L'architetto Centauro: «Ma ora bisogna realizzare il parco archeologico» Scoperto in località La Bucaccia lo scheletro di un anfiteatro Non solo Gonfienti. A Prato c'è un altro motivo che forse farebbe rivoltare gli Etruschi nella tomba. Ed è sigillato da anni nel cassetto dell'amministrazione locale. È il progetto di un parco archeologico nella Calvana, arenatosi durante l'iter della variante generale al piano strutturale. Ma quel tesoro di un illustre passato di Prato continua a emergere dal sottosuolo, suscitando la curiosità di cittadini e studiosi, meno quella delle istituzioni. L'ultima rilevazione di superficie l'ha fatta il sempre attento architetto Giuseppe Centauro il 31 maggio scorso, durante un'escursione a piedi con un gruppo di appassionati. Lì, in località La Bucaccia, la natura ha svelato ultimamente lo scheletro di un anfiteatro, a margine di un villaggio di circa un chilometro di lunghezza per 500 metri di larghezza, diviso a metà da un acquedotto che, anticamente, si alimentava con la fonte della grotta del Drago. «Questo sito è rimasto praticamente intatto. Ai piedi del torrione di Poggio Castiglioni, dovette svilupparsi un insediamento nascosto nelle pieghe della propaggine collinare». Ma il dono della storia non finisce qui. A due passi dalla casa del calciatore Vieri, in località Bifolchi, è tutto un fiorire di tumuli dell'età etrusca risalenti al VII e al IV secolo. Segni della presenza umana visibili a occhio nudo. Testimonianze della civiltà etrusca che lentamente, nel corso dei secoli, si sviluppava a valle e metteva radici in quella che è meglio conosciuta come la domus di Gonfienti. Centauro questo lo sa perfettamente. Ed è per questo che, nell'estate del 2007, quando consegnò all'amministrazione comunale il suo studio sulle aree protette, con tanto di ricognizione dei siti etruschi in Calvana, sollevò la questione del parco archeologico. «Sono aree che richiedono una rigorosa attenzione e opera di manutenzione. Stiamo rinunciando a un patrimonio straordinario. Era stato anche proposto al Comune di mettere l'area sotto la tutela del demanio pubblico, acquistando i terreni dai privati, tra l'altro, con capitali modesti». Gli studi di Centauro erano destinati a confluire nella variante generale al piano strutturale, ma sono rimasti congelati nella giungla dell'iter urbanistico. All'architetto fondatore dell'associazione Camars che in questi anni ha portato avanti tante battaglie sugli Etruschi a Prato, piange il cuore quando ripensa a questa pagina di storia dimenticata. «Gonfienti è la chiave di volta di tutto il progetto del parco archeologico. Se perdiamo la domus etrusca, avremo cancellato un pezzo di storia di questo territorio». Su Gonfienti, alla luce delle ultime notizie dei lavori di recinzione dell'Interporto, hanno il dente avvelenato molte associazioni e comitati ambientalisti. In prima fila c'è Municipio Verde, che denuncia «lo stato di colpevole abbandono della zona, con la devastante opera di cementificazione e di offesa al paesaggio da parte dell'Interporto».