Di seguito le "puntuali" annotazioni sullo schema di Dm presentatoci il 19 giugno 2009. Dm che, se pur modifica il pessimo disegno rutelliano, non "porta a soluzione" le attuali disfunzioni del governo dei Beni culturali. Queste certamente sono dovute alla Dirigenza tutta, alla discrezionalità con la quale operano le Direzioni regionali, alla mancanza di una seria opera di compartecipazione delle strutture, alla carenza di risorse ma anche alla mancanza di quei criteri obiettivi che dovrebbero presiedere e seguire un processo di riorganizzazione. Così le scelte proposte di ripartizione dei posti di funzione fra le diverse regioni sembrano seguire criteri più di "presenza" (politica, del dirigente influente..) che quelli della funzionalità. Il pensiero corre ai tagli che, seppur indirizzati prioritariamente - verso le regioni "più grasse", non sono poi stati operati in misura eguale (cfr. Campania, Lazio ecc.). Ma questa, come ci ha ben ricordato il Capo di Gabinetto, è acqua passata. Il Dpr che ha sancito i numeri è alla Corte dei conti perciò Veniamo al DM, allora: Ispettorato L'aumento di tre unità aggiunte alla prima continua a risultarci incomprensibilea meno che non si pensi con ciò di creare una sorta di "paracadute" per i tre dirigenti archeologi "sotto ricorso". Nel qual caso la questione avrebbe un altro significato. Cmq per meglio sostanziare l'ampliamento di quattro unità al numero degli Ispettori centrali riteniamo che a tale organismo vadano attribuiti i compiti propri dell'audit (cfr.Agenzia delle Dogane). L'attuale modalità di utilizzo della struttura Ispettiva ne ha compresso l'azione e con essa l'efficacia, riducendola a mero strumento di controllo a consuntivo degli Istituti. Quando non si è dovuto prendere atto in diverse situazioni la negata possibilità di contribuire a far cambiare atteggiamenti, prassi amministrative ecc. (emblematico il caso delle ispezioni all'Archeologica di Roma, al Polo museale) o d'incidere realmente sull'andamento delle strutture controllate. D'altronde, diversamente da quanto appena accennato, ed in mancanza di una qualche attribuzione, non si riuscirebbe a comprendere il potenziamento, almeno in termini quantitativi del personale a ciò impiegato , soprattutto se si considerano i tagli che le leggi hanno imposto all' organico del personale in particolare a quello dirigente di prima e seconda fascia. E' opportuno ricordare come anche i tagli determinino chiusure delle Soprintendenze e il "declassamento" di archivi e biblioteche (dove il taglio raggiunge il 40 a fronte quello delle soprintendenze è del 15) appena dopo il disastro Rutelli, con le ovvie conseguenze negative sul servizio offerto al cittadino, sul personale e sul dirigente vanificando così sforzi e denaro speso per organizzarle (altra dimensione dello sperpero del denaro pubblico). Per quanto concerne le Soprintendenze di settore a seguito della riduzione dei posti, riteniamo di proporre che: 1. siano ripristinate nelle Regioni le Soprintendenze a competenza mista non solo perché confermate nella Regione Toscana ma anche perché costituiscono una risposta adeguata all'unitarietà di governo e contestualizzazione del Bene culturale. Il richiamo fatto da qualcuno alla Commissione Franceschini ci sembra non plausibile in quanto la prefigurazione della "soppressione" delle Miste per quelle specifiche (che poi dobbiamo ricordare metteva i beni artistici con gli architettonici alias miste - e istituiva soprintendenze per i soli beni ambientali) era suffragata da corrispondenti Soprintendenze centrali ecc. Oggi la struttura centrale annovera due direzioni generali all'antichità e alle belle arti e paesaggio infine le direzioni regionali. La ricostituzione delle miste in particolare a Salerno, in Sardegna, in Emilia Romagna, Lazio è dettata oltre che ragioni logistiche, economiche e permetterebbe in più di ridare la dirigenza a istituti a suo tempo accorpati (penso all'archeologica di Cagliari e Sassari) o declassati quali Ostia,le biblioteche Angelica e Casanantense (mentre ricordo la Marucelliana) o l'archivio di Parma oggi abbisognoso più che mai di una dirigenza autorevole che lo faccia traghettare verso la nuova sede e ne rilanci la funzione. 2. Permanendo al situazione attuale in Sardegna ribadiamo di non condividere quanto affermato dalla Uil in merito allo spostamento della Soprintendenza PSAE da Cagliari a Sassari. La Soprintendenza è costituita ormai a Cagliari e sta costruendo un buon rapporto con la Regione ecc. 3. in coerenza con quanto già precedentemente proposto da CGIL e CISL in occasione del dibattito sulla proposta di riforma del Ministero, e per rendere maggiormente presente sul territorio nazionale l'azione di tutela e valorizzazione i nostri Istituti periferici ribadiamo l'utilità di creare uffici decentrati (compresi i gruppi operativi, musei, complessi monumentali,zone archeologiche), a livello almeno provinciale, da affidare a funzionari della III area professionale. Quanto proposto non solo per organizzare gli Istituti periferici del Ministero in coerenza con i processi di decentramento dovuti ad una strutturazione dello Stato in senso decentrato, federale ma anche per determinare risparmi in tempi di percorrenza dei nostri funzionari per raggiungere i territori di loro competenza e delle spese di missione. Quanto proposto permette di valorizzare le competenze tecniche e scientifiche dei funzionari. 4. Se quanto proposto venisse attuato eviterebbe che in futuro si continui a ripercorrere la prassi dell'"Interim" o, peggio, ai ciclici "declassamenti"degli Istituti periferici al fine di accompagnare la penuria dei dirigenti. Infine la Soprintendenza di Ostia meriterebbe maggiore e più attenta valutazione che non il mero declassamento riconducendola all'interno delle competenze della Soprintendenza Archeologica speciale di Roma oggi sottoposta al "commissariamento" per superare "lo stato di abbandono del Palatino" provocato e diretto dall'attuale dirigenzache infine si è auto commissariata (sic!). Roma 24 giugno 2009 Fp-Cgil Libero Rossi
Fp-Cgil
Il 19 giugno 2009, il Ministero della Cultura (Dm) ha presentato uno schema di riorganizzazione dei Beni culturali. L'analisi del testo suggerisce che il DM non risolve le attuali disfunzioni del governo dei Beni culturali, ma piuttosto modifica il pessimo disegno Rutelliano. Le scelte proposte di ripartizione dei posti di funzione sembrano seguire criteri di "presenza" piuttosto che di funzionalità. Il testo critica la mancanza di risorse e la carenza di criteri obiettivi per un processo di riorganizzazione.
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