Un mese per conoscere il parere della Consulta. Una delle novità introdotte, sempre che la Corte Costituzionale si pronunci per la legittimità, è l'esclusione dei casi di sentenze passate in giudicato Bisogna ancora attendere per conoscere il parere della Corte Costituzionale sulla legittimità del condono edilizio. La Consulta, dopo l'udienza di oggi, che dovrebbe terminare nel tardo pomeriggio, è chiamata a decidere direttamente nel merito della questione. Le parti hanno infatti definitivamente rinunciato all'istanza cautelare, ovvero alla richiesta di sospensione della legge, ma lo stesso presidente dell'udienza, Gustavo Zagrebelsky, ha rilevato che «esaminando oggi la questione nel merito l'istanza cautelare era ormai considerata assorbita». La decisione è attesa nel giro di un mese, secondo quanto detto dagli stessi avvocati presenti all'udienza. La complessità della materia farebbe escludere una decisione immediata e allo stesso tempo la necessità di dare certezze normative dovrebbe indurre i magistrati a depositare la sentenza «in tempi brevi», hanno detto gli avvocati, entro cioè qualche settimana. Una delle novità che potrebbero essere introdotte nel condono edilizio, sempre che la Corte Costituzionale si pronunci per la sua legittimità, è l'esclusione dei casi di sentenze passate in giudicato. L'interpretazione restrittiva delle norme sulla sanatoria è arrivata dall'avvocato dello Stato, Franco Favara, intervenuto per conto della presidenza del Consiglio. Per Favara «il giudicato deve essere sempre salvato» e in questi casi «il condono non dovrebbe operare». Sì alla sanatoria, invece, non solo nel caso di emersione del sommerso ma anche nelle liti pendenti. Secondo fonti tecniche la restrizione del campo offrirebbe un'interpretazione più chiara della legge, ma non dovrebbe comportare una riduzione di gettito perché i casi di sentenze passate in giudicato riguarderebbero una limitata platea di potenziali aderenti al condono. Gli avvocati delle Regioni che hanno presentato ricorso (Campania, Marche, Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Friuli Venezia Giulia, Lazio e Basilicata) hanno invece ribadito non solo la violazione delle norme costituzionali che riguardano la competenza legislativa sul governo del territorio ma anche il fatto che «non si possono buttare all'aria delle regole - ha detto l'avvocato Giandomenico Falcon, in rappresentanza dell'Emilia Romagna - solo per incassare denari». Per la Campania l'avvocato Vincenzo Cocozza ha rilevato che «con il meccanismo del condono la situazione è peggiorata e il peggioramento è esponenziale anche solo con l'annuncio della sanatoria». La Corte oggi non ha ammesso al giudizio alcune parti che erano intervenute a sostegno delle ragioni delle Regioni: i Comuni di Roma, Salerno, Ischia, Lacco Ameno, Wwf e Codacons. A parte le otto Regioni che hanno contestato il condono ricorrendo alla Consulta, nelle altre Regioni la sanatoria non ha suscitato un particolare interesse dal punto di vista normativo. Al momento, secondo quanto riferito dall'avvocato dello Stato Favara, sono solo cinque le Regioni (Sardegna, Val D'Aosta, Liguria, Puglia e Provincia autonoma di Trento) che hanno deciso di intervenire con una legge sul condono (in Sicilia è stata emanata una circolare che non cambia in nulla il dettato della legge). «Spazi per un intervento regionale ci sono» ha detto Favara contestando l'affermazione delle Regioni per cui la legge sarebbe così dettagliata da non consentire di fatto una normazione da parte degli enti locali. «L'abusivismo edilizio non l'ha creato lo Stato - ha concluso l'avvocato Favara - il fenomeno c'è. Vogliamo vietare al Parlamento di considerarlo e di intervenire?».