Stanza in più? Neanche un ripostiglio FIRENZE. Il piano casa in salsa toscana è operativo da poche settimane e già architetti e geometri si scagliano contro la Regione, colpevole - a loro parere - di aver varato norme troppo restrittive. Dal fronte dei professionisti arriva infatti un'offensiva a tutto campo: pochi sono disposti a concedere «attenuanti alla Regione. Giuliano Colombini, presidente degli architetti pisani, è lapidario. «C'è poco da aspettarsi da una legge che permette ciò che già era possibile fare e peggiora le previsioni di alcuni piani regolatori. E' una legge fatta male: solo pochi potranno utilizzarla, ma non potrà certo contribuire al rilancio dell'economia. Gli interventi possibili sono dispendiosi e introduce degli obblighi molto pesanti, come il vincolo per cinque anni a non cambiare destinazione urbanistica». Livio Ceccarelli, presidente dei geometri di Grosseto, contesta perfino il titolo della legge 339: «Qui di interventi straordinari non c'è proprio niente, oltretutto la possibile riqualificazione esclude tutto il patrimonio non abitativo, compresi gli annessi». Non si possono infatti ampliare fienili, stalle, rimesse, «ma neppure - aggiunge Ceccareli - gli annessi agrituristici che dal punto di vista urbanistico non hanno destinazione abitativa, anche se vengono utilizzati per tale scopo a tutti gli effetti. Più che un piano casa, lo definirei un pianissimo. Bisognava fare come in Piemonte o in Sicilia, dove ampliamenti e ricostruzioni possono essere fatte in deroga ai piani regolatori. Questa è una legge che serve per chiudere porticati e verande, ma non serve a rilanciare l'economia. C'è poi il problema dei costi: con un'abitazione da 130mq si può realizzare un ampliamento di 25 mq lordi, ossia di 2122 netti. Ma se si calcola quanto si dovrà spendere per adeguamento sismico e per migliorare l'efficienza energetica, pochi troveranno conveniente far ricorso al Piano casa». Meno dura la posizione di Giovanni Bartolini, presidente degli architetti lucchesi. «Le prime ipotesi annunciate dal governo avrebbero consentito di buttare a mare tutto il sistema delle tutele del patrimonio e del paesaggio. Giusto imporre un'ottica di maggiore attenzione, anche se forse la Regione ha esagerato. Ci sarebbe voluto un po' più di coraggio, perché così è una legge molto difficile da applicare». Secondo Giampiero Tonini, presidente dei geometri di Massa Carrara, le tante aspettative sono state frustrate: «Questa legge - polemizza - è solo fumo negli occhi. In pratica si può fare ciò che, di fatto, già era possibile fare utilizzando gli strumenti urbanistici preesistenti. Anzi, il piano regionale introduce ulteriori ostacoli. E' sbagliato aver escluso dalle possibilità di ampliamento le abitazioni ancora non accatastate: sarebbe stato un forte stimolo a mettersi in regola. Il secondo difetto è costituito dall'obbligo di sottrarre i volumi condonati dalle percentuali di ampliamento. Se io ho pagato per mettere in regola l'immobile, non capisco perché mi si debba penalizzare. A Massa, poi, il piano casa è del tutto inutilizzabile in quanto non è stato ancora approvato il piano strutturale e questo pregiudica ogni possibilità di ampliamento». Anche per Fabrizio Puccini, numero uno dei geometri del Livornese, il Piano «è difficilissimo da utilizzare. Legando ogni intervento alle previsioni dei regolamenti cittadini, la situazione in Toscana cambia a seconda dei vari Comuni: a Campiglia, ad esempio, così come a Rosignano qualche spazio di manovra ci può essere, a Piombino no. Nei centri abitati, poi, è quasi impossibile applicare la norma sulla demolizione e ricostruzione. E' difficile trovare un fabbricato che abbia una distanza di almeno 5 metri dai confini e dieci dagli altri edifici. Quasi sempre è meglio optare per la ricostruzione in fedele ricostruzione, altrimenti si corre il rischio di dover restringere la pianta dell'edificio e sviluppare, ammesso che sia possibile, tutto in altezza».