Alla domanda del giornalista sul segreto della sua rielezione in un comune lombardo assediato dalla Lega, il giovane sindaco risponde elencando tre punti di una ricetta che si sentirebbe di consigliare a chiunque - ascolto, partecipazione, sicurezza - e le strategie messe in atto per conseguirli. Specificando come, per lascolto, abbia addirittura istituito negli uffici comunali un sistema telematico di segnalazione dei disservizi nei quartieri, attivo fino a quando linoltro di risposte convincenti non esaurisca la questione sollevata. E già questo che sembra luovo di Colombo, tanta è la sua ovvietà nel rapporto "a domanda risponde" che sempre dovrebbe istituirsi tra cittadini e amministratori a prescindere dai colori politici, risulta novità assoluta sia nelluso degli strumenti - il computer che evita code e lunghe attese, la e-mail in luogo della costosa raccomandata - sia nelle modalità delle relazioni con la "entità" comunale che il cittadino trova, in questo caso, sempre accessibile e disponibile alla risoluzione dei suoi personali problemi, nonché delle segnalazioni che non restano lettera morta. Per la partecipazione alle scelte che riguardano nuove opere per nuovi assetti urbani, chiama a raccolta i cittadini, mostra i progetti illustrandone criteri e obbiettivi, chiede idee e aggiustamenti. Suggerimenti, insomma, che rendano gli interventi graditi e condivisi in quanto non calati dallalto ma discussi e "partecipati". Il terzo punto lo affronta non concedendo spazio alla paura che fa germogliare le ronde, ma con la presenza costante delle istituzioni dove insorgono disagi, potenziando i servizi che agevolino i cittadini nel quotidiano, negli spostamenti e nella logistica, e operando la riqualificazione urbana delle aree vissute come "buie" per la sicurezza. Ecco, un sindaco e unamministrazione che interloquiscano direttamente con gli amministrati e ne tengano in giusto conto le osservazioni prima che diventino proteste, non è un sogno comune a quanti perseguono lusurato obbiettivo del "bene collettivo" piuttosto che interessi privati e personali, che fanno vivere bene pochi e privilegiati e male tutti gli altri? Il punto allora diventa: cosa si intende per bene collettivo e come lo si riconosce? A paradigma propongo la storia esemplare, ricordata da Mario Pintagro a un pubblico affascinato dalla sua visita guidata allOrto botanico, del direttore Francesco Bruno che negli anni Cinquanta scongiurò lo scempio del passaggio dallOrto della famigerata Via del Porto - già prevista dal Piano di ricostruzione del 1946 e ribadita nel 1954 dal risanamento dellarea da piazza Magione al fiume Oreto - smontando e rimontando in una notte reperti trecenteschi di una chiesetta che, guarda caso, venutisi a trovare proprio sul tracciato stradale diedero agio a una consenziente Soprintendenza di bloccare «lassurdo proposito». Uno scienziato, inascoltato mentre per dieci anni mostra linsensatezza di quel tracciato inutile e devastante, è dovuto ricorrere a un sotterfugio per salvare lintegrità del settecentesco Orto botanico, "bene collettivo" indiscusso e vanto dellintera regione. E se le cronache sono zeppe di connivenze affari-politica generatrici di massacri urbanistici, oggi sempre più di frequente insorgono i comitati cittadini, le associazioni e fondazioni, a battersi per una idea di "città vivibile" per tutti e solidale con i più deboli, a segnalare disservizi e a proporre soluzioni e modelli di gestione del bene comune a favore dei cittadini, almeno quelli non renitenti alle novità per interessi privati o corporativi. Solo che troppo spesso lascolto dalle amministrazioni non arriva e la partecipazione sporadica è il più delle volte priva di riscontro alle aspettative. In questa irredimibile "Abbandonopoli", poi, né ascolto né partecipazione e sicurezza fai-da-te. Di argomenti da affrontare e interventi da fare, hai voglia a contarne: dai trasporti alla nettezza urbana agli uffici pubblici, è tutto un costosissimo disservizio; dal traffico incontrollato alla occupazione veicolare delle piazze storiche alle ciclopiste inutilizzabili alla insicurezza dei pedoni, è tutto un lasciar correre; dal porticciolo di SantErasmo imposto a forza ai parchi e giardini trascurati o non nati, dal Parco dellOreto che non decolla alla Favorita che non è più un parco, di troppi temi neppure affrontati è lastricata la strada del nostro scontento di cittadini privi di considerazione e credito, nonostante sollecitazioni, appelli, proposte, suggerimenti. Abbandonati a noi stessi, un regime di ascolto, partecipazione, sicurezza non ci sfiora neppure la mente.