Meno di dieci giorni fa il Consiglio dei Ministri ha approvato, in via definitiva, il regolamento di riorganizzazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali; a questo ha fatto seguito la presentazione, nel dettaglio, dello «Schema di d.P.R. recante Regolamento concernente la riorganizzazione del Ministero e l'organizzazione degli Uffici di diretta collaborazione del Ministro». All'interno del provvedimento, tra l'altro, si trova indicata anche l'istituzione della Direzione generale per la valorizzazione del patrimonio culturale che sarà affidata a Mario Resca. In base a questa riorganizzazione, tutti gli attuali dirigenti del Mibac - anche quelli territoriali, come i soprintendenti delle varie province - tra luglio e settembre saranno costretti a ripresentare una domanda scritta per rimanere a lavorare nel luogo dove già operano. Quest'ultimo passaggio, tuttavia, non è così scontato e qualcuno potrebbe (il condizionale è d'obbligo) cambiare sede, in un generale turbillon di conferme e novità che non risparmia nessuno, anche coloro che vengono considerati «intoccabili». Come per esempio Cristina Acidini. Nella nuova geografia dei dirigenti territoriali, al suo nome potrebbe non essere pi affiancato quello del Polo Museale fiorentino che lei dirige da primo ottobre 2006. Le voci di una sua possibile sostituzione si sono fatte insistenti e trovano conferma presso la stessa direzione di via della Ninna: «Sì, sono cosciente che c'è questa eventualità - ha detto la stessa Acidini dimostrando tutta la sua preoccupazione - . Per cui vedremo che cosa decideranno a Roma». A gestire gli eventuali spostamenti dei soprintendenti è direttamente il Capo di Gabinetto del ministro, Salvatore Nastasi, che chiaramente non rilascia alcuna dichiarazione in merito. Certo è che la sua azione è da pi parti attesa e allo stesso tempo temuta, perfino dagli altri dirigenti del ministero. Ma torniamo ai rumours sull'Acidini. Nel caso fosse costretta a lasciare il suo ufficio di via della Ninna, potrebbero aprirsi due possibilità: prendere il posto il Mario Lolli Ghetti alla Direzione Regionale dei Beni Culturali della Toscana, o scambiarsi di posto con l'attuale soprintendente al Polo Museale romano, Claudio Strinati. E qui si apre un altro capitolo della vicenda nerché entrano in gioco i fattori riguardanti la nuova gara per affidare i cosiddetti «servizi al pubblico» del Polo Museale fiorentino. Negli ultimi 12 anni a Firenze ha operato l'associazione temporanea di imprese guidata da Giunti e coordinata da Opera Laboratori Fiorentini (il cui 30 è stato rilevato dall'associazione Civita che ha sede a Roma e alla guida della cui segreteria generale potrebbe andare presto Gianni Letta, che ne fu uno dei fondatori insieme a Gianfranco Imperatori, scomparso di recente), ma il contratto è scaduto lo scorso 3l maggio. Il suddetto decreto che riorganizza il Mibac affida proprio alla Direzione generale per la valorizzazione del patrimonio culturale diretta da Mario Resca il compito di bandire le gare di questi servizi aggiuntivi dei musei, cosa che accadrà quando lo stesso Ministero non sarà più bersaglio di associazioni (come Confcultura) che lo accusa di non operare secondo il Codice degli appalti dei lavori pubblici. Quando questo accadrà, come detto, anche a Firenze sarà bandita la gara a cui parteciperà una serie di soggetti tra cui, oltre alla stessa Ati-Giunti (con Civita dunque), anche Motta, Skirà, Prg e, naturalmente, Mondadori Electa. Proprio il rodato rapporto tra quest'ultima sigla e Strinati, verrebbe letto come una «barriera» al dilagante strapotere di Civita. C'è di che appassionarsi. Questa lettura è condivisa anche dall'ex-soprintendente del Polo fiorentino, Antonio Paolucci, il quale, tuttavia, esclude la rimozione di Cristina Acidini: «Le mie informazioni romane dicono che la soprintendente rimarrà dov'è. A Firenze potete dormire sonni tranquilli».