Cadeo: la città deve essere un museo a cielo aperto. Ma il sovrintendente lo critica Unopera di Arnaldo Pomodoro per far calare larte anche in un triangolo di verde che serve da spartitraffico in via Verri, in pieno centro. Quattro sculture firmate da Salvatore Fiume e Aligi Sassu che, illuminate con luci ad hoc, trasformeranno in un giardino dautore lo spazio di fronte al teatro Nazionale, quando il parcheggio interrato di piazza Piemonte sarà terminato. Si parte da qui. Dai progetti in cantiere. Ma per Palazzo Marino la città dovrà essere sempre più «un museo a cielo aperto». Con opere dautore che potranno abbellire piazze, strade e parchi, creando dei «percorsi urbani artistici» per tutti. In principio furono le mucche. Quelle colorate della cow parade che per due mesi, nel 2007, pascolarono per le vie del centro diventando unattrazione. Da questo esempio temporaneo parte lidea di rendere stabili le "installazioni" nel verde e nelle piazze. Un progetto dellassessore allArredo urbano, Maurizio Cadeo. Che spiega: «Coinvolgerò anche lassessorato alla Cultura, ma questo sarà il mio impegno per i prossimi due anni: dove possibile, in città, aggiungere alberi ma anche opere dautore». Le prime proposte ci sono già. Ma Cadeo, che ha presentato "Milano la città che sale» - una piattaforma che, ancora per oggi, solleverà a 50 metri di altezza milanesi e turisti - vorrebbe aggiungere al più presto almeno un altro tassello: «In via Vittor Pisani dove, tra pochi giorni, sistemeremo i primi alberi in vaso voluti dal maestro Claudio Abbado». In questo caso non cè ancora nessuna scultura. E dal Comune, anche per il futuro, parte lappello: «Per le statue di Sassu e Fiume abbiamo ricevuto donazioni dalle famiglie Rota e Fiume. Un esempio da seguire per cui ci rivolgiamo agli artisti, in particolare ai giovani talenti, al mondo dellimprenditoria e alle fondazioni». Il sovrintendente ai Beni architettonici e ambientali, Alberto Artioli, dà un giudizio positivo: «Mi sembra una buona idea: se si vuole migliorare gli spazi urbani non posso che essere daccordo». Ma, allo stesso tempo, avverte: «Attenzione: serve cura e manutenzione per non trasformare una bella iniziativa in una fonte involontaria di ulteriore degrado. Quando si parla di opere darte, poi, ma anche quando viene coinvolto larredo urbano più in generale, ci vuole qualità. Meglio puntare su alcuni spazi, senza pensare di diffondere larte ovunque. Anche perché bisogna essere sicuri che si stia parlando di opere di valore: ci vorrebbe una commissione per valutare le proposte».