Il primo relatore del convegno-studio sul territorio ispicese, moderatrice la giornalista Giuseppina Franzò, è stato il direttore del servizio Beni archeologici della Sovrintendenza di Ragusa Giovanni Distefano, sul tema «Recenti scavi e scoperte archeologiche ad Ispica e nel territorio». Un intervento seguito con attenzione dall'uditorio, consapevole che il relatore è «cresciuto» assieme alle tante scoperte archeologiche al Parco Forza e nel territorio. Giovanni Distefano si è detto onorato, come Sovrintendenza, di essere presente a «questo battesimo. Siamo corsi in massa, oserei dire come padrini, a battezzare la vostra associazione». Il relatore ha sottolineato che per Ispica viene riservato «un rapporto particolare», ha evidenziato la validità della neo associazione «che per certi versi ci fa sentire meno soli». Ha ricordato a grandi linee tutti gli scavi e le scoperte di questi ultimi anni ad Ispica e nel territorio nel quale non si è finito di intervenire, ha parlato di «quantità e di qualità» delle ricerche, sottolineando sempre la vicinanza delle amministrazioni che si sono succedute negli ultimi trenta anni, soffermandosi poi sulle ricerche e sui risultati dell'anno 2009 nel Parco Forza. Ha parlato del Palazzo marchionale, una struttura sicuramente edificata su un precedente edificio fortificato, affermando con certezza, attraverso gli scavi, che l'edificio originario è stato sicuramente ampliato, padiglioni sono stati realizzati dalla famiglia Statella. Ha fatto un cenno sul famoso «Centoscale» incavato nella roccia, me sui risultati conseguiti di recente oggetto di intervento degli altri oratori. Sono intervenuti poi gli archeologi Michele Crescione e Lorenzo Zurla sul tema «La scoperta nel vignale San Giovanni ad Ispica». Si è parlato del recupero dell'antica chiesetta di San Giovanni e del mulino ad acqua dei «Tre ladri», lavori che hanno permesso il ritrovamento di un sepolcreto, il ritrovamento della chiesetta di San Sebastiano in una «calcara», resti di pavimento in terra battuta, di tegole, del periodo normanno, ceramiche riconducibili all'undicesimo secolo. L'archeologo Michele Crescione ha evidenziato, con l'aiuto di magnifiche diapositive, di necropoli, di tombe realizzate non nella stessa direzione, evidentemente, come è stato sottolineato dal relatore, adattate alla morfologia della roccia. Portate alla luce anche tombe definite «familiari». L'archeologo Lorenzo Zurla si è anche soffermato su quanto portato alla luce nel corso dei lavori di realizzazione del «percorso archeologico», presenze numerose di ipogei, uno definibile come catacomba, e tombe a fossa. L'intera zona, insomma, si è rivelata ricca di interesse archeologico. Gli archeologici Anna Maria Sammito, Servizio beni archeologici della Sovrintendenza iblea, e Giuseppe Terranova hanno affrontato il tema «Le nuove tombe a tholos nel costone Palazzelli a Ispica». Questo tipo di tombe, rinvenute una in contrada Scalaricotta e ben quattro nella zona San Marco-Favara, sono state portate alla luce nel corso dei lavori di consolidamento del costone roccioso, quello sottostante il convento di Santa Maria di Gesù. L'archeologo Anna Maria Sammito, con l'aiuto di diapositive ha illustrato all'uditorio la realtà delle tombe a tholos, edifici funerari dell'area micenea, ricavate nella roccia, quasi tutte «violate» rendendo difficile la datazione, comunque riconducibile alla media età del bronzo. L'archeologo Giuseppe terranova ha illustrato in modo analitico le cinque tombe a tholos scoperte, le loro caratteristiche ricordando anche la scoperta di ipogei funerari e arcasoli. L'ultima relazione quella tenuta dall'archeologo del Servizio beni archeologici della Sovrintendenza, Saverio Scerra, sul tema «Il relitto di Pantano Longarini: nuove considerazioni». Una relazione seguita con attenzione perché in un certo senso ha demolito tesi quasi consolidate, fortemente critico sulla relazione sottoscritto dallo studioso Morton sul relitto di Pantano Longarini, rinvenuto nel corso dei lavori da operai del consorzio di bonifica delle Paludi di ispica. E Morton avrebbe ricostruito la «consistenza» del relitto basandosi quasi esclusivamente sul racconto di un operaio, mancherebbero insomma riscontri reali e scientifici. Il relatore è stato anche fortemente critico, con il sostegno di diapositive, sulle operazioni di recupero, e di smontaggio e montaggio dello stesso relitto, databile settimo secolo, poi sistemato e dimenticato per molti anni nelle vicinanze del rinvenimento in una vasca. A sostegno delle tesi l'archeolgo Saverio Scerra, nell'introdurre la problematica dell'antica nave di Pantano Longarini ha parlato del relitto di Yassi Ada. La conclusione della relazione con una imprevista affermazione. Per il reatore il relitto di Pantano Longarini dovrebbe essere etichettata come «una chiatta costiera di straordinaria dimensioni impegnata forse per sviluppare l'economia della zona». Interviene subito il prof. Sesto Bellisario che prende atto delle tesi dell'archeologo Scerra, ricordando il vero problema degli ispicese sul relitto, la città vuole che il relitto faccia ritorno ad Ispica. Conclude il convegno l'intervento dell'ex sindaco Rosario Gugliotta, che si è battuto affinché il relitto facesse ritorno in sede per essere musealizzato magari nell'ex macello ubicato ai piedi del Parco Forza, il sindaco Gugliotta, fra l'altro, ha ricordato che è stato sottoscritto alla regione un protocollo in questo senso nel 2001 e ancora non reso esecutivo. E a proposito di musei il dott. Giovanni Distefano, in un breve intervento, ha affermato che la città avrà «due musei», uno per ospitare quanto rinvenuto all'interno del Fortilitium, il secondo per quanto portato alla luce nella parte meridionale di Cava d'Ispica.