RICOGNIZIONE. Monte, Masua, Monte Tesoro, Santa Viola, Castelletto, San Briccio, Monticelli Un grande patrimonio storico e ambientale che va in rovina Speranze per Monte, dove un italoamericano è proprietario I forti della Lessinia, dopo l'unione del Veneto al Regno d'Italia nel 1866, dovevano costiruire una linea di difesa se mai l'Austria avesse deciso di attaccare dall'altopiano, come Eugenio di Savoia alla testa delle armate imperiali nel 1701. Furono adattati allo scopo forti austriaci, girando verso nord i cannoni prima puntati a sud. Altri forti vennero costruiti in posizioni dominanti. Fu il generale Giuseppe Salvatore Pianell, comandante del corpo d'armata territoriale, a insistere perché si integrasse un sistema fortificato alla piazzaforte di Verona. Tra il 1880 e il 1885 si completò così la cintura fortificata della Lessinia. Oggi questi dinosauri dell'architettura militare sono diruti, abbandonati, sconciati dalle spoliazioni e dai vandali. Altri esempi di ingegneria militare sono stati preservati: dalla Linea Maginot francese, ai forti belgi, a quelli di Val d'Aosta e Trentino. Invece delle 72 fortificazioni otto-novecentesche del Veronese ne rimangono una quarantina, di cui pochissime quelle in buono stato: il forte di Rivoli, che è stato deposito militare fino a poco più di un decennio fa. Meno noti di quelli di Peschiera, del Baldo e di Verona, i forti della Lessinia sono bellissimi: in pietra locale, bianca, rosa e rossa, laterizio, ma anche in calcestruzzo e bitume, tutti con enormi aree di rispetto ora rinselvatichite, tutti in posizioni panoramiche. [FIRMA]MONTE Da Ceraino di Dolcè, in val d'Adige, salendo a piedi sui tornanti dell'ex strada militare, si arriva prima al forte Hlawaty, a 236 metri di quota su di un ripiano del monte Pastello. Quando 20 anni fa il Corpo Forestale dello Stato lo lasciò, aveva ancora i pavimenti in assoni di quercia. Ogni volta che i vandali spezzavano il lucchetto il comandante generale, Vittore Foradori, ne metteva uno nuovo. Adesso il forte è aperto e in degrado. Costruito fra il 1849 e il 1852 interamente in pietra, aveva nove pezzi d'artiglieria con cui batteva la val d'Adige e la piana di Rivoli. Diventato italiano, fu ammodernato nel 1884. La bella strada che lo raggiunge prosegue fino al forte di Monte (Comune di Sant'Ambrogio), che reca ancora sul portale l'incisione originale (i caratteri di bronzo sono stati rubati): forte Mollinary. Un nido d'aquila sulla pianura a 410 di quota. È esploso alla fine dell'ultima guerra. Aveva 24 bocche da fuoco e una guarnigione di cento soldati. Dopo essere stato acquisito dal notaio Canal, ora è di un arcolese che vive in Arizona, Massimo Godi, 68 anni. La proprietà dell'italoamericano si estende su cinque ettari, forte compreso. Cosa ne farà? Si spera in un rinascimento, dopo che il forte in questi anni è solo stato usato per presunti «riti satanici»: si ritrovarono scritte strane e resti di animali. MASUA Da Monte si può salire a Cavalo e arrivare al forte Masua (931 m) sopra Molane. È il più grande dell'altopiano, 100mila metri quadrati di areale, pianta poligonale, mimetizzato da bancate di terra. È chiuso, ma si può chiedere di accedervi ai gentili proprietari, i Grigoli, che abitano nella casa isolata a sinistra del forte. Oltre, c'è una batteria in caverna che aveva sei obici e quattro cannoni. Come tutti i forti della Lessinia non sparò un colpo con i suoi dodici cannoni. I 250 soldati di guarnigione tirarono invano schioppettate agli aerei austriaci decollati dal Trentino per bombardare Verona il 14 dicembre 1915: 37 morti, soprattutto in piazza Erbe. Durante la costruzione avvenne un incidente: il 2 novembre 1883 morirono quattro muratori (vedi articolo nella pagina a destra). MONTE TESORO A Sant'Anna d'Alfaedo si prosegue per Corrubbio e il forte Monte Tesoro. Come quello di San Briccio, fu costruito capitozzando un colle con molti resti preistorici. Ora è pressoché inavvicinabile per la lussureggiante vegetazione cresciutavi da quando non c'è più a custodirlo il leggendario maresciallo artificiere Vincenzo Peloso (vedi articolo nella pagina a destra). È sempre stato deposito militare, polveriera insomma. Costruito nel 1905 a 917 di quota, il Tesoro domina la media Lessinia; aveva lo stesso armamento del Masua con anche quattro mortai. La posizione (e la vegetazione) lo tutelano dai vandali, l'ardua visita è meno deludente del solito. Gran paesaggio e rara flora spontanea. SANTA VIOLA Superata in alto la Valpantena e il vaio Paradiso, ecco forte Santa Viola, l'eccezione alla regola dell'abbandono grazie all'ex Comunità montana e al Parco della Lessinia che lo stanno restaurando (vedi articolo nella pagina a destra). CASTELLETTO Sull'altro crinale, sulla valle di Mezzane, a est del Santa Viola, fra Cancello e Moruri, sorgeva il forte Castelletto, a 610 metri di quota. Nell'ultima guerra fu deposito di esplosivi e teatro di una strage con 36 morti (vedi l'articolo nella pagina a destra); oggi restano solo i ruderi. SAN BRICCIO Si arriva da San Martino Buon Albergo; il forte sorge sulla sommità di un colle in Comune di Lavagno. Nato nel 1883 a 230 di quota, con batterie volte a nord ed est, aveva 290 uomini di guarnigione con 12 cannoni, quattro obici e quattro mortai. Dal 1979 al 2006 il gruppo diretto da Lino Pasetto, direttore del coro La Fonte, allestì nel forte mostre, raccolte etnografiche, convegni, feste, rappresentazioni teatrali, proiezioni, rassegne di cori. La Regione Veneto sembrava voler acquistare il forte dal demanio. Niente di fatto, mentre invece l'Intendenza di finanza alzava l'affitto. I volontari rinunciarono alle loro iniziative. Dice Paola Colombo, moglie di Lino Pasetto: «Noi il forte lo abbiamo gestito senza contratto, ma pagando la pigione. Ci chiesero altri 25 milioni di lire e fummo costretti a rinunciare: abbiamo dato le chiavi al sindaco e una settimana dopo i ladri hanno rubato tutto quello che c'era da rubare. Si diceva che volevano farci una lottizzazione intorno, l'ennesima cementificazione». Il 25 aprile 1945 qui fu sventata una strage come quella del forte Castelletto: Marino Composta, partigiano della brigata Manara guidata da Luciano Dal Cero, convinse i 12 militari fascisti del presidio a permettere alla popolazione di svuotare il forte da 400 quintali di tritolo, trattò poi la resa dei fascisti e li salvò da rappresaglie. MONTICELLI Sulle prime alture a nord di Vago, in località Monticelli, era dislocata una batteria di artiglieria a supporto del forte San Briccio. La fortificazione, costruita nel 1883, anche in recenti pubblicazioni era data per persa. Invece Lino Vittorio Bozzetto, esperto d'architettura militare, ha rivelato che i resti, ben conservati, esistono ancora: l'area fu venduta dal demanio nel 1929 e da allora è coltivata, ma si conservano spalti e murature. Un'oasi verde e una testimonianza storica che Legambiente ha chiesto di preservare: la Soprintendenza ha già bloccato una speculazione edilizia.
L'Arena
23 Giugno 2009
VENETO - Ultima battaglia per i forti: salvarli dalla distruzione
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