Domenici se ne va Renzi entra in carica e cita Bono degli U2 «Ebbene si, oggi mi commuovo anchio che sono uno scorbutico». Matteo Renzi diventa ufficialmente sindaco di Firenze alle 11.10, quando Leonardo Domenici legge il testo di rito: «Ti notifico che sei il nuovo sindaco», scandisce il primo cittadino uscente nel Salone dei Dugento gremito, prima di infilare al neosindaco una fascia tricolore confezionata per loccasione. E solo a quel punto, dopo un anno di discorsi complicati e retorica da campagna elettorale, che Renzi allenta la tensione e forse per la prima volta svela unemozione di cui cè spesso traccia solo nei suoi discorsi. Il neosindaco si presenta in Comune in anticipo e prima che il rito del passaggio di consegne abbia inizio, si ferma a salutare Giovanni Galli, il candidato Pdl sconfitto al ballottaggio. «Quando Matteo decise di candidarsi avevo delle perplessità: ha avuto ragione lui», ricorda lex sindaco riconoscendo al successore «intuizione, determinazione e sagacia». Ci sono anche le mogli di Domenici e Renzi, Geraldina, che filma tutto con la videocamera, e Agnese, che col marito scambia occhiate complici e alle tv dichiara che non sarà mai una «first lady». Renzi trova il modo di citare il leader degli U2 Bono: «Ricordate che ora siete depositari dei sogni della gente», dice rivolto ai neoeletti consiglieri comunali. E poi, prima di rinchiudersi nella sala di Clemente VII a colloquio privato con Domenici, ricorda a tutti lesortazione che il marchese di Puena fece a Carlo V neosovrano: «Non dimenticare gli ideali della giovinezza». Intanto si rincorrono le voci sulla futura giunta, che Renzi vuole pronta entro i primi di luglio per riunire il consiglio il 13. Riposta lidea di costruire la squadra di 10 assessori rispettando solo i sottili equilibri di correnti e partiti (scalpitano Idv e Sinistra) e le pressioni dei fedelissimi, ora Renzi è alla ricerca di almeno due nomi di prestigio per qualificare la squadra. Cultura, bilancio e urbanistica le deleghe in ballo. Pare che proprio per il settore bilancio e partecipate, ritenuto strategico in un momento delicato per leconomia e alla vigilia di un potenziale scontro sulle spa in comune con la vicina Prato del Pdl, Renzi abbia già un nome di fama, top secret. Per la cultura si fanno i nomi del critico darte Philippe Daverio e del «Re Mida» delle mostre Marco Goldin, ma nello staff di Renzi non si nasconde il timore che nessuna "star" accetti un ruolo che a fronte di un grosso impegno non prevede stipendi da nababbi. Se non toccasse a un esterno, la cultura sarebbe sicuramente di Dario Nardella. Anche per lurbanistica Renzi vuole un tecnico noto cui affidare una revisione sostanziale del piano strutturale. Non è certo che Massimo Mattei accetti il ruolo di capogruppo Pd (vuole lassessorato alla casa), che potrebbe andare a un volto nuovo come Francesco Bonifazi.