Conoscete le "Passeggiate romane" di Stendhal? È uno dei suoi libri più belli, in questo caso evocatore di una Roma inizio '800 struggente e bellissima oltre che praticamente vuota, un po da vecchia stampa dellepoca, con qualche cavallo e qualche carrozza. Io, molto più modestamente, ma anche più tristemente vado tessendo alcune insulse passeggiate palermitane, in mezzo al traffico, ai rumori, talvolta al degrado dei luoghi. Luoghi fino a non molti anni fa gradevoli, tipici di una piccola metropoli mediterranea dal clima temperato con inverni tiepidi che inducevano la nobiltà di mezza Europa, famiglie reali comprese, a svernare a Palermo. Ora noi palermitani nella nostra città non solo ci sverniamo, ma vi trascorriamo lintero anno salvo brevi periodi di vacanza e ne conosciamo pertanto sulla nostra pelle tutti i disagi e i difetti di oggi. Palermo è divenuta, al pari di molte altre città meridionali, invivibile, sporca, rumorosa, in breve volgere di anni trasformatasi in una megalopoli sgradevole, divisa sostanzialmente in tre parti: il centro storico, i nuovi quartieri residenziali e la cintura dei quartieri ghetto. Il ritorno al centro storico è collegato in larga misura al periodo della "primavera" orlandiana. È un merito che va riconosciuto a quella amministrazione. Che favorì un processo di riappropriazione di una parte della Palermo storica nella quale però il processo di degrado aveva già raggiunto uno stadio piuttosto avanzato. I molti recuperi edilizi, i numerosi restauri di storici palazzi depoca, taluni veramente splendidi, non sono riusciti infatti ad eliminare quei processi degenerativi, di modo che il ritorno cè stato, molti vi hanno preso casa, chi ci vive ci vive bene e non se ne lamenta, ma certo il visitatore esterno non può non costatare come il degrado continui e persista. Molti bei palazzi rifatti convivono fianco a fianco con tuguri fatiscenti dando la sensazione di un processo avviato ma certo non completato. Il centro vero e proprio di Palermo, quello per intenderci compreso fra i due teatri Politeama e Massimo, è quello che forse ha sofferto di più della trasformazione della città, nella sua impetuosa crescita dovuta al vasto processo di inurbamento avviato nei primi anni '50 in coincidenza con la creazione e il progressivo ampliamento degli uffici amministrativi della Regione Siciliana che fra i suoi molti regali ci ha fatto anche questo: la sostituzione della piccola città mediterranea vivace e animata con una tetra megalopoli popolata di sconosciuti, una vera e propria "folla solitaria" degna delle attenzioni della sociologia urbana più avanzata. Volete un esempio: provate a svoltare velocemente senza troppo pensarci su da Via Ruggero Settimo in Via Cavour. Vi troverete nel bel mezzo di un vero e proprio suk che non ha tuttavia nulla del pittoresco delloriginale ma consta bensì di una serie di banchi e banchetti ove stanno in bella mostra occhiali da sole taroccati, falsi telefonini, e altra merce contraffatta che taluni poveracci tentano di vendere ad altri poveracci. Ora non vorrei infierire, ma ci sarà ancora qualcuno che ricorda come in quello stesso identico luogo, subito dopo la cartoleria Tosini, suonava nel pomeriggio lorchestrina di dame sotto il tendone della Birreria Italia? Erano gli anni '40 o gli anni '50? Certo mi rendo conto che certi ricordi magari fin troppo lancinanti e personali finiscano per somigliare sia pure alla lontana alla famosa petite madeleine di felice memoria, e che questo atteggiamento non ha nulla di moderno e che oltretutto non serve nemmeno molto a capire il presente e a modificarlo in senso positivo. E tuttavia credo anche che rievocare nel loro giusto peso e senza enfasi taluni fatti e misfatti antichi e nuovi di questa città non sia del tutto inutile anche per far si che i giovani imparino a conoscere meglio la Palermo di ieri e di oggi anche attraverso la memoria degli anziani. Certo non sono un architetto e nulla so di urbanistica e di piani particolareggiati. Eppure il destino ha voluto che trascorressi un tratto della mia ormai lunga vita proprio in mezzo agli architetti che ne sanno assai più di me e che probabilmente non condividono neppure alla lontana le nostalgie di un signore che si diletta (si fa per dire) di passeggiate palermitane ahimè assai malinconiche, piene di negozi chiusi per sempre, di vetrine abbuiate, di "affittasi", tutte testimonianze inequivocabili, credo, di un declino non compensato da novità degne di rilievo. Restano certo le gioiellerie, nuove, splendenti, fornitissime, una diecina, se non conto male, in poche centinaia di metri di strada. E non sarò certo io a lagnarmene. È il mercato, bellezza. s. buterahotmail. it
SICILIA - le passeggiate palermitane in difesa della memoria
L'autore descrive le sue passeggiate nella Palermo del passato, quando la città era più bella e tranquilla. Ora, però, Palermo è diventata una megalopoli sporca e rumorosa, con un centro storico in declino. L'autore ricorda come il centro storico sia stato favorito dalla "primavera" orlandiana, ma i restauri edilizi non hanno eliminato i processi di degrado. Molti bei palazzi sono stati rifatti, ma convivono con tuguri fatiscenti. Il centro vero e proprio di Palermo è stato colpito dalla trasformazione della città, con la sostituzione della piccola città mediterranea con una tetra megalopoli.
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