Il grande programma per il centro storico "Repubblica" il 17 giugno ha dato ampio rilievo al "Grande programma per il centro storico Patrimonio Unesco", presentato martedì 16 da sindaco, presidente della Regione, Curia e ministero per i Beni culturali: i soggetti istituzionali che firmeranno il relativo accordo di programma per lapertura dei cantieri in autunno. Parte finalmente loperazione da tempo auspicata in cui è individuabile limpegno del Dipartimento urbanistica del Comune con limpulso dellassessore Belfiore, che è un docente di Architettura. Se la scadenza per linizio dei lavori verrà rispettata e riservandoci di esaminare i progetti, inizia il processo virtuoso del restauro conservativo del centro storico per cui Italia Nostra si è battuta dagli anni Settanta. A TAL PROPOSITO È DOVEROSO RICORDARE - non è stato fatto nella presentazione di martedì - che se ancora oggi esiste il centro storico ciò si deve allazione solitaria e disperata del compianto Antonio Iannello. Egli nel 1970 riuscì a far modificare a Roma, dalla direzione del ministero dei Lavori pubblici, il piano regolatore varato da Servidio. Piano che, strumentalizzando la distinzione filologica tra centro antico e centro storico, prevedeva una parziale tutela per larea di Neapolis abbandonando alla speculazione edilizia il tessuto storico della Napoli cinquecentesca e barocca. Interi quartieri (Stella, Vergini, Sanità, Miracoli, Montesanto, Quartieri spagnoli, Monte di Dio) sarebbero stati sventrati e oggi si presenterebbero come lallucinante via Kagoshima al Vomero, realizzata dal famulo di Achille Lauro, Ottieri. Grazie a Iannello il piano tornò a Napoli con una provvidenziale e rigorosa normativa di restauro conservativo del centro storico, che è valsa a scongiurare anche la deportazione dei ceti popolari, come avvenne nellinfausta operazione ottocentesca del cosiddetto Risanamento (88 mila componenti di famiglie povere furono gettati sul lastrico), e successivamente con la micidiale speculazione edilizia che ha investito i rioni Carità e Guantai. La predetta normativa è stata recepita dalla prima giunta Bassolino e definitivamente sancita nel piano approvato nel 2004 dallattuale amministrazione comunale. Un merito che viene disconosciuto alla Iervolino, ma senza la garanzia della tutela il centro storico di Napoli non avrebbe potuto entrare nella lista del Patrimonio mondiale dellumanità. Oggi tutti si ammantano di tale riconoscimento Unesco, ma è ancora una volta opportuno ricordare che la relativa richiesta venne avanzata dal ministero dei Beni culturali attraverso le pagine di "Repubblica" nel 1994 da Italia Nostra. Possiamo quindi dormire sonni tranquilli circa la salvaguardia del centro storico? Direi il contrario. Se per altri aspetti il centrosinistra ha deluso, il candidato designato dal presidente del Consiglio alla Regione o al Comune, lindustriale Lettieri, fa temere il peggio. Egli ha infatti da tempo dichiarato che nel suo programma sarà prioritaria la riproposta dei progetti del Regno del Possibile (1986) che prevedevano estese demolizioni nel centro storico per realizzare nuovi fabbricati: il sogno di molti napoletani di provenienza poppeta (post oppidum) è di innalzare nuovi grattacieli per tenere compagnia allalienante falansterio di via Medina. Non possiamo inoltre non rilevare gli ostacoli che vengono frapposti alla stessa attuazione del piano regolatore. Esempio eclatante lattuale opposizione corporativa della Facoltà di medicina della II Università contro la delocalizzazione a Caserta delle strutture del Vecchio Policlinico. E sono sorprendenti le concitate proteste dei docenti di Medicina, che vantano i meriti delle rispettive cattedre universitarie opponendosi al trasferimento previsto dal piano regolatore e imposto dalla evidente esigenza di aree adeguate alla realizzazione di moderne e attrezzate strutture ospedaliere. È possibile che questi qualificati professionisti non si rendano conto che le vecchie e inadeguate strutture occupano larea dellacropoli greca? Infatti il piano regolatore prevede al posto del Vecchio Policlinico la nascita di un parco archeologico dopo che gli scavi avranno dato conto delle superstiti testimonianze detà grecoromana. Italia Nostra ribadisce quindi lesigenza dellattuazione del piano vigente: è anche lultima occasione per dotare di verde larea di Neapolis che ne è priva. Potranno restare in tale area ambulatori di pronto soccorso e attività di day hospital compatibili. A proposito dellacropoli rileviamo che il citato "Grande Programma", prende in considerazione il complesso ospedaliero degli Incurabili, ma sembra non includere il restauro della Farmacia degli Incurabili: esempio unico del decorativismo settecentesco napoletano, di cui da tempo lopinione pubblica italiana e straniera auspica la riapertura. Nellarea dellacropoli, come si può constatare, esistono anche splendidi monumenti barocchi, per cui andava evitata nel "Documento di orientamento strategico", che supporta il "Programma", pubblicato dal Comune, lambigua denominazione di "centro antico" per larea di Neapolis, per non rinfocolare la pericolosa tendenza, ormai anche politicamente ridestata, che continua a perseguire il disegno di anacronistici sventramenti del centro storico di Napoli. Lautore è presidente di Italia Nostra sezione di Napoli