Un paesaggio dominato dal traffico. Dal rumore. Dal caos. Dentro il quale è quasi impossibile muoversi a piedi. Non a caso, lungo il "quadrato" di asfalto che circonda l'area ex Trevitex si muovono soltanto auto. E camion. Mentre l'unica persona che si incontra è un mendicante, il quale trascina il piede destro in una posa innaturale e allunga le mani, al semaforo, appoggiando sui deflettori un bicchiere di plastica con dentro qualche sparuta monetina. Camerlata, anno Domini 2009. Un giorno qualunque di un'estate infuocata dal sole. Il quartiere a Sud del capoluogo mostra tutto intero il suo volto peggiore. Architetture composite. Colori ingrigiti dallo smog. Atmosfera pesante. Lo sguardo non trova mai un punto d'appoggio. Se non fuori dal reticolo della Trevitex, nella piazza in cui troneggia il monumento razionalista dei cerchi di cemento armato, ideato da Mario Radice e Cesare Cattaneo e riecheggiato, in forme ciclopiche, nell'autosilo della Valmulini, la cui cima spunta improvvisa agli occhi di chi risale la Napoleona prima del curvone del Sant'Anna. È un connubio irrisolto di vecchio e nuovo, il cuore di Camerlata. Fabbriche trasformate in birrerie e palazzi con le facciate di marmo e acciaio. E al centro, come detto, il grande scatolone rosso scuro nel quale si sarebbe voluto realizzare un grande centro commerciale. È impressionante, visto da vicino, l'ex multisala. Per le dimensioni, ovviamente. E per la struttura. Così geometrica, così squadrata. Così anonima, senza insegne. I mattoni imbruniti della copertura producono l'effetto di un bugnato postmoderno. Segnato da grandi strisce bianche sopra le quali, fino a pochi mesi fa, campeggiavano le luminescenti insegne dell'Europlex. Senza queste psichedeliche scritte l'edificio è quasi irrealistico. Impossibile, per chi lo dovesse osservare senza conoscerne la storia, identificarne funzioni e caratteristiche. Anche questa è una contraddizione insanabile per un quartiere che avrebbe invece disperatamente bisogno di ritrovare la propria identità smarrita. Non è così. Eppure, il multisala-supermercato, oggi occupato in minima parte da due store di Esselunga, fronteggia uno dei locali più frequentati di tutta la città ed è alle spalle dell'ospedale. Avrebbe in sé tutte le caratteristiche per diventare punto di riferimento, come in parte era quando le nove sale cinematografiche dell'Europlex erano in funzione. Ma per il momento è un gigantesco, incomprensibile, mausoleo del nulla. Cambiare qualcosa si deve. Nel rispetto delle regole, ovvio. Il rischio, diversamente, è di sacrificare (anche in prospettiva) una delle aree strategiche della città. Quando il Sant'Anna lascerà il posto alla cittadella dell'Asl e alle case e ai negozi, il destino della ex Trevitex dovrà necessariamente incrociarne un altro. La città non si può permettere una Ticosa in bella copia, pulita e ordinata. Davvero no.
LOMBARDIA - Il mausoleo del nulla nel cuore di Camerlata
Il testo descrive il quartiere di Camerlata, a sud di Milano, come un luogo di caos e disordine. Il "quadrato" di asfalto circondante l'area ex Trevitex è dominato dal traffico e dal rumore, e è difficile muoversi a piedi. Il quartiere è caratterizzato da architetture composite, colori ingrigiti dallo smog e un'atmosfera pesante. Il monumento razionalista dei cerchi di cemento armato è un punto di riferimento, ma il quartiere è anche un connubio irrisolto di vecchio e nuovo, con fabbriche trasformate in birrerie e palazzi con facciate di marmo e acciaio.
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