«Chiudiamo il vecchio volume marrone rilegato in cuoio che contiene il viaggio musicale del Burney, e lo posiamo sulla tavola di quercia. La luce rosea e dorata del tramonto illumina il campanile di mattoni di S. Giacomo Maggiore (...) Leghiamo i lacci delle cartelle piene zeppe di vecchie stampe, rimettiamo sui loro scaffali i libri di musica scuciti che odorano di muffa, e ce ne andiamo. Uscendo ci fermiamo un momento nel refettorio a volta, vasto e deserto, dove i passi risuonano come in una chiesa, mentre, nella luce grigia del crepuscolo che lentamente lo invade, appaiono vagamente le file di ritratti: Benedetto Marcello, Niccolo Jommelli, il Farinello, strano e misterioso nel suo manto di Calatrava....". Così la giovane scrittrice Violet Page, meglio conosciuta col nome di Vernon Lee, dopo aver compiuto un viaggio musicale in Italia sulle orme dell'inglese Charles Burney, descriveva il museo che fu di Padre Martini a Bologna, intorno al 1880. Con Farinelli, il più famoso sopranista della storia della musica, ritratto da Corrado Giaquinto, quel museo che accoglieva la collezione di manoscritti musicali che fu di Padre Giovanbattista Martini (il francescano professore di contrappunto osservato che mise insieme la più ampia biblioteca musicale d'Europa), erano i ritratti che il frate settecentesco chiese e ottenne dai maggiori musicisti del suo tempo, da Johann Christian Bach a Wolfgang Amadeus Mozart, dalle cantanti d'opera alla famosa libreria musicale attribuita a Giuseppe Maria Crespi. La collezione che fu di Padre Martini, ricca di oltre 17.000 volumi sulla musica, è un unicum nella storia dell'arte d'Europa. Una parte della biblioteca, con una parte dei trecento ritratti che composero la quadreria antica e la collezione di strumenti musicali del Museo Medievale si appresta a lasciare la storica sede del Liceo Musicale di Bologna, poi Conservatorio, per ordinarsi nelle restaurate sale del Palazzo Sanguinetti di Strada Maggiore. Nasce quindi il Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna, progetto fortemente voluto dall'attuale amministrazione bolognese, che il ministro Urbani inaugurerà oggi, ma irto di insidie e difficoltà. Una legge dello Stato tuttora in vigore lega infatti il patrimonio martiniano alla sede del Conservatorio che fu di Gioachino Rossini e l'attuale esposizione nelle sale del museo nuovo, spiegano le relative Soprintendenze, è soltanto un «prestito». L'inizio dell'allestimento ha visto l'intervento dei carabinieri, e l'opposizione di gran parte degli insegnanti del Conservatorio, che reclama infatti il ritorno in sede di tutto il materiale entro il prossimo 3 novembre. «È un prestito temporaneo», ribadiscono le Soprintendenti sui quotidiani. Intanto il museo nasce, tra manifesti e proclami da una parte, rassicurazioni dall'altra e la promessa collezione di clavicembali antichi di Ferdinando Tagliavini che sembra dirottata a un'altra città. «Non c'è armonia», «manca l'accordo» sono i giochi di parole che dominano gli articoli di questi giorni. Intanto i camion sono partiti con il loro carico di cento quadri e trecento libri. Il 3 novembre si vedrà: chi va, chi resta, se i belli tornano in Piazza Rossini e vengono i brutti, oppure...