallo, un delfino, un amorino. Sono venuti fuori tra i calcinacci delle pareti implose vicino allesedra detà adrianea (ma con muri a raggiera depoca severiana) e alla rotonda che serviva da triclinio estivo. Un anno fa di queste strutture affiorava solo la parte alta dei muri sepolti da secoli. Scendendo fino alla quota detà imperiale, ora gli archeologi hanno riportato alla luce pavimenti policromi, basamenti e fusti di colonne, muri intonacati con partizioni geometriche: meraviglie di un cantiere in cui i restauratori consolidano gli affreschi mentre gli operai continuano a scavare, con il pubblico che può seguire gli sviluppi attraverso cartelli didattici che documentano gli sviluppi delle ricerche e registrano lampliamento della mappa della villa. Ma tra tante meraviglie, anche una misteriosa, umile sepoltura. Nella toilette annessa a una stanza sono stati ritrovati il cranio e le altre parti di uno scheletro. «Le ossa di età medievale - spiega Frontoni - erano in giacitura secondaria e scomposte. Si tratta di un giovane, o di una giovane, che stava forse spogliando la stanza dai marmi che la decoravano quando è caduto nel fondo della latrina, e lì ha perso la vita. Oppure. .. « Oppure - in un periodo in cui, a partire dal IV secolo d. C., i marmi della villa venivano depredati per farne calce o per riutilizzarli altrove - potrebbe trattarsi di un omicidio: con la vittima gettata nel buco profondo tre metri in fondo al quale scorreva lacqua di scarico; «il "corpo" labbiamo ritrovato coperto di calcinacci e di frammenti di mosaico» ammette larcheologo. Che ha ridato solo ora una degna sepoltura al poveretto assemblando i resti nella posizione in cui vengono ritrovati i sepolti. Ma saranno gli antropologi a studiare le ossa per stabilirne datazione e, possibilmente, causa della morte: così da svelare il mistero di quel corpo malamente occultato nella fogna. Più chiaro il percorso che ha visto nascere nel IV secolo d. C. una fornace sopra un lungo pavimento «tanto simile a quello di villa Adriana - spiega Giuliana Galli - da essere databile allo stesso periodo». Si tratta di un mosaico con rombi policromi messo in luce in tutta la sua interezza nel collegamento dal frigidarium allesedra: un tappeto musivo integro («tanto da poter essere calpestato dai visitatori», annuncia la Paris) se non fosse per il forno a due camere installatovi sopra per squagliare le tessere in vetro della volta a botte. La bottega di un mastro vetraio nel luogo stesso dove rubava il vetro. «Sì - spiega la Galli - spostare le migliaia di tessere vitree staccate dal soffitto costava troppo. Meglio fonderle qui. E abbiamo trovato infatti impronte che sembrano di canne da soffio. La conferma che piatti, vasi e bicchieri prendevano forma direttamente tra le rovine della villa dei Quintili». Il Ferro di cavallo sta per allargarsi fino al Mattatoio. La boccata dossigeno per lAccademia di belle arti di via Ripetta, a corto di aule e iscrizioni, «arriverà, salvo ulteriori ritardi, a ottobre, quando il Comune ci consegnerà due dei padiglioni previsti» spiega il direttore Gerardo Lorusso. Che rilancia: «È in quei 2000 metri quadri che potremmo ospitare la mostra sul periodo della nostra istituzione che va dal 1874 al 1974». LAccademia fondata nel 1573 - e che nel Novecento, sotto la guida di Toti Scialoja, ha visto diplomare artisti del calibro di Jannis Kounellis o dei pittori della Scuola di San Lorenzo - ha problemi di reclutamento e di didattica. Le iscrizioni sono calate da qualche anno e oggi gli studenti sono 1200, 117 docenti. «La media europea è di un docente ogni tredici allievi, noi siamo un po sotto ma recupereremo» annuncia Lorusso. Per il rilancio, linsegnante di "Tecniche grafiche speciali" spera di poter offrire quel triennio che oggi è solo sperimentale e che - adottato con successo da accademie più piccole e concorrenti come Frosinone - «permetterebbe di poter scegliere tra 9 corsi di diploma: da pittura, scultura e decorazione, a restauro, conservazione dei Beni culturali, grafica editoriale o didattica dellarte». Luniversità resta lontana, come anche la specialisticai. Ma dal 2010 la riforma dellaccademia potrebbe andare a regime (decreti attuativi della legge 508 permettendo) anche a Roma. La mostra sulla storia dellAccademia ha visto il contrasto tra il direttore e il presidente (da 2 anni e mezzo, Cesare Romiti, presidente onorario di Rcs). Finanziata con 150mila euro dalla Regione - e curata da unéquipe di valore, ancorché interna: i professori DAcchille, Simongini, Mori e Damigella - lesposizione doveva essere ospitata al Macro Future testaccino, che il Comune offriva gratuitamente. Poi è stato proposto il Chiostro del Bramante, istituzione privata che pretendeva un affitto alto. Ora cè lipotesi di tornare al Mattatoio. Ma nelle stesse stalle che da ottobre potrebbero diventare i primi atelier dellAccademia a Testaccio. ()