Si legge come un romanzo "Heirktai" di Benedetto Giambona e Adalberto Magnelli Unindagine nel tempo che arriva alla guerra punica nelle sciare di fronte a Terrasini In anni di ricerche gli autori hanno rinvenuto monete, frammenti di ceramica e altre tracce del III secolo avanti Cristo Grazie a Polibio è stato identificato il luogo che fu teatro di aspri scontri con lesercito di Amilcare Barca Tutto ebbe inizio allorchè, in unassolata mattina di giugno del 1556, lo storico siciliano Tommaso Fazello, padre domenicano di Sciacca, raggiunse la Montagnola di Palmeto, vicino Terrasini. Guadagnata faticosamente la cima, lerudito simbatté nelle rovine di una città sconosciuta e nel suo De rebus siculis, decade I, cap. V, così a descrisse: «domina su questo golfo a due miglia dal mare un monte erto, alto, scosceso, assai difficile da espugnare perché ha una sola via di accesso, quella verso Oriente e lentroterra peraltro, ben protetta e bisognosa di un presidio molto piccolo. Sulla sua sommità cè una pianura che in tutta la sua estensione, circa un miglio, è occupata dalle enormi rovine di una grande città e di edifici abbattuti, da pietre enormi, da tegole laterizie dinaudito spessore, da vasi di terracotta di forma insolita sia per noi che per i saraceni, e da tante cisterne, una per ogni casa, simili a quelle che vedemmo nelle città di Erice e di Segesta, il tutto in modo sparso e confuso». Il Fazello credeva di avere scoperto le vestigia dellantica città di Elima, fondata dal principe troiano Elimo figlio di Priamo re di Troia che, sfuggito insieme ai suoi compagni allincendio della città, era approdato su questi lidi. Affascinato dalle ipotesi ricostruttive dei commentatori, nei primi anni '60 ho cominciato le mie ricognizioni sul monte Palmeto, armato di umiltà e soprattutto di pazienza. Ciò che pareva affiorare erano soltanto i resti di un antico centro medievale... Quando Benedetto Giambona studia per la prima volta i misteri di monte Palmeto ha solo 14 anni, ed è affascinato da Schielmann e dalla scoperta della mitica Troia. Assieme ad altri ragazzi comincia a cercare, fra i libri e fra le pietre della montagna a due passi dalla sua casa di Terrasini. Finisce che non trova nulla, ma non per questo si scoraggia. Le occasioni per tornare sul Palmeto si ripetono. Due monete del XIII secolo rinvenute luna accanto allaltra, una di Federico II e laltra dellemiro Moamed IbnAbbad, riportano il giovane Giambona alletà medievale: quando il Palmeto era stato fra le rocche dove serano rifugiati i musulmani ribelli allimperatore, e in segno di sfida lemiro aveva coniato le sue monete. Ma, per quanto interessante, non era il medioevo che continuava a stregare limmaginazione del ragazzo. Il quale una volta adulto continua a studiare, riportando il suo essere dilettante alletimo della parola: prova diletto nelle ricerche, può quindi permettersi di perdere molti anni per ricostruire, indizio dopo indizio, una realtà lontana e dimenticata. Adesso - con la collaborazione storico-filologica di Adalberto Magnelli - Giambona racconta il risultato di tanto lavoro nel libro Heirktai e gli accampamenti romani di Monte Palmeto, pubblicato dal comune di Terrasini e arricchito da unintroduzione di Sebastiano Tusa che a pieni voti ne promuove il metodo di ricerca: Giambona somma archeologia, topografia, analisi filologico-testuale delle antiche fonti, capacità di leggere una grande quantità di dati. Nel corso di lunghi anni larcheologo dilettante continua a chiedersi se le vicende medievali di monte Palmeto non siano state precedute da un insediamento più antico, e gli indizi cominciano a sommarsi. Nelle sue perlustrazioni rinviene frammenti di ceramica risalenti agli anni fra il IV e il III secolo a. C., un pastore trova per caso alcune bronzee monete siracusane, agrigentine e cartaginesi. E poi ci sono i muretti a secco. Nelle montagne siciliane niente è più familiare di un muretto a secco, ma monte Palmeto ogni tanto lasciava affiorare le tracce di altri muri che non si riusciva a spiegare col consueto uso agricolo; non servivano, infatti, a terrazzare il pendio. Poi alcune foto aeree mostrarono qualcosa che andava oltre ogni aspettativa: sullo spiazzo in cima alla montagna i muretti antichi si susseguivano in fila, sino a formare un rettangolo il cui perimetro misurava 2.549 metri, aperto sul lato minore. Poco distante era identificabile unaltra figura geometrica, stavolta un quadrato dal perimetro di 1.288 metri. Al centro dello spazio rettangolare si individuavano piattaforme quadrangolari, altri rettangoli più piccoli creavano una sorta di misterioso paesaggio che nella sua introduzione Sebastiano Tusa definisce «le incredibili geometrie murarie» di monte Palmeto. Lanalisi comparativa fra le foto del Palmeto e quelle di alcuni siti archeologici britannici e spagnoli, doverano stati rinvenuti i resti di accampamenti romani, chiarì il mistero: sulla montagna, dietro casa Benedetto, Giammona aveva individuato le tracce di un accampamento del III secolo a. C., ma ancora erano da interpretare i reperti che faticosamente si stavano raccogliendo. Cerano chiodi che forse erano serviti a tenere assieme i sandali dei legionari, qualche frammento di ceramica. Ma i reperti erano pochi e oscuri. È lanalisi delle fonti storiche, soprattutto il racconto di Polibio, a offrire una guida allinterpretazione. Scrive Polibio che durante la prima guerra punica i cartaginesi di Amilcare Barca si accampano «nel luogo chiamato sopra Heirkte, che si trova sul mare fra Erice e Palermo» mentre i romani dispongono le loro truppe davanti Palermo. È linizio della primavera del 247 a. C., Amilcare è in un territorio in mano ai romani anche se poco controllato e numerose vedette militari sorvegliano laccampamento. Ma dovera lantica Heirkte? Nel corso del tempo sono state considerate tre località: il monte Pellegrino, il massiccio del Billiemi e il monte Palmeto. Se consideriamo che per Polibio i romani posero il loro accampamento a breve distanza da quello cartaginese, le foto aeree di Giambona mostrano proprio il luogo dove per tre anni romani e cartaginesi combatterono senza che ci fosse un vincitore. Vi rimasero finché Amilcare non spostò i suoi accampamenti sul monte Erice, dove resistette per altri due anni: poi nel 241 a. C. la sconfitta della flotta cartaginese davanti alle Egadi mise fine alla prima guerra punica.
SICILIA - i segreti di Monte Palmeto che portano ai Romani
Il libro "Heirktai" di Benedetto Giambona e Adalberto Magnelli racconta le scoperte dell'autore sulla montagna di Palmeto, vicino a Terrasini, in Sicilia. Gli autori hanno condotto ricerche archeologiche e storiche per identificare il luogo di un accampamento romano del III secolo a.C. durante la prima guerra punica. I loro studi hanno portato alla scoperta di monete, frammenti di ceramica e altri reperti del III secolo a.C. sul monte Palmeto. Le analisi delle fonti storiche, soprattutto di Polibio, hanno aiutato a identificare il luogo dell'accampamento romano.
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