Lintera rete viaria ippodamea andrebbe conservata, essendo il più forte segno di identità, come dimostra la notorietà di una strada come la Spaccanapoli. Allinterno di ciascun isolato dovrebbero invece esservi interventi moderni e funzionali Sembra che stiano maturando le condizioni eteronome - politiche, economiche, sociali, più che urbanistiche e darchitettura - per un efficace intervento nella parte più antica della nostra città. Quanto vado a esporre è frutto della lezione di Roberto Pane, tuttavia interpretata dal sottoscritto in una chiave forse meglio adatta ai nostri tempi. Infatti, sin dagli anni Ottanta, in varie occasioni, ho notato che la via più efficace per la tutela e lo sviluppo della Neapolis fosse quella di assegnarle una funzione ben precisa e prevalente, donde laforisma, Il centro antico di Napoli come cittadella degli studi. In seguito ho dimostrato che sin dalletà romana la destinazione duso di questarea urbana è sempre stata quella di ospitare edifici e servizi relativi a ogni tipo di scuole, al punto che quando si è tentato di uscire da questa zona - si veda il caso del Palazzo degli Studi, voluto dal viceré conte di Lesmos nel 1615, adattato poi a Museo archeologico - il programma è fallito con il ritorno nel quartiere di cui ci occupiamo. Beninteso, la mia ipotesi di trasformare Neapolis in un moderno campus universitario non intende affatto ridurla solo a questo; conosciamo tutti i limiti di quartieri urbani a destinazione unica e specializzata. Il centro antico comprende e comprenderà almeno altre due funzioni che lo caratterizzano fortemente: quella residenziale e quella terziaria. In fatto di residenza, tutto lantico da ristrutturare e tutto il nuovo da edificare, tolti gli spazi necessari agli studi, dovrebbe essere destinato a case per studenti e docenti, ricercatori e personale tecnico; a foresterie e a case-albergo per studiosi stranieri e professori a contratto, per coloro insomma motivati a stare stabilmente o periodicamente a contatto coi centri di cultura napoletani. Quanto alla funzione terziaria, a essa sarebbe affidata la ben nota vitalità dellambiente e con essa il fattore di continuità fra il passato e il presente: antiquari, restauratori, librai, commercio della carta, tipografie, botteghe artigianali di ogni tipo, mercati e mercatini, negozi di generi alimentari continuerebbero a esistere, non più al servizio di una popolazione in gran parte orientata a trasferirsi altrove quanto soprattutto di unaltra intenzionata a risiedervi per ragioni di studio e di lavoro. In dettaglio, questa idea è contenuta in un mio libro dal titolo Facciamo finta che. Ora si tratta di andare oltre, di indicare come attuare questo duplice programma, mediante linee efficaci e comprensibili a tutti. Anzitutto va ribadito il concetto della distinzione fra "antico" e "storico", essendo storica tutta la città, ivi compresa la sua parte più moderna, mentre la zona di Neapolis è insieme storica e antica. Chiariti questi punti teorici, ecco i miei suggerimenti attuativi. In primo luogo, lintera rete viaria ippodamea, con i suoi decumani e cardini, andrebbe conservata, essendo comunque la maggiore caratteristica e il più forte segno di identità della città antica, tantè vero che si nomina più una strada, la Spaccanapoli, che questo o quelledificio; viceversa allinterno di ciascun isolato dovrebbe esservi il maggiore intervento moderno, funzionale alla destinazione duso di ogni singolo edificio, come ci insegnano le trasformazioni operate dagli ordini ecclesiastici del secolo XVII. Cosicché, fatte salve le chiese e altri complessi monumentali, e riportate alla luce molte strutture archeologiche (prima fra tutte il teatro e lodeon) limmagine dallalto della cittadella degli studi dovrebbe essere un ordinato susseguirsi di ampi chiostri e cortili, limitati al contorno dalle stradine attuali a cardini e decumani. Saranno questi ampi spazi interni alle insulae ad adattarsi alle diverse istituzioni universitarie e scolastiche, come pure alle residenze degli studenti e del personale addetto agli studi. Talvolta sarà il caso di unificare più insulae, come è avvenuto in passato, e qui sarà necessario praticare sotto le nuove costruzioni sottopassaggi, pur di non modificare la rete viaria. Questultima, limite fra lantico e il nuovo, costituirà dunque limpianto, rispetto al quale commisurare ogni altro tipo di modificazione. In alcuni miei saggi, ho parlato di chiostri laici per dare lidea di una spaziosità a cielo aperto disponibile a nuove funzioni. Laici ma non laicisti perché senza un miracolo politico-economico tutte queste teorie e disegni resteranno sulla carta. È proprio unutopia pensare a un "campus" universitario, non circondato da prati e da attrezzature sportive (che pure potrebbero impiantarsi), ma da templi e ruderi antichi, palazzi rinascimentali, chiese e conventi delletà barocca? Non ignoro le difficoltà per realizzare un simile "progetto", ma non credo che vi siano molte altre alternative per la conservazione attiva del nostro centro antico. In attesa che le dispute culturali si compongano e che si formi la necessaria volontà politica, non ci resta che ricorrere alla fantasia, che comunque è allorigine di ogni impresa umana.