Apre Dioniso e il corteo danzante dei Satiri, quindi la lotta tra Eteocle e Polinice In mostra i capolavori che i romani utilizzavano in tragedie e commedie In principio fu il teatro greco, con le maschere tragiche fatte di sughero, legno e tela di lino, facce grottesche dai lineamenti esasperati indossate dagli attori per coinvolgere il pubblico. Poi il teatro romano e le prime traduzioni di tragedie e commedie dal greco al latino, le compagnie di attori professionisti giunte dalla Grecia, i grandiosi teatri di pietra di età augustea costruiti per la prima volta al centro delle città, come descritto da Vitruvio nel suo De Architectura (I secolo a. C.). Nella preistoria del teatro occidentale cè tutto un mondo di suggestioni letterarie e memorie artistiche riassunte in una mostra "Il teatro antico e le maschere" che si inaugura alle 18,30 al Museo archeologico, in piazza Museo. Una esposizione curata da Pietro Giovanni Guzzo, Maria Rosaria Borriello e Valeria Sampaolo organizzata dalla Soprintendenza speciale per i Beni archeologici e lassessorato regionale al Turismo pensata in continuità con il Napoli Teatro Festival. Quattro sezioni per un itinerario nelle maschere del teatro antico, nei materiali e nelle testimonianze pittoriche presenti nella collezione dellArcheologico. Ad aprire la mostra Dioniso e il corteo danzante dei Satiri a cui si attribuisce il teatro delle origini sotto forma di splendidi esemplari della ceramografia greca a figure nere del VI secolo a.C. Lungo il percorso espositivo si ammirano i vasi della collezione storica del museo, che rappresentano lIfigenia in Tauride e altri episodi della tragedia euripidea (che si scopre molto amata dalle popolazioni meridionali) e unurna etrusca, mai esposta al pubblico, con la lotta tra Eteocle e Polinice. A questo si aggiungono mosaici, affreschi, pitture parietali e maschere di marmo e terracotta dei personaggi del teatro tragico e della commedia, restituite dagli scavi delle antiche città sepolte dalleruzione vesuviana del 79 d. C., in origine destinate allornamento di giardini o alla decorazione architettonica. Per la prima volta viene esposto interamente al pubblico un gruppo di 15 maschere in gesso a grandezza naturale venute alla luce durante la prima fase degli scavi di Pompei, modelli a cui un artigiano si ispirava per costruire esemplari destinati alla scena. I «tipi» della farsa atellana, Bucco, il vecchio col naso adunco che richiama la più recente maschera di Pulcinella che poi sono giunte fino alla Commedia dellarte e hanno attraversato i secoli fino a noi. La mostra si chiude con una panoramica sugli edifici teatrali antichi della Campania. Quelli visitabili come il piccolo odeon di Pompei, il più antico esemplare romano datato al 75 a.C., quelli rimasti visibili solo in parte come i resti del teatro di Miseno di cui si conservano parte della scena e della cavea, non più percorribile invece il cunicolo che da unarcata del corridoio attraversava tutta la collina e conduceva direttamente al porto. Vicino al mare sorgeva anche il teatro-ninfeo annesso ad una villa marittima di età imperiale nellarea di Bacoli andata quasi del tutto distrutta, chiamato "sepolcro di Agrippina" perché si credeva erroneamente che accogliesse la tomba della madre di Nerone. Tiziana Cozzi
CAMPANIA - Da Ercolano e Pompei volti e trucchi di scena al Museo Archeologico
La mostra "Il teatro antico e le maschere" si apre al Museo archeologico di Napoli alle 18,30. La mostra è curata da Pietro Giovanni Guzzo, Maria Rosaria Borriello e Valeria Sampaolo e si articola in quattro sezioni. La prima sezione esplora le maschere del teatro antico, mentre le altre tre sezioni presentano materiali e testimonianze pittoriche della collezione dell'Archeologico. La mostra presenta esemplari della ceramografia greca a figure nere del VI secolo a.C., vasi della collezione storica del museo, mosaici, affreschi, pitture parietali e maschere di marmo e terracotta.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo