Circa settanta reperti, in massima parte mai esposti in un unico contesto, che raccontano la storia delle maschere e di chi le indossò, che narrano le vicende di stampi colorati di terracotta e di volti dipinti capaci di suscitare gioia e dolore in chi li vedeva. È la mostra «Il teatro antico e le maschere» che s'inaugura giovedì alle 18,30, al primo piano del Museo archeologico nazionale, dove rimarrà fino al prossimo trentuno agosto. In quattro sale, al primo piano dell'edificio, nell'area prossima ai reperti della villa dei Papiri, saranno rappresentare le storie dei personaggi che calcarono le tavole dei teatri campani venti secoli fa. Vicende di vita vissuta che tornano dopo duemila anni e vengono mostrate con un allestimento sviluppato in partenariato con l'Assessorato al Turismo e ai Beni Culturali della Regione Campania, nell'ambito del progetto «6 viaggi in Campania 2009», e curato dal soprintendente archeologo Pietro Giovanni Guzzo, dalla direttrice del Museo, Valeria Sampaolo, e da Maria Rosaria Borriello. Quattro sezioni per ripercorre le vicende del teatro, sottolineando il peso avuto da quello greco, prima, e da quello romano, in seguito, sull'origine della drammaturgia moderna. Pappus, Maccus, Buccus erano difatti gli antenati degli attuali Arlecchino e Pulcinella ed erano i personaggi principali delle atellane, le farse popolari di origine osca dove con linguaggio osceno e situazioni di crudo e piccante realismo erano proposti, in maniera elettiva, i tradimenti, con il classico triangolo formato da lui, lei e l'altro. E, Paris - Paride - fu artista eccellente in questo segmento teatrale, tanto da essere più volte ricordato nei graffiti pompeiani con il titolo di «re della scena». E fu ben famoso in quella città se i suoi tifosi si sentirono in dovere di intitolargli una sorta di circolo con sede nell'osteria di Purpurione, poco distante dall'edificio teatrale. Le maschere indossate, di creta o di cartapesta, dipinte a significare gioia o dolore, racconteranno ancora di loro, nelle vetrine dell'Archeologico. Gli affreschi mostreranno le espressioni e gli abiti indossati sulla scena, perché gli attori vestivano abiti di scena colorati differentemente per indicare classe sociale, età del personaggio interpretato, tipo di occupazione, avevano il volto coperto da una maschera di cartapesta la cui caratteristica era quella di presentare una bocca molto larga perché assumesse le funzioni di megafono e la voce si sentisse anche alle ultime file. Il primo attore e la prima attrice, i personaggi principali, quelli che alla fine si sarebbero sposati, avevano sempre i capelli biondi. Chi interpretava il padre buono mostrava la chioma argentata e le guance grassocce e un poco cadenti. Al contrario, il genitore severo era riconoscibile per i capelli di un rosso acceso e per il colore della maschera facciale tendente al giallastro, quasi a significare un ittero derivato da violenta incavolatura. Il personaggio instabile portava una maschera che da un lato si mostrava sorridente e dall'altro aveva l'espressione corrucciata. Particolare interessante è l'esposizione di un gruppo di quindici maschere in gesso, a grandezza naturale, che verosimilmente costituiscono i modelli di cui un artigiano pompeiano si dovette servire per la realizzazione di esemplari destinati alla scena. L'ultima sezione è dedicata agli edifici teatrali antichi della Campania. «In essa - sottolineano i curatori della mostra - vengono proposte tutte le notizie storiche sui teatri campani, stimolando il visitatore a visitare edifici importantissimi come quello di Pompei, i resti del teatro di Miseno, il cosiddetto Teatro di Agrippina, a Bacoli, e il teatro di Neapolis, che la Soprintendenza sta recuperando».
CAMPANIA - Il teatro antico e le maschere
La mostra "Il teatro antico e le maschere" si apre giovedì alle 18,30 al Museo archeologico nazionale di Napoli. La mostra raccoglie circa settanta reperti, tra cui maschere e affreschi, che raccontano la storia del teatro antico e delle maschere indossate dai personaggi. La mostra è curata dal soprintendente archeologo Pietro Giovanni Guzzo, dalla direttrice del Museo Valeria Sampaolo e da Maria Rosaria Borriello. La mostra è suddivisa in quattro sezioni che raccontano le vicende del teatro antico, dal greco al romano, e include anche reperti di maschere e affreschi.
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