La giornata Bertolaso: per ricostruire serviranno cinque anni Letta: cammino della speranza. Applausi e fischi L'AQUILA Se le città hanno un'anima, quella dell'Aquila aleggia qui, a piazza Duomo, dove Maria Grazia Lopardi, avvocato dello Stato, cammina estasiata e sospira: «Finalmente rimetto piede su queste pietre. Adoriamo la nostra città. Essa ha bisogno di noi». Dopo due mesi e mezzo, gli aquilani possono godersi di nuovo il centro storico. «Riapriamo dalle 11 alle 22», dice il sindaco Massimo Cialente. E' venuto per l'occasione un illustre abruzzese, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Lo accoglie una folla che preme ansiosa dietro le transenne. Un signore lo fischia e gli grida «buffone», ma tutti gli altri applaudono. «Non sono qui per fare polemiche dice lui. Vorrei che questa passeggiata fosse vista come il cammino della speranza. L'Aquila dovrà tornare a volare». E ci riuscirà, secondo Carlo Massimini, un operaio che guarda commosso la grande cupola del Valadier, che sembra sfondata dalla zampata crudele di un mostro. «E' la cupola della chiesa delle Anime Sante. Qui la gente veniva a battersi il petto e a raccomandare l'anima al Signore». Ma adesso la chiesa è sfregiata e quel che resta della cupola è sorretto da grigie inferriate. Eppure, dice un anziano di nome Angelo Vari, «pensavo peggio». Si guarda intorno e si consola: «A giudicare dalle facciate sembra quasi tutto a posto». Certo, la cattedrale di san Massimo, protettore della città, appare lievemente inclinata, le campane sono crollate, e tuttavia non si ha l'impressione che il terremoto abbia inflitto danni mortali. «Il peggio non è fuori, ma dentro», dice Massimina Pesce, che aveva casa e studio di pittura proprio in centro, a Costa Masciarelli, «la via più bella della città». Ha trovato stanze e scale schiantate. Sprofondato a venti metri sotto il livello di piazza Duomo anche l'interno della birreria Magoo, uno dei ritrovi dei 27 mila universitari che studiavano all'Aquila. «Se gli ambienti interni sono polverizzati - osserva Eugenio Carlomagno, direttore dell'accademia di Belle Arti - quanto reggeranno le facciate?». A suo avviso, si sta perdendo tempo, «bisogna mettere rapidamente in sicurezza le abitazioni, stendere una rete protettiva». La gente fa capannello. Concorda che è necessario fare in fretta, «i soldi ci sono, per favore non li mettano in mano agli amministratori locali». La piazza riaperta al pubblico sembra aver diffuso una certa euforia. Ma ecco che il capo della protezione civile Guido Bertolaso dissiuade dai facili entusiasmi. «Mettetevi in testa raggela tutti che per ricostruire il centro ci vogliono 5 anni. Se bastano». In effetti, osserva Gianni Letta, «non si può pensare a un miracolo. Il governo ha assunto un impegno. Lo manterrà, ma ci vuole tempo». Intanto raccomanda agli aquilani di ringraziare il cielo che gli ha mandato Bertolaso: «Tenetevelo caro». I ragazzi sfoggiano magliette con la scritta «I love L'Aquila», i bambini giocano a pallone, scene che sarebbero normali, ma siccome si svolgono all'ombra dei bracci di quattro gru lanciati verso il cielo, assumono un aspetto un po' surreale. «Il fatto è - spiega Amedeo Esposito, lo storico del posto - che siamo tutti allegri e commossi nel rivedere il cuore della città ferito». E' arrivato anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Va al matrimonio di un amico, Salvatore Santangelo. «Vivono in tenda lui e la sposa. Compiono un atto di fiducia». Celebrazione in una chiesetta di legno regalata dalla Provincia di Trento. Per giovedì 25 atteso il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi. Verrà a visitare il quartiere dove vivevano i dipendenti delle Officine carte e valori, che stampavano le banconote durante la seconda guerra mondiale.