Visione antropocentrica dell'Ambiente. Il fraintendimento nasce da lì: non vuole dire centralità dell'uomo, ma gestione «An (tropo)centrica» dell'«affaire» aree protette. Carlo Alberto Oraziani, ex presidente del Parco Nazionale dei monti sibillini, c'è arrivato dopo due anni e più di arrovellamento sul significato nascosto in quella frase pronunciata dal ministro Altero Matteoli all'indomani del suo secondo mandato firmato Berlusconi al ministero dell'Ambiente. Per dirla con Valerio Calzolaio o Fabrizio Vigni, di Sinistra ecologista, la parola «antropocentrismo» si deve tradurre nel gergo del governo con «occupazione sistematica del potere». L'affare è di quelli a molti zeri: 500 milioni di euro di investimenti, 80 mila addetti occupati nel settore attraverso 500 cooperative e 200 associazioni onlus per 23 parchi nazionali, 128 regionali, 24 aree marine protette e 2230 siti di interesse comunitario. Questo il patrimonio realizzato dal 1991 e il 2001. Poi più nulla. Non un area marina in più, non un nuovo parco. Il libro bianco dei parchi, presentato ieri dai Ds e Sinistra ecologista, dal significativo titolo «Le conseguenze di 3 anni di malgoverno del centrodestra», è una sorta di fotografia dello status quo che a vederla getta nello sconforto anche il più ottimista degli ambientalisti. Altero Matteoli è stato certosino: ha firmato dal primo all'ultimo sfregio, in nome dell'An(tropo)centrismo. Il primo vero colpo è iniziato con la progressiva riduzione dei finanziamenti: nel 2004 sono formati da 43,5 milioni di euro, meno di quelli stanziati nel 1998 quando di parchi ce n'erano 4 di meno. I contributi per gli investimenti nei parchi nazionali (il vero motore della macchina che muove l'economia legata alle aree protette) lo scorso anno erano pari a 10 milioni, nel 1990 25 milioni. Quest'anno zero. Poi, è arrivato lo spoils System. Ieri mattina Valerio Calzolaio, Sergio Gentili (portavoce di Se), Enzo Valbonesi (responsabile dell'associazione), Fabrizio Vigni, Donalo Piglionica, si sono alternati con i loro interventi, per completare la fotografia. Sui 22 parchi istituiti e realizzati nell'era pre-matteoliana 4 sono stati commissariati (Circeo, Arcipelago toscano, foreste casentinesi e Appennino tosco-emiliano) «due sono governati da un vicepresidente perché il presidente è scaduto e non ci sono nomine in vista; ben 7 parchi sono sprovvisti del consiglio direttivo». Affonda Sergio Gentili: «Dei nove presidente nominati da Matteoli ben sei sono di An, tre di Forza Italia». Restano fuori Lega e Udc, ma i parchi questi sono, per la miseria. «Il vero scandalo - dicono gli esponenti di Sinistra ecologista - non è neanche questo, quanto il fatto che in grandissima maggioranza sono persone che con l'Ambiente non hanno nulla a che fare». Sono stati scelti tra immobiliaristi, avvocati e professionisti vari, tutti uniti da un'unica passione: An. Tra i nuovi arrivati c'è chi è più esuberante degli altri, «come quel presidente di parco nazionale che si è visto solo due volte e dirige da casa sua». La nuova tecnica del ministro è quella di tenere tutti quelli che non sono del suo partito sulla graticola: «Solo 3 parchi hanno direttori in regola, mentre in 16 enti hanno incarichi di 3 mesi, oppure un contratto di consulenza», precisa Enzo Valbonesi. Il futuro non lascia ben sperare. Sapete che va dicendo in giro il ministro? «Nel suo giro elettorale - racconta Graziani - va dicendo ai suoi "Siate tranquilli, perché i nuovi presidenti saranno tutti nostri, e inoltre, con la legge delega sostituiremo alla necessità dell'intesa con le regioni per la nomina dei presidenti, la sola necessità del parere"».