Hitler, ma non Napoleone. Via libera, dunque, alla restituzione ai legittimi proprietari delle opere depredate da nazisti o Gestapo (l'ultimo caso riguarda Le Quai Malaquais dell'impressionista Camille Pissarro messa all'asta per un milione e mezzo di sterline da Christie's e poi bloccata dagli eredi dei legittimi proprietari, i creatori della casa editrice tedesca Fischer Verlag), ma per favore «non andiamo oltre». Andrea Carandini, archeologo e attuale presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, parte da lontano, da un approccio quasi filosofico per affrontare il problema delle opere contese: «Può darsi che un giorno una rinnovata coscienza dei popoli ci spinga a restituire ogni opera d'arte al Paese d'origine. Ma francamente non me lo auguro proprio». Una posizione, la sua, che sembra d'altra parte coincidere con quella di gran parte dei direttori dei musei. Il punto del non-ritorno è, per Carandini, quello dell'ultima guerra e dei furti dei nazisti (perpetrati soprattutto a danno degli ebrei): «In questo caso, la restituzione è un atto dovuto, assolutamente necessario». Ma oltre questo limite, si sconfina nel territorio delle assurdità: «Allora dovremmo smembrare tutti, o quasi, i musei del mondo in nome di una territorialità d'origine. Un eventualità, torno a ripetere, francamente assurda ». Anche perché Carandini parla di una cultura nel segno della stratificazione; anche perché, e qui Carandini torna ad affrontare la questione calda dei marmi del Partenone contesi tra Gran Bretagna e Grecia, «si tratta di opere d'arte ormai contestualizzate in quella realtà d'adozione ». Insomma, se un museo accoglie un certo quadro o una certo statua dal Settecento o dall'Ottocento, ormai quell'opera può essere considerata parte integrante di quella realtà e il pubblico, studiosi compresi, spesso finisce per conoscerla proprio perché in quel museo si trova. Dice ancora: «Gran parte della cultura europea nasce proprio dalla presenza di quei tesori all'interno dei musei, e non dal fatto di avere una determinata origine». In molti casi, si tratterebbe dunque di un contesto culturale che viene rotto in nome di una pretesa appartenenza. Un'eventualità che sembra toccare in particolare i reperti archeologici. Ma non solo. Un discorso a parte va ad esempio fatto se si tratta di vere e proprie «ruberie»: «Per questo dice Carandini il Getty Museum deve rendere quello che ha preso all'Italia». Ma, in altre situazioni si può essere più elastici: «Cosa cambia, per gli italiani, se l'Obelisco di Axum è stato restituito all'Etiopia? Per gli etiopi, invece, si è trattato di un gesto altamente simbolico». Secondo il professor Carandini ci sono però anche altre via praticabili, come i prestiti: «In fondo è la soluzione prospettata dal British Museum ai greci » (quella che gli stessi greci hanno rifiutato in modo assai evidente durante l'inaugurazione del nuovo museo dell'Acropoli). Carandini ribadisce più volte «la necessità delle restituzione per tutte quelle opere depredate dai nazisti agli ebrei». E allo stesso tempo sembra voler dividere il destino delle opere moderne da quello dell'antichità: «Non ci sono motivi perché i greci esigano la restituzione dei Marmi del Partenone, soprattutto adducendo come motivo il fatto di essere gli eredi di Pericle o di Fidia. Un assurdo, allora anche noi italiani, in quanto presunti eredi degli antichi romani, avremmo il diritto di depredare tutte le collezioni di antichità dei musei del mondo, visto che la maggior parte di quei tesori vengono da qui, dall'Italia». Qualcosa che per Carandini può addirittura suonare come «razzista», qualcosa che sembra dimenticare la storia di un opera, il suo percorso, qualcosa (insomma) «che francamente non mi auguro proprio ».
L'archeologo Andrea Carandini Ma non andiamo oltre, difendo i musei
Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, ha espresso le sue opinioni sulla restituzione delle opere d'arte contese ai legittimi proprietari. Secondo Carandini, la restituzione è necessaria per le opere depredate dai nazisti durante la seconda guerra mondiale, ma non è necessaria per le opere d'arte acquisite da musei in epoche precedenti. Carandini sostiene che la restituzione di opere d'arte non dovrebbe essere basata sulla territorialità d'origine, ma piuttosto sulla presenza di quei tesori all'interno dei musei. Inoltre, Carandini suggerisce che i prestiti potrebbero essere una soluzione praticabile per le opere d'arte che non possono essere restituite.
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