La scelta Il collegamento che deturperebbe la valle dell'Elba è voluto dal 57 dei cittadini. Contrari intellettuali e funzionari di museo L'Unesco espelle la città dalla lista dei patrimoni dell'umanità. «Ma migliorerà il traffico» DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BERLINO Grandezza della democrazia. Ieri, la città di Dresda ha gettato alle ortiche il brand dell'Unesco, cioè delle Nazioni Unite, di World Heritage Site, Sito patrimonio dell'umanità. Perché vuole un ponte in più sul fiume Elba che alleggerisca il traffico ma che potrebbe turbare il paesaggio. E perché, testarda, la maggioranza dei cittadini non ha voluto farsi imporre scelte dalle élite cultural-turistiche che dicono di saperla più lunga. Si può vivere senza il marchio di garanzia, ma si soffre se la città è congestionata, hanno stabilito gli abitanti senza dare retta alle mode dominanti. La questione, oggetto di un gran dibattito in Germania, nasce nel 2004, quando la Valle dell'Elba all'altezza di Dresda viene dichiarata Patrimonio mondiale assieme ad altri 878 posti per la bellezza del paesaggio che corre lungo il fiume, compresi i palazzi e le chiese del centro della città ricostruiti dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Un bel titolo, uno dei 33 detenuti dalla Germania. L'anno dopo, però, gli urbanisti di Dresda dicono che serve un ponte in più sull'Elba, per collegare meglio la città vecchia a quella nuova: ce ne sono già quattro, ma la crescita economica, finite le ristrettezze patite negli anni della Germania Est, è notevole e dunque occorrono infrastrutture per mantenere il passo e non costringere i cittadini a una vita d'inferno. Nel 2006, però, l'intervento drastico dell'Unesco: se fate il ponte, perderete lo status di World Heritage: tre anni per scegliere. Naturalmente, a Dresda si apre un dibattito feroce. Si cambiano i disegni del ponte, si tengono manifestazioni e contro- cortei, convegni, azioni legali nei tribunali, dibattiti su una specie di pipistrello a rischio di estinzione. E due consultazioni popolari cittadine, in ambedue i casi finite con un voto a favore del ponte. Dunque, oggi i piani sono in via di sviluppo e il ponte Waldschlösschen si farà, proprio nei venti chilometri di striscia protetta dal copyright dell'Onu. Risultato: ieri, la conferenza dell'Unesco che revisiona lo status dei siti nobili del mondo ha espulso Dresda e la Valle dell'Elba dalla sua lista. A nessun sito europeo era mai successo, da quando, 1972, il brand esiste. Ancora adesso, la città è divisa, rispetto alla scelta. Con una maggioranza netta, il 57 che sale al 61 tra chi ha fra 30 e 49 anni, che è però dell'opinione che si possa vivere anche senza il marchio di Patrimonio dell'umanità. Gli intellettuali e i funzionari di museo sono contrari al ponte. «E' architetturalmente banale ed è stato imposto nonostante gli avvertimenti contrari», sostiene per esempio Martin Roth, direttore delle Collezioni d'arte di Stato di Dresda. Il settore turistico teme che ora arrivino meno visitatori. E gli Amici di Dresda dicono che ora il messaggio «di riconciliazione » che la città esprime sarà molto meno forte. Dall'altra parte, gli abitanti che, per un bel pezzo della loro storia nazismo e comunismo hanno dovuto accettare quello che le élite imponevano. «In una democrazia ha scritto il consigliere comunale Jan Mücke non si può avere una dittatura della minoranza che, agendo su basi culturali o estetiche, pensa di sapere di più della stragrande maggioranza dei cittadini ». A suo parere, il ponte è «un simbolo di una cittadinanza colta e fiduciosa di se stessa che vuole prendere le sue decisioni senza essere criticata o accusata di essere culturalmente arretrata». E auf Wiedersehen all'Unesco.