Sono state rimosse le targhe sul Vittoriano, apposte quando era ministro Giovanna Melandri. Lo ha annunciato ieri il sottosegretario ai Beni culturali Nicola Bono. A porre il problema erano stati, con una interrogazione parlamentare, il deputato di Alleanza nazionale Teodoro Buontempo e quello di Forza Italia Luigi Muratori. «La rimozione - sostiene Bono - si è resa necessaria in considerazione sia della sostanziale inutilità delle due targhe, sia, in particolare, per scongiurare sul nascere ogni tentazione di possibile, futura azione emulativa da parte di chi, rivestendo la carica di responsabile dei beni e delle attività culturali, avesse voluto utilizzare i monumenti quale luogo per testimoniare il proprio passaggio e quindi la propria vanità». Le due targhe erano in realtà due semplici lastre di plastica trasparente con una lunga scritta in caratteri rossi e bloccate alla parete di travertino da quattro perni in acciaio. In fondo alla scritta c'era la firma della Melandri, che aveva inaugurato la riapertura al pubblico dell'Altare della Patria dopo i lunghi restauri. «Una vicenda grottesca - commenta ora l'ex ministro - ma posso dire che sono contenta che il mio desiderio, espresso il giorno in cui ho lasciato l'incarico, sia stato finalmente esaudito». Quale desiderio? «Di togliere la firma da quelle che in realtà non sono targhe o lapidi, come qualcuno le ha definite, ma semplici manifesti di benvenuto ai cittadini, che doverosamente erano firmati dal ministro in carica. Per questo, quando me ne sono andata, ho chiesto al sovrintendente Ruggero Martines di togliere la firma, perché mi sembrava indelicato che rimanesse la firma di un ministro che non c'era più. Il sovrintendente, che ha cose più importanti di cui occuparsi, forse si è dimenticato. Quando è scoppiata la polemica con l'interrogazione parlamentare, ho rinnovato a Martines la richiesta per iscritto. E Martines mi ha risposto che avrebbe passato l'ordine al sovrintendente ai Beni architettonici di Roma Roberto Di Paola». Bono precisa che «la rimozione non è certo dettata dal desiderio di cancellare le tracce di chi ha preceduto al governo l'attuale compagine», bensì «dal dovere di tutelare la dignità delle testimonianze artistiche del nostro patrimonio culturale da qualsivoglia deturpazione e intervento». E sottolinea «la tempestività con cui si è proceduto ad onorare l'impegno, che evidenzia l'efficienza che comincia a caratterizzare l'azione del ministero». «La vera competizione dell'attuale ministero - ribatte la Melandri - avrebbe dovuto essere quella di far apparire tante altre targhe con la firma di Urbani. Invece il ministro ha bloccato centinaia di cantieri e tagliato i fondi per i restauri. Non si parla più del museo dell'audiovisivo all'Eur, i lavori al Centro per le Arti contemporanee vanno a rilento, i restauri alla Domus Aurea e a Palazzo Barberini sono interrotti. Per non parlare del resto d'Italia».