Il «caso Madre» arriva al Quirinale. Il direttore del museo di arte contemporanea di Largo Donnaregina a Napoli, Eduardo Cicelyn, ha inviato un appello al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, affinché possa aiutare a dirimere, e definitivamente, lo scontro con la polizia municipale. Non solo, la petizione, in italiano e in inglese, sarà da oggi sul sito internet del museo. Dopo aver incassato il dissequestro delle sale da parte dei giudici del Riesame (che parlano, tra l'altro, «di mero accanimento da parte della polizia municipale» nel corso degli ultimi mesi), Cicelyn passa al contrattacco: due giorni fa ha presentato il ricorso al Colle ai ministeri per i Beni culturali, dell'Interno e al Comune di Napoli. Un ricorso al presidente Giorgio Napolitano affinché possa aiutare a dirimere, e definitivamente, il «caso Madre». E, ancora, una petizione, in italiano e in inglese, che sarà da oggi sul sito internet del museo di largo Donnaregina. Il direttore Eduardo Cicelyn, dopo aver incassato il dissequestro delle sale da parte dei giudici del Riesame (che parlano, tra l'altro, «di mero accanimento da parte della polizia municipale» nel corso degli ultimi mesi), passa al contrattacco e due giorni fa, assistito dall'avvocato Lodovico Visone, ha presentato il ricorso straordinario al Colle e, per conoscenza, al ministero dei Beni culturali, dell'Interno e al Comune. «A Venezia il Guggenheim ogni lunedì organizza un aperitivo a base di arte e musica e così a New York o a Berlino mentre a Napoli, per fare le stesse cose ho dovuto chiedere - ironizza il direttore del Madre - l'autorizzazione per fare "attività pubblica danzante". Ma lo posso fare solo dopo un'ora la chiusura del museo e non dappertutto. Come se le due cose fossero distinte e separate. Assurdo che vecchie leggi limitino le attività museali di arte contemporanea». Da qui nasce il ricorso straordinario portato ora all'attenzione del presidente Giorgio Napolitano: «Se ritiene meritevole la nostra battaglia, può spingere affinché il Consiglio di Stato decida di pronunciarsi in merito alla vicenda». E così, in tredici pagine di ricorso, oltre a ripercorrere tutta la querelle museo-polizia municipale iniziata il 31 ottobre scorso, si sottolineano due peculiarità. La prima: «Lo scopo degli eventi è solo quello di avvicinare alle espressioni artistiche propriamente museali - si legge - una fascia della popolazione probabilmente estranea alle stesse. Secondo una formula già sperimentata nei più prestigiosi musei del mondo». Nella seconda invece si ripercorre tutto l'operato di questi mesi di pm e polizia municipale, già bollato dal Riesame, come «mero accanimento» e basato «su una questione politica». L'appello in rete, invece, a cui aderiranno nelle prossime ore Achille Bonito Oliva, Salman Rushdie, Francesco Clemente e Alvaro Siza, servirà «a far partire da Napoli una battaglia culturale che convinca la classe politica a emendare la legge dei beni culturali del '92 e fare in modo che un museo d'arte contemporanea non debba più sottostare al testo unico di polizia». Una presa di posizione forte quella di Cicelyn che vuole chiudere per sempre la questione. «Pretendo - dice - che le istituzioni culturali non debbano sottostare a vecchie leggi e a qualche agente troppo zelante per chissà quali motivi».