In uscita il primo libro-catalogo sugli oggetti votivi del Santuario di Madonna dellArco a SantAnastasia Nel museo si coglie il riflusso mormorante di tante microstorie Un gigantesco e polifonico rosario Le immagini votive sono organiche, volgari, sgradevoli e sovrabbondanti Attraversano il tempo Grucce, sandali, badili, zappe, catene, scale, bare, ceri, trecce di capelli, modelli di barche. La caverna di Platone al contrario. Il museo degli ex voto di SantAnastasia, nel santuario della Madonna dellArco, con le sue migliaia di oggetti e le oltre 4300 tavolette votive dipinte o i cosiddetti "lamierini" tagliati come parti del corpo, è la riproduzione perfetta di un mondo "a posteriori": un universo parallelo nel quale è racchiuso tutto ciò che lumanità avrebbe potuto perdere e che, grazie ai poteri soprannaturali, ha invece conservato. "Scampato pericolo": questo il tema del libro "Votum. Museo degli ex voto del santuario di Madonna dellArco" (Editrice Domenicana Italiana, 165 pagine, 50 euro) che ha lintroduzione di Roberto De Simone, da sempre studioso dellargomento religiosità e che al museo ha anche donato alcuni oggetti della sua collezione di ex voto. È il primo studio e anche il primo catalogo del museo aperto a SantAnastasia con i fondi del Giubileo del 2000: tre sale di 600 metri quadrati, la Sala delle tavolette e velieri, la Sala degli oggetti e quella dei preziosi. Un museo che appartiene alla storia, più che allarte, pur contenendo lavori artistici o di artigianato anche alto. «Le immagini votive sono organiche, volgari; tanto sgradevoli da contemplare quanto sovrabbondanti e diffuse. Esse attraversano il tempo», e sono insensibili allo stile, a qualsiasi evoluzione, scrive, infatti, nella sua lettura del fenomeno "Ex voto" (2007) il filosofo e storico dellarte francese Georges Didi-Huberman. Nel suo saggio, De Simone, soffermandosi sul gesto rituale delle paranze di "battenti", che corrono tutta la vita per il soprannaturale, spiega che lalta concentrazione di ex voto a Madonna dellArco si deve allimportanza che al luogo hanno dato i libri e le cronache dal Quattrocento in poi. Inutile dirlo, poi, ex voto significa miracolo, e più le pareti del tempio si ricoprivano di targhette in lega di stagno e argento raffiguranti piedi, mani, occhi guariti da terribili mali, o di apparecchi ortopedici ormai inutili, più il santuario era prestigioso. I perdenti cercano sempre un capro espiatorio. Uno sconosciuto e sfortunato giocatore di palla e maglio e una bestemmiatrice, Aurelia Del Prete, posero la prima pietra del santuario: lui tirando una boccia sulla guancia della Madonna che lasciò il segno sul dipinto, lei indirizzandole anatemi che le valsero il rinsecchimento e la caduta dei piedi. Molti bambini vesuviani hanno avuto gli incubi, dopo aver visto in quella gabbietta con due estremità mummificate il simbolo di che cosa può capitare a chi non si comporta come si deve. «Il numerosissimo materiale dipinto e gli oggetti - dice Roberto De Simone - sono solo una testimonianza scampata a distruzioni, lavori di ristrutturazione della chiesa e vari traslochi. Nel museo si coglie il riflusso mormorante di tante microstorie. È un gigantesco e polifonico rosario, quello di ex voto pittorici e oggetti devozionali che una volta coprivano totalmente le mura del santuario come ipnotici geroglifici». Microstorie come quella di Mastro Antonio Piperniero, che il 23 gennaio 1676, come recita una scritta sul muro esterno del santuario, rischiò di essere schiacciato da un pezzo di lava vesuviana che stava trasportando per lavorarlo: il sasso è ancora lì, sopra la scritta. Più recenti i guantoni da boxe di Patrizio Oliva, donati per una delle sue prime affermazioni, quella contro il campione foggiano dei pesi Welter Giuseppe Russi il 4 novembre 81 a Ischia. In coda al saggio, una serie di testimonianze avvalora, tra laltro la tesi del curioso contrasto fra la grazia ricevuta e lappellativo della madonna dellArco: uno degli intervistati nell82 a Casoria ricorda che "arco" viene dallarca dove i contadini dellentroterra impastavano il pane o lo riponevano prima di cuocerlo, «e - aggiunge - se chiammavano pure 'e taùte». La Madonna dellArco, quindi, è anche quella della morte, o dei morti viventi, i sopravvissuti. Tuttaltro che finito, luso di donare alla chiesa il simbolo dello scampato pericolo. I più moderni ex voto sono di anni recenti: due siringhe da insulina in oro, offerte di un ex tossicodipendente, una targhetta a forma di siringa con le iniziali delleroinomane redento, e una scritta "Voglio vivere. Amedeo".