Il Parco nazionale dell'arcipelago toscano, nato tra profezie di sventura, si è rivelato un efficace strumento per frenare la cementificazione che, con gli 8 piani strutturali dei Comuni, avrebbe portato all'Elba altri 2 milioni di metri cubi di cemento in un'isola con già 20.000 seconde case. Dopo 13 anni dalla sua istituzione si può parlare ormai di una "accettazione" del Parco, ma non ancora di una comprensione delle sue potenzialità. Nel 2008 è stato approvato il piano del Parco che fissa le norme di gestione del territorio, con previsioni che più che equilibrate sembrano equilibriste, spinte come sono sulla stretta fune tesa tra salvaguardia di un ambiente unico e un turismo di massa ma sempre più concentrato in un breve periodo. Manca ancora l'altro strumento essenziale che raccorda il Parco alle attività economiche: il piano pluriennale di sviluppo economico e sociale che la comunità del Parco (che riunisce i 1o Comuni dell'Arcipelago e quello di Livorno, la Regione Toscana le Province di Livorno e Grosseto) non è stata ancora in grado di approvare. Il Parco ha in questi anni messo, anche con il "Walking Festival" primaverile, le isole al centro di un esteso turismo escursionistico e le 7 isole dell'arcipelago sono un vero e proprio scrigno di segreta biodiversità che turisti ed isolani stanno solo da poco cominciando a scoprire: il santuario delle farfalle di Monte Perone all'Elba, l'area europea con il maggior numero di specie di lepidotteri, il discoglosso di Montecristo, il falco pescatore di Capraia, i rarissimi gabbiani corsi a Pianosa, la foca monaca riapparsa miracolosamente al. Giglio, le oltre 1.200 specie botaniche che fanno dell'Arcipelago la zona della toscana con la maggiore biodiversità floristica, i fondali intatti di Pianosa unici in tutto il Mediterraneo. Gioielli che però stentano ad essere valorizzati appieno, anche se sono sempre meno rare iniziative grande qualità come gli eco-alberghi di Legambiente Turismo o quelle di successo piccoli consorzi di imprenditori turistici, agenzie e guide ambientali che hanno fatto della valorizzazione dell'ambiente e delle vacanze natura il centro di un'offerta che va così ben oltre una "normale" stagione turistica che tende sempre più ad accorciarsi. Per non parlare del turismo subacqueo, che vede già nell'Arcipelago una delle più alte concentrazioni mondiali di diving centers e che potrebbe avere ancora maggiori possibilità e continuità se intoppi burocratico-amministrativi non avessero fino ad ora impedito al Parco di realizzare punti di immersione a Pianosa ed a Giannutri. A questo si aggiunga quelle inespresse potenzialità di un'area marina "monca" che sono di fatto le salvaguardie intorno a Gorgona, Capraia, Pianosa, Montecristo e Giannutri, 6o.ooo ettari di mare e divincoli che il Dpr del 1996 ha affidato al Parco, che però non potrà normarli e gestirli fino a che non verrà istituita definitivamente l'area marina protetta dell'Arcipelago toscano prevista addirittura dalla legge 979 del 1982. L'esempio forse più eclatante di questo empasse è Pianosa, completamente del Demanio dello Stato, liberata dal carcere speciale nel 1997, nella quale il Parco non ha nessun potere di intervento su un patrimonio edilizio enorme che sta rapidamente degradando. Un degrado di cui naturalmente si da la colpa all'area protetta. Il problema del Parco e del suo futuro forse sta tutto qui: in un rapporto irrisolto tra protezione e vecchia politica basata sulla rendita e su una scarsa innovazione e sulla cattiva e furbesca abitudine delle istituzioni di utilizzare il Parco come comodo alibi per ? scaricargli addosso ridardi e colpe non suoi, a cominciare dal record negativo toscano della raccolta differenziata nei comuni dell'Arcipelago per finire ai trasporti o magari all'esplosione delle popolazioni di cinghiali e dei mufloni introdotti molto prima dell'istituzione del Parco a scopi venatorie ornamentali. Insomma, J. Parco, quando "usato", è un potente marchio promozionale di cui gli isolani devono finalmente appropriarsi se vogliono trasformare in occasione economica il vincolo di cui spesso si lamentano. Qualche imprenditore lo ha capito, gli amministratori pubblici molto meno.