Dopo trent'anni di scavi l'Accesa continua a stupire L'impresa scientifica ha del miracoloso: pochi soldi e tanta "fantasia" Case e tombe divise da pochi metri di terra. Necropoli fra cinque quartieri. Ecco gli ultimi tesori affiorati da un sito ricchissimo di storia: l'abitato etrusco dell'Accesa. Siamo nei pressi di Massa Marittima, in un luogo di straordinaria bellezza vicino al lago dove nasce il Bruna. Un territorio fertile e rigoglioso baciato da due fortune: l'acqua e la ricchezza mineraria, che hanno favorito la nascita del più esteso insediamento etrusco che si conosca. Il sito - abbandonato nel VI secolo lasciando ai posteri un abitato integro - è giunto fino a noi in triplice veste: abitativa, produttiva e funeraria. Case, "negozi", e tombe. Ieri si sono celebrati i "primi" 30 anni di scavi, che è un traguardo storico se si pensa alla situazione drammatica dell'archeologia in Italia, collassata dalla mancanza di fondi. Ovunque scavi bloccati, ma qui no. Il direttore scientifico è l'archeologo Stefano Giuntoli che, subentrato al professor Giovannangelo Camporeale (hanno lavorato insieme fin dal 1994), è aiutato da un'équipe di solerti laureati e laureandi dell'Università di Firenze, oltre a iscritti a un master senese. Lavorano tutti per riportare alla luce la vita sotterranea degli antenati, ed è «un lavoro mastodontico», assicura Giuntoli. L'insediamento dell'Accesa nacque come appendice di Vetulonia in relazione allo sfruttamento minerario. Da qui, insomma, Vetulonia traeva le materie prime che poi venivano lavorate nella ricca "Vetluna", per essere commerciate in tutto il Mediterraneo. Oggi il bilancio dei 30 anni restituisce «5 quartieri a distanze regolari di 200 metri l'uno dall'altro, e costituiti da una decina di grandi case aristocratiche. I quartieri sono separati l'uno dall'altro dalle rispettive necropoli». Oltre alle case sono state scavate parti di necropoli, e sono emerse 72 tombe di di età villanoviana (IX secolo a.c) e arcaica (VI). Ora si sta lavorando al cosiddetto quartiere E, cioè il 5 (gli altri 4 sono già parte integrante del Parco archeologico dell'Accesa), dove sono affiorate 3 grandi case che arrivano fino a 6 vani, per 200 metri quadri ciascuna. «Cosa straordinaria - dice Giuntoli - è che le case sono protette da un sistema molto articolato e raffinato di canalizzazione di acque piovane, e sono state realizzate con terrazzamenti e sbancamenti della roccia naturale, per consentire il posizionamento dei muri». I prossimi scavi riguarderanno il completamento dell'area abitativa e della sua necropoli. E appena conclusi diventeranno parte del Parco archeologico. I reperti, tiene a precisare Giuntoli, andranno nel museo di Massa Marittima. SOS VANDALI Furti e danneggiamenti, incubo senza fine MASSA MARITTIMA. Cartelli sventrati, frecce indicatrici rubate, recinzioni trafugate. I vandali colpiscono ovunque e non risparmiano neppure chi è già morto. Nel Parco dell'Accesa qualcuno - negli ultimi tempi - ha infierito a più riprese tra le necropoli e le abitazioni. Per mancanza di fondi il sito è privo di vigilanza ad hoc. Ma ora le forze dell'ordine sono allertate: le denunce sono state presentate ai carabinieri di Massa Marittima. Gli ultimi casi sono recentissimi. «Qua ci hanno portato via di tutto», dice Stefano Giuntoli, il direttore scientifico degli scavi. «I pannelli esplicativi, i cartelli e le frecce che indicavano direzione e percorsi archeologici. Non solo. Ci hanno portato via pure una recinzione e gli attrezzi che avevamo lasciato qui un giorno. Incredibile, un vero spregio. Ma a chi servirà la recinzione?». Tra le tombe villanoviane e le case dell'aristocrazia etrusca, qualcuno ha persino appiccato il fuoco. Ne resta traccia sulle pietre annerite. «Probabilmente un falò, segni di festicciole e ripetute bravate tra ragazzi». Ma niente furti. «Più che tombaroli è un problema di stupidi», chiosa Giuntoli. (el.gi.)