ALGHERO. A caccia di tesori sommersi contro i «pirati» dell'archeologia, i trafugatori di reperti che giocano a fare Indiana Jones. Questa volta ad arrivare prima sono stati i carabinieri che si occupano di tutela del patrimonio culturale, mettendo al sicuro un rilevante tesoro archeologico di macine litiche e lingotti di piombo. Il carico di una nave romana del primo secolo avanti Cristo è stato individuato dai militari del nucleo subacquei di Cagliari - con il supporto degli archeologi della soprintendenza e dei carabinieri della motovedetta della compagnia di Alghero - tra il golfo di Alghero e quello dell'Asinara, nel mare antistante Capo Mannu, a circa venti metri di profondità. Un ritrovamento avvenuto nel corso di un'accurata ispezione dei fondali di una parte della costa collegata alle antiche rotte e quindi "sospettata" di conservare tesori archeologici. Le imbarcazioni dei carabinieri, senza il fascino della Calypso di Cousteau, ma dotate delle moderne attrezzature di ricerca, hanno perlustrato attentamente quel tratto di mare nel corso della settimana e i sommozzatori hanno recuperato alcuni lingotti del peso di trenta chili ciascuno, adagiati da più di duemila anni su un fondale roccioso, e particolarmente esposti a possibili razzie. Di chi sogna un souvenir dell'antichità o spera di rivenderlo e non si accontenta della ricompensa (magari non facile da ottenere e che spesso richiede molto tempo) della segnalazione. I ritrovamenti nascono infatti spesso da avvisi di pescatori subacquei o da quelli che salpando le reti portano su qualche resto d'anfora. La scoperta del giacimento risale a due anni fa, su indicazione dei carabinieri della motovedetta della compagnia di Alghero, quando venne recuperato un primo lingotto. Nel sito però non è stato trovata nessuna traccia di un nave colata a picco. «È probabile - spiega Gabriella Gasperetti, responsabile del settore subacqueo della soprintendenza - che il carico, pesante, sia stato gettato fuoribordo in occasione di una tempesta che rischiava di far affondare l'imbarcazione. Finora sono stati recuperati tredici lingotti. Arrivano dalle miniere della Spagna, testimonianza dell'importante traffico di metalli tra penisola iberica e Italia nella tarda età repubblicana. Ci aiuta a ricostruire la storia, la presenza dei bolli impressi ai margini che indicano il nome Caius Utius Filius: il proprietario delle miniere di piombo argentifero. Gli Utii erano una famiglia che raggiunse un elevato grado di prosperità grazie all'attività mineraria. Dimostrano la ricchezza di questo traffico i carichi di piombo con lo stesso bollo ritrovati sempre sulla costa occidentale della Sardegna, allo scoglio Businco nell'isola di Mal di Ventre». Sfruttamento delle miniere che divenne ancora più intenso in epoca imperiale. La necessità sempre maggiore di approvvigionamento di materie di prime spinse gli imperatori a sfruttare anche i giacimenti dell'isola, come quelli dell'Argentiera e di Canaglia, vicini al tratto di costa dove è stato ritrovato il carico. «Un recupero che - aggiunge Gabriella Gasperetti - conferma la frequentazione delle rotte che attraversano il Mar Mediterraneo in direzione Roma. Rotte nelle quali la Sardegna aveva un ruolo fondamentale. Era un perno per la navigazione. In particolare il nord dell'isola con il porto di Turris Libisonis costituiva una tappa fissa per i necessari rifornimenti». Ora quel piombo - che sarebbe stato destinato alla costruzione di chissà quale oggetto: monete o tubature o pesi nelle reti da pesca come oggi - dopo aver riposato per secoli su quel fondale marino è pronto a levarsi le incrostature marine che l'hanno ricoperto per così tanto tempo. I preziosi reperti sono stati trasportati al centro di conservazione e restauro della soprintendenza a Li Punti per i conseguenti interventi conservativi e di analisi scientifica. «Il piombo - spiega Antonio Chessa della Soprintendenza, che seguirà da vicino il restauro - non comporta particolari problemi di degrado. Gli interventi di pulizia sono più semplici rispetto a manufatti di ceramica che spesso vengono ritrovati. Intanto il sito continuerà a essere costantemente monitorato alla ricerca di altri eventuali lingotti sparsi in quel fondale marino».