TERREMOTO «Hanno organizzato delle manifestazione sul nulla, mandando gente che non aveva nulla da chiedere e hanno strumentalizzato le speranze, la paura e i morti. Vergogna! Non c'è più dignità, non c'è nobiltà d'animo». Se il cratere sismico aquilano diventa off-limits, zona in ebollizione per Silvio Berlusconi, il Cavaliere contrattacca. Ancora turbato dallo slalom tra le contestazioni a cui è stato costretto mercoledì scorso durante la sua quattordicesima visita a L'Aquila, frustrato dalle rivelazioni sull'inchiesta di Bari, una volta tornato dalle parti di casa, in territorio che credeva protetto, finalmente si sfoga. E da Cinisello Balsamo, durante un comizio elettorale per sostenere il candidato alla provincia di Milano, Guido Podestà, esprime tutta la sua rabbia contro quei terremotati che si sono dimostrati «irriconoscenti». Ma viene contestato anche lì. Quegli aquilani arcigni che lo hanno costretto a dover rinunciare, domenica prossima, alla cerimonia di riapertura di una prima parte del centro storico de L'Aquila. Troppo alto il rischio di una contestazione, soprattutto a urne aperte. Perciò il presidente del Consiglio ha deciso di lasciare a Gianni Letta la succolenta occasione. D'altra parte Letta è in Abruzzo l'uomo della mediazione per eccellenza, con lui quasi certamente non si rischiano lanci di pomodori. L'evento però è di quelli che avrebbe voluto non perdere: molto atteso dai terremotati abruzzesi ma anche fermamente voluto dal sindaco di centrosinistra Massimo Cialente che ha incalzato a lungo Guido Bertolaso perché accelerasse i lavori di messa in sicurezza dei palazzi storici e restituisse così un francobollo di città antica agli aquilani. Ma è proprio il primo cittadino "ribelle", che adesso incassa «la promessa mantenuta» - «un atto simbolico che ci dà gioia e che è un importante segnale politico», rivendicava ieri - ad essere considerato dall'uomo di Arcore un sobillatore. Uno che, come la presidente della Provincia Stefania Pezzopane, «strumentalizza» politicamente le proteste. Accuse sempre più urlate che rischiano di incrinare seriamente i rapporti istituzionali anche tra gli amministratori aquilani e il presidente della Regione Gianni Chiodi (Pdl), l'unico a non essere stato esautorato dalle sue funzioni e a cui, anzi, il premier ha affidato molte importanti deleghe, come quella di commissario straordinario per la ricostruzione del centro storico de L'Aquila. In questo contesto non sembra un buon segno il fatto che solo il deputato Pd Giovanni Lolli abbia risposto ieri alle parole di Berlusconi: «Fare solenni promesse e poi non mantenerle non è il modo di affrontare un problema serio e drammatico come quello del terremoto. E usare espressioni che offendono una popolazione già tanto provata è, questo sì, una vergogna».
ABRUZZO. Il Cav: Chi protesta specula sui morti
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha espresso rabbia contro i terremotati aquilani che si sono dimostrati "irriconoscenti" e ha deciso di lasciare a Gianni Letta la gestione della cerimonia di riapertura del centro storico di L'Aquila. Berlusconi ha accusato i terremotati di strumentalizzare le speranze, la paura e i morti, e ha definito il sindaco di L'Aquila, Massimo Cialente, "ribelle" per aver incalzato a lungo Guido Bertolaso per accelerare i lavori di messa in sicurezza dei palazzi storici. Il premier ha anche accusato la presidente della Provincia Stefania Pezzopane di strumentalizzare politicamente le proteste.
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